LA STORIA

Coronavirus, il dramma messicano: troppi morti, i defunti restano in casa per giorni

Il paese è travolto dalla pandemia. Il conto delle vittime è così elevato da aver mandato in crisi le agenzie di pompe funebri

di Biagio Simonetta

Coronavirus, in Messico impressionanti le scacchiere per le nuove tombe

Il paese è travolto dalla pandemia. Il conto delle vittime è così elevato da aver mandato in crisi le agenzie di pompe funebri


3' di lettura

Ci sono storie ai confini con l'inferno, strette nella morsa di questa pandemia. Mentre in Europa facciamo i conti con l'incubo di una potenziale seconda ondata, altrove la mortalità è ancora altissima. Uno dei Paesi attualmente più colpiti è il Messico, che in quanto a morti fa registrare numeri spaventosi, e con circa 67mila vittime ufficiali si piazza dietro Stati Uniti, Brasile e India.

Quello che sta succedendo negli ultimi giorni nel secondo Paese più popolato dell'America Latina è un fatto tremendo, che sottolinea tutta la gravità della situazione. Come riporta il giornalista Humberto Padgett, poi ripreso dal Wall Street Journal, il ritmo infernale di vittime ha messo gli Stati federali più popolosi (come Baja California, Città del Messico e lo Stato del Messico) letteralmente in ginocchio sul fronte delle sepolture.

Oggi il Paese è alle prese con una crisi inconsueta di certificati di morte, senza i quali i defunti non possono essere sepolti. «Ricevo quasi ogni giorno chiamate da medici che mi chiedono di aiutarli ad ottenere più certificati di morte. – ha detto Carlos Aranza, coordinatore della sanità nello Stato del Messico - Stiamo attraversando un periodo di grande scarsità».

Il blackout delle agenzie di pompe funebri

Le agenzie di pompe funebri lamentano un blackout senza precedenti, e raccontano che le famiglie sono costrette a tenere in casa i cadaveri dei congiunti in attesa che i medici possano recuperare un certificato di morte. «Alcune famiglie rimangono con i defunti in casa per quattro o cinque giorni», ha detto Eduardo Salinas, direttore della residenza funebre La Piedad. Un fatto triste, ma anche pericoloso. «È pericoloso per tutti noi. Dovrebbero cremare i corpi immediatamente», ha commentato invece Laura Rebollar, una negoziante che ha raccontato del suocero morto di Covid-19 a maggio.

Lo Stato federale del Messico ha spiegato che «davanti all'emergenza sanitaria nazionale causata dalla Covid-19, il numero di morti ha superato le previsioni». Ma a quanto pare è colpa anche di una burocrazia farraginosa. Ogni anno il governo messicano stampa e distribuisce circa 900 mila certificati di morte, distribuendoli ai vari Stati federali. In media ne avanzano dai 100 ai 150 mila. La pandemia ha stravolto tutto. Si tratta di certificati con particolari codici a barre, realizzati per scongiurare contraffazioni. E sono ovviamente gratuiti. Quello che sta succedendo in questi giorni, però, ha capovolto la normalità, e ora alcuni medici pretendono anche un pagamento fino a 400 dollari per trovare un certificato di morte che possa dare l'ok alla sepoltura.

Il mercato nero dei certificati

«È un enorme mercato nero. I medici stanno letteralmente vendendo i certificati al miglior offerente», ha detto al Wall Street Journal Carlos Bazán, che gestisce una piccola residenza funebre a Cuautitlán.Una criticità dolorosa, insomma, che probabilmente fa luce su una verità che in Messico sanno tutti: i morti di questa pandemia sono molti di più di quelli ufficiali. Le stesse autorità messicane hanno riconosciuto che la vera quantità di decessi di Covid-19 potrebbe essere ben più alta di quanto scritto nei registri.

Le autorità sanitarie non molto tempo fa hanno pubblicato un'indagine su 20 dei 32 Stati messicani, e in questi Stati sono emersi 71.000 morti in più rispetto agli anni precedenti, da marzo a fine giugno. Eppure, per lo stesso periodo, i morti di Covid per questi 20 Stati erano 21.000, e 28.000 in tutto il Paese. Numeri che fanno pensare che il vero tributo della pandemia in Messico potrebbe essere 3 volte superiore a quello ufficiale.


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