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Coronavirus, il Cotugno di Napoli è l’ospedale modello con zero contagi

Sky Uk trasmette un lungo reportage sulla struttura partenopea, una delle poche in cui non si è avuto contagio di personale sanitario

di Vera Viola

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3' di lettura

Il Cotugno è ospedale modello nella cura dei malati di Covid19: il riconoscimento viene da Sky Regno Unito che ha trasmesso in Gran Bretagna un lungo servizio sull’ospedale napoletano. Per l’emittente televisiva si tratta infatti di uno dei pochi ospedali in cui non è stato contagiato neanche un medico o infermiere. Ma non solo. La struttura napoletana viene indicata come la migliore in Italia per organizzazione e qualità del servizio offerto.

Un risultato incredibilmente importante per la sanità campana che di solito non viene proposta in questi termini e che sconta molti anni di commissariamento e tagli ai bilanci delle aziende ospedaliere.
Personale e pazienti in sicurezza
Nel lungo video, mandato in onda due giorni fa in Gran Bretagna, il giornalista fa notare guardie di sorveglianza in tutti i reparti e corridoi, un percorso di disinfezione automatica che somiglia allo scanner di un aeroporto. Lo staff che assiste i pazienti indossa maschere molto avanzate simili a quelle antigas, tute ermetiche. I malati sono isolati tra di loro. Tra la stanza del malato in rianimazione e il resto del reparto si comunica attraverso una finestra.
Il direttore Conenna: «Grazie a una lunga esperienza»
«Siamo partiti presto e abbiamo reagito correttamente – riflette il direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera dei Colli che riunisce Cotugno, Santobono e Monaldi, Rodolfo Conenna – Il Cotugno aveva alle spalle esperienze ultradecennali: il colera, l’HIV, la Sars, l’Ebola. Oltre al fatto che normalmente questo ospedale gestisce malattie infettive non epidemiche, come la meningite». In breve tempo è stato completato il Padiglione G la cui costruzione era stata interrotta, realizzando in esso 80 nuovi posti di terapia sub intensiva. Ospitiamo 200 pazienti Covid19 al giorno. Intanto è in corso l’allestimento di una nuova sala operatoria ibrida dedicata a operazioni urgenti di pazienti Covid.
La formazione del personale sanitario
Altro tema molto delicato è quello della formazione di infermieri e operatori socio sanitari che in altre numerose realtà, specie in quelle di nuova costituzione, è stata causa di ampio contagio. «Abbiamo avuto necessità di ampliare l’organico e perciò abbiamo assunto 150 infermieri e 25 medici in un solo mese – racconta ancora Conenna – I nuovi assunti sono stati messi in squadra con infermieri esperti che hanno assunto anche il ruolo di formatori. In una settimana abbiamo ottenuto una sufficiente preparazione. Oggi l’organico del Cotugno conta 100 medici e 600 tra infermieri e operatori socio sanitari».
I dispositivi di protezione
Al Cotugno i dispositivi di protezione non sembrano carenti e sono per lo più diversi rispetto a quelli usati negli altri ospedali. Il personale indossa tute integrali, e maschere più simili a quelle antigas che alle PPf3. «Anche nell’approvvigionamento – spiega Conenna – siamo partiti prima grazie alla nostra vocazione ed esperienza. Usiamo per lo più prodotti non monouso, soprattutto per rianimazione e pronto soccorso, oltre a schermi facciali riutilizzabili. Veniamo riforniti di solito da agenti locali, ma in questi giorni facciamo ricorso anche ad altri. Devo dire che abbiamo penuria di tute integrali, e siamo in attesa del via libera dell’Istituto superiore di sanità per acquistarne di nuove».
Le prossime emergenze
«Adesso – riflette Conenna – c'è bisogno di luoghi a bassa assistenza, per i nuovi sospetti o positivi o per coloro che stanno per guarire. Meglio non l’albergo, poiché questo non garantisce sul piano delle misure per evitare il contagio, ma strutture ospedaliere in cui il ricoverato possa essere assistito da infermieri. A questo scopo la Regione Campania sta lavorando a un accordo con l’Aiop, l’associazione della sanità privata».
E ancora dopo?
«Nella fase tre – conclude il direttore sanitario – andrà potenziata la rete sul territorio: è lì che si dovrà lavorare per tenere a bada il virus finchè non avremo cure specifiche e un vaccino».

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