per sanità, lavoro, turismo

Coronavirus: la dote dei fondi europei parte da 800 milioni

Via libera dopo il colloquio tra il ministro Provenzano e il commissario Ferreira

di Carmine Fotina


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(ANSA)

2' di lettura

C’è il via libera della Commissione europea per utilizzare una parte dei fondi strutturali per la coesione (Fse e Fesr) per l’emergenza coronavirus. Una prima dote di liquidità disponibile è dell'entità di circa 800 milioni. Ulteriori risorse potranno derivare dai fondi non ancora impegnati della programmazione 2014-2020.

Queste novità sono emerse dopo i contatti tra il ministro del Sud Giuseppe Provenzano e la commissaria Ue per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira. Sanità, lavoro e sostegno alle imprese dei settori più colpiti, a partire dal turismo, saranno i tre assi di intervento.

I primi 800 milioni potranno derivare dalla decisione della Commissione di lasciare a disposizione degli Stati membri maggiore liquidità attraverso una maggiore flessibilità nel meccanismo dei prefinanziamenti (si veda Il Sole 24 Ore di martedì scorso). Nel frattempo si sta aprendo la più consistente partita delle risorse non ancora impegnate della programmazione 2014-2020, ovvero quasi 25 miliardi (pari al 46% di 54 miliardi totali, secondo l’ultimo monitoraggio Igrue). Solo una parte di questa ricca dote, ancora da concordare con le Regioni, potrà essere impiegata per l’emergenza. Ieri c’è stato un primo confronto tra Provenzano e ii governatori. «Sono fiducioso, troveremo un'intesa sulle procedure - dice il ministro - di certo posso già dire che non ci sarà un travaso di risorse dal Sud al Nord, questa è un’emergenza nazionale e rispetteremo la ripartizione ordinaria».

Tre le linee di intervento finora individuate. La prima è il contrasto all’emergenza sanitaria, per finanziare con i Fondi l'acquisto di servizi, strumentazioni e macchinari sanitari ma anche spese di formazione e utilizzo del personale medico. Il secondo asse riguarda interventi in favore di Pmi, per il capitale circolante e per sostegni diretti ai settori più colpiti, come il turismo. Infine, si punta all’utilizzo del Fondo sociale europeo per finanziare, oltre alle politiche attive del lavoro, forme di compensazioni salariali per i lavoratori, anche collegate alla riduzione dell’orario di lavoro.

«Il dato fondamentale è che c’è ampia disponibilità della Commissione - osserva Provenzano - a utilizzare i Fondi anche attraverso una revisione dei Regolamenti comunitari con procedure veloci e semplificate. E questo consentirà tra l'altro di ampliare la possibilità di modificare più agevolmente i Programmi senza la necessità di autorizzazione da parte della Commissione, mediante la semplice approvazione del rispettivo comitato di sorveglianza». Ma l’intreccio delle regole richiede comunque molto lavoro. «Anche sul tema del più efficace impiego dei fondi strutturali - prosegue il ministro - serve un forte coordinamento con il confronto in corso in Europa sulla modifica delle regole sugli aiuti di Stato».
Per saperne di più:
Prove di solidarietà dal Sud verso il Nord

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