emergenza covid

Coronavirus, curva dei contagi si appiattisce: a inizio dicembre possibile discesa. A Milano indice Rt dimezzato

L'Rt (l'indice di contagio) di Milano è sceso attorno a 1.25 e si è quasi dimezzato rispetto al momento di picco

di Andrea Gagliardi

3' di lettura

L'epidemia di Covid-19 in Italia dà i primi segnali di rallentamento. Gli esperti del Cts parlano di «prima piegatura della curva». Non significa che flette verso il basso, soltanto che rallenta la salita. L'Rt (l'indice di contagio) di Milano, ad esempio è sceso attorno a 1.25 e si è quasi dimezzato rispetto al momento di picco.

Nonostante i numeri del 12 novembre con altri 37.978 contagi in più e altri 636 morti, la variazione dei nuovi casi registrati negli ultimi sette giorni in Italia, rispetto ai sette precedenti, è stata pari a +16% (l’11 novembre era +18,7%). Il 4 novembre l'aumento percentuale complessivo settimanale (sempre rispetto ai sette precedenti), era stato del 43,2%. Il 28 ottobre del 82,3%. Il 21 ottobre si era in pieno andamento esponenziale, con un aumento percentuale settimanale dei casi del 97,8%.

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Nelle prossime settimane, potremmo raggiungere l'apice. Secondo i calcoli eseguiti dal fisico Roberto Battiston, dell'Università di Trento, che considerano anche gli effetti delle misure introdotte con gli ultimi Dpcm, se l'attuale tendenza al rallentamento della crescita dovesse proseguire, si potrebbe raggiungere il picco all'inizio di dicembre, dopodiché si assisterebbe ad una graduale discesa della curva.

Sistema sanitario in forte stress

Sempre i numeri però indicano un record dei ricoveri totali dall'inizio dell'emergenza, oltre che un ritmo di crescita dei malati in terapia intensiva che potrebbe portare in poche settimane al tilt.

Gli ultimi dati aggiornati sul sito dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) parlano a livello nazionale del 53% di posti letto occupati da pazienti Covid nei reparti di medicina (il valore del 40% definito come 'soglia critica' è superato da 12 regioni) e del 34% di posti letto in terapia intensiva (il valore del 30% di 'soglia critica' è superato in 10 regioni).

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I pazienti ricoverati in area medica non critica sono ormai circa 30mila. E’ stato superato perciò il valore di picco registrato il 4 aprile (29.010). E sono impressionanti i numeri di alcune regioni. Con percentuali di pazienti Covid ricoverati in reparto che arrivano al 75% in Lombardia e al 92% in Piemonte (92%). Senza contare che i numeri dei contagi sono in realtà molto più alti di quello che vediamo (fare i tamponi è sempre più difficile, le attese lunghissime).

Picco contagi atteso agli inizi di dicembre

Tornando però al tasso di crescita dei contagi «usando i dati disponibili per calcolare il tasso di crescita - ha detto Battiston - possiamo estrapolare l'andamento del totale del numero degli infetti attivi nel corso delle prossime settimane. Se l'attuale tendenza di riduzione del tasso di crescita si mantiene, e il Dpcm degli inizi di novembre dovrebbe contribuire in tal senso, si prevede che a livello nazionale si raggiunga il picco agli inizi di dicembre per poi iniziare a scendere».

Per Battiston «una crescita esponenziale come quella di ottobre non si sarebbe potuta gestire a lungo» e le misure previste nei due Dpcm di ottobre, «fortunatamente, sembrano avere ottenuto l'effetto di invertire l'andamento del tasso di crescita», mentre gli effetti dell'ultimo Dpcm si vedranno a partire dal 14-15 novembre.

La corsa dei contagi ripresa ad ottobre

Il totale nazionale dei casi continua ad aumentare al ritmo di 20-30.000 unità al giorno a causa di un andamento inerziale dell'epidemia. Se la crescita fosse continuata allo stesso ritmo, i casi sarebbero già adesso arrivati a 1,3 milioni. Attualmente, invece, sembra proseguire il rallentamento osservato dalla quarta settimana di ottobre.

«Dopo la riapertura del 14 giugno il totale dei casi positivi «nonostante una crescita lieve - ha aggiunto Battiston - è rimasto negativo fino ai primi di agosto ed è improvvisamente raddoppiato poco dopo la settimana di ferragosto, quando si è registrato il massimo di concentrazione e movimento di persone in tutta Italia e non solo». In settembre, però, il ritmo dei contagi ha «ripreso a scendere, nonostante la riapertura delle attività produttive: l'epidemia e la ripartenza sembravano potere convivere, grazie a tutte le norme del distanziamento sociale e alla minuziosa attività di tracing dei focolai».

La corsa è ripresa in ottobre, quando «il tasso ha ripreso a crescere molto rapidamente». Come è accaduto? Secondo Battiston «molto probabilmente si è trattato dell'effetto diretto e indiretto della riapertura delle scuole», avvenuta «senza avere adeguatamente organizzato l'infrastruttura complessiva, inclusi trasporti, sport di contatto e le attività sociali dei giovani in generale».

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