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Coronavirus, dati reali e fake news: è Il Sole 24 Ore il quotidiano più affidabile

La classifica - che vede in testa una tv, Sky TG24, e l’agenzia Ansa seguiti dal Sole 24 Ore - è realizzata attraverso l’algoritmo del Reputation Rating della Reputation Review, magazine dedicato alla corporate reputation, che ha individuato le 5 testate italiane alle quali rivolgersi per cercare informazioni attendibili

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La classifica - che vede in testa una tv, Sky TG24, e l’agenzia Ansa seguiti dal Sole 24 Ore - è realizzata attraverso l’algoritmo del Reputation Rating della Reputation Review, magazine dedicato alla corporate reputation, che ha individuato le 5 testate italiane alle quali rivolgersi per cercare informazioni attendibili


3' di lettura

Al primo posto c’è una tv, Sky TG24, poi l’agenzia di stampa Ansa, quindi Il Sole 24 Ore con la sua informazione carta/digital, primo tra i quotidiani italiani: ecco il podio delle testate giornalistiche percepite come le più attendibili.

Ad affermarlo è Reputation Review, magazine cartaceo dedicato alla corporate reputation, che ha effettuato uno studio utilizzando il sofisticato algoritmo del Reputation Rating, l’unico algoritmo in Blockchain che misura e pesa tutte le dimensioni della reputazione tenendo in considerazione variabili diverse, da quelle più obiettive a quelle legate al sentiment generato.

In un momento difficile come quello di oggi con l’intero mondo alle prese con la lotta al coronavirus, riuscire ad avere accesso a un’informazione chiara, autorevole e ben strutturata, è indispensabile, per contrastare le fake news che circolano in rete o le notizie non confermate o incomplete, e per avere un’idea di ciò che realmente stia succedendo nei vari paesi.

Per questo motivo, Reputation Review ha stilato una Top 5 testate giornalistiche del nostro paese, percepite come maggiormente affidabilie, quindi, fonti privilegiate nella ricerca di informazioni.

Tra i parametri oggettivi presi in considerazione nell’analisi di Zwan, reputazione digitale, media intelligence, business intelligence e certificati pubblici di qualità (ad esempio ISO 9000 o altri). Per quanto riguarda, invece, quelli più soggettivi, sono state esaminate la percezione di affidabilità e di “trasparenza”, combinando le informazioni pubbliche di reputazione digitale, media intelligence, business intelligence e certificati pubblici, esaminando oltre 100 mila post per valutarne l’eventuale positività o negatività e l’analisi semantica.

È stata, inoltre, studiata l’incidenza di 10 asset reputazionali su due fronti: quello dei Driver, ovvero Prodotti e Servizi, Leadership e Innovation, CSR, Workplace e Governance, Performance, e degli Stakeholder, ovvero Consumatori e Iscritti, Investitori e Finanziatori, Dipendenti, Società e Istituzioni, Fornitori.

La classifica è dunque la seguente:
1) Sky TG24
2) Ansa
3) Sole 24 Ore
4) TG La7
5) Corriere della Sera

La classifica e i relativi approfondimenti saranno pubblicati sul numero 21 di Reputation Review, la rivista di proprietà di Zwan. Un numero che sarà interamente dedicato alla gestione della reputazione della propria organizzazione, e all’importanza di avviare PR positive, e importanti interventi a firma di Dina Galano, portavoce e responsabile della comunicazione di Federmanager, Nicola Perrone, direttore dell’agenzia di stampa Dire e Augusto Bisegna di Fim Cisl.

Attraverso questa testata, l’azienda cerca di fornire ai suoi lettori gli strumenti per far prosperare la propria reputazione, proponendo anche casi di eccellenza dai quali lasciarsi ispirare.

“Il tema della reputazione è fortemente connesso a quello della corretta informazione, in quanto asset principale sul quale si basa la percezione di affidabilità di una testata da parte degli utenti. – Ha commentato Davide Ippolito, cofondatore di Reputation Rating – Oggi siamo sommersi di siti web che si propongono come fonti di informazione, ma che spesso non lo sono affatto, immettendo in rete milioni di post e articoli le cui informazioni non sono state verificate o sono del tutto errate. I social contribuiscono a fare da cassa di risonanza, dando maggior visibilità a quegli articoli dai titoli allarmanti. La frenetica ricerca del click da parte di molte delle testate presenti in rete, costrette a rispettare determinate regole per poter monetizzare la propria attività, sta facendo male all’intero settore dell’informazione, compromettendone la percezione. Oggi, molte persone non sono in grado di riconoscere una fake news, per questo abbiamo deciso di concentrare la nostra analisi proprio sull’attendibilità percepita delle testate italiane”.

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