la rivolta nelle prigioni d’italia

Coronavirus, i detenuti da Salerno dettano le condizioni allo Stato

Dietro la rivolta sanguinaria, che ha provocato sei morti nel solo carcere di Modena, si celano altre ragioni, che vanno dalla richiesta di amnistia e indulto, passando per gli arresti domiciliari

di Roberto Galullo

Carceri a ferro e fuoco

Dietro la rivolta sanguinaria, che ha provocato sei morti nel solo carcere di Modena, si celano altre ragioni, che vanno dalla richiesta di amnistia e indulto, passando per gli arresti domiciliari


2' di lettura

Dal carcere di Salerno la rivolta è partita, dallo stesso carcere partono le richieste al Governo e alla politica. Salerno guida ancora l’escalation negli istituti penitenziari contro le misure decise dal Governo: stop ai colloqui dei detenuti con familiari e avvocati, alla semilibertà, ai permessi e al lavoro esterno, a causa del rischio coronavirus.

Dietro la rivolta sanguinaria, che ha provocato sei morti nel solo carcere di Modena, si celano altre ragioni, che vanno dalla richiesta di amnistia e indulto, passando per gli arresti domiciliari.

Gli agenti di polizia penitenziaria di Salerno, che nonostante le difficoltà enormi continuano a garantire servizi di qualità, hanno sequestrato una delle copie di una lettera indirizzata all’esterno. A nuora, verrebbe il caso di dire, perché suocera (in questo caso le forze politiche) intenda.

Otto punti
Non è un decalogo. Bontà loro i detenuti si sono fermati a otto punti. Il tampone obbligatorio per i detenuti e il personale sanitario e penitenziario è una richiesta sdoppiata anche se la radice è comune.
Il terzo punto è una sfida: se siamo reclusi noi che lo siano anche i poliziotti. Sembra di capire che non dovrebbero esserci turni e rotazione: chi c'è rimane dentro.

La quarta richiesta è quella di essere dotati di video per parlare con i familiari. Cosa voglia dire con precisione non si sa ma con tutta probabilità è la possibilità di avere collegamenti via Skype. La quinta supplica è invece l’aumento del personale di ronda notturna.

Il sesto punto è pleonastico, visto che richiede l’assistenza sanitaria completa che in genere, negli istituti penitenziari, spesso è più soddisfacente che in molte altre strutture pubbliche.

Gli obiettivi reali
Con la settima richiesta si comincia ad entrare nel vivo di ciò che preme ai detenuti. Non certo solo quelli di Salerno. I detenuti «sollecitano i Tribunali» (una semplice domanda non è stata evidentemente ritenuta sufficiente) a concedere pene alternative. In pratica mandarli a casa per contrastare, prevenire e curare l’emergenza da coronavirus, che sta «circondando e invadendo il nostro sistema». Nessuno al momento sa se per “sistema” i reclusi di Salerno che hanno vergato la missiva, intendano il carcere, Salerno, l’Italia o il globo.

L’ottava e ultima richiesta – nella quale si ribadisce che il bersaglio non è la polizia penitenziaria, che nel capoluogo di provincia è uscita indenne da conseguenze – svela che il vero obiettivo è lo Stato. Sono le istituzioni che devono recepire le richieste perché la protesta mira a salvaguardare detenuti e agenti.

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