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Coronavirus, due finestre temporali «dividono» la gestione della giustizia

Il decreto rimodula i tempi della giustizia individuando due finestre temporali: uno compreso tra il 9 e il 22 marzo e l’altro dal 23 marzo al 31 maggio 2020

di Simone Lonati

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(ANSA)

Il decreto rimodula i tempi della giustizia individuando due finestre temporali: uno compreso tra il 9 e il 22 marzo e l’altro dal 23 marzo al 31 maggio 2020


4' di lettura

Dopo un primo intervento (decreto legge 2 marzo 2020, n. 9), limitato alle sole zone identificabili coi focolai dell’epidemia, è stato emanato il decreto legge 8 marzo 2020 n. 11 (Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19), con lo scopo di individuare delle regole omogenee da applicare questa volta (e finalmente) all’intero sistema giudiziario italiano per far fronte all’emergenza sanitaria e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dellattività giudiziaria soprattutto d’udienza.

Sebbene in ritardo, con il nuovo decreto si cerca quindi di fare ordine in un settore, quello dell’amministrazione della giustizia, che, sinora, è stato gestito a macchia di leopardo, in base alla sensibilità dei singoli magistrati, oltre che alle suggestioni derivanti dalla crescente gravità della situazione. È accaduto, così, che nei primi giorni successivi alla diffusione della notizia del virus alcuni Tribunali geograficamente distanti dalle zone focolaio, come Lanciano, Nocera Inferiore e Rimini, hanno sospeso, quantomeno in parte, l’attività di udienza, mentre, paradossalmente, altre sedi decisamente più vicine, come Milano o Bergamo, hanno proseguito con lo svolgimento dell’attività giudiziaria.

Queste situazioni, d’ora in poi, non dovrebbero più verificarsi. Almeno secondo l’intenzione del legislatore. Il decreto, infatti, rimodula i tempi della giustizia individuando due finestre temporali: un primo periodo, più breve, destinato a far fronte alle immediate esigenze dettate dall’emergenza, seguito da un altro, destinato a durare secondo lo sviluppo dell’epidemia, che introduce un vero e proprio regime in deroga a quello ordinario.

Carceri a ferro e fuoco

Per il primo periodo, compreso tra il 9 e il 22 marzo 2020, lo strumento individuato è il rinvio generalizzato di tutte (o quasi) le udienze. Il decreto impone, infatti, il rinvio d’ufficio, a data successiva al 22 marzo 2020, di tutte le udienze dei procedimenti civili e penali, eccezion fatta per quelle non prorogabili, tassativamente indicate in un elenco. Nei procedimenti le cui udienze saranno rinviate si applicherà il regime della sospensione feriale dei termini e, di conseguenza, resteranno sospesi i termini di prescrizione e decadenza. Con specifico riferimento alla sfera penale, si prevede anche la sospensione del termine di durata massima della custodia cautelare e di altri termini processuali relativi alla procedura di riesame delle misure cautelari personali e reali o alla confisca di prevenzione prevista dal Codice antimafia.

Per il periodo successivo, dal 23 marzo al 31 maggio 2020, invece, gli strumenti individuati sono diversi ma le indicazioni paiono meno precise. L’art. 2 del decreto, del resto, individua una serie di regole da applicare per una migliore organizzazione degli uffici giudiziari al fine di evitare assembramenti all'interno degli uffici e contatti ravvicinati tra le persone. Tra le misure che si potranno adottare si prevedono l’accesso limitato ai soli utenti che debbano svolgere attività urgenti, la riduzione dell’apertura dell’ufficio al pubblico, l’accesso previa prenotazione.

Per quanto riguarda, invece, l’attività giudiziaria si prevede, anzitutto, l’adozione di linee guida vincolanti per la trattazione e la fissazione delle udienze; la celebrazione a porte chiuse di tutte le udienze penali pubbliche e delle udienze civili pubbliche; la partecipazione da remoto alle udienze civili che non richiedono la partecipazione di soggetti diversi dai difensori e dalle parti; e, sembra quale ultima ratio, il rinvio dell’udienza a data successiva al 31 maggio 2020, salvo si tratti di casi indifferibili. Anche per questo secondo periodo è prevista la sospensione dei termini processuali relativi alla durata massima della custodia cautelare, al riesame delle misure cautelari personali e reali o alla confisca di prevenzione prevista dal Codice antimafia. Non si prevede, invece, la sospensione feriale dei termini, diversamente da quanto accade per i procedimenti con udienze fissate dal 9 al 22 marzo.

L’articolo 2 lascia nelle mani dei dirigenti degli uffici giudiziari la responsabilità di organizzare le attività dei tribunali

Se per il primo periodo il decreto stabilisce una regola molto chiara per la gestione di tutta l’attività giudiziaria civile e penale, prevedendo quale unica regola quella del rinvio delle udienze non indifferibili, l’art. 2, invece, lascia nuovamente nelle mani dei dirigenti degli uffici giudiziari il compito e la responsabilità di organizzare le attività d’udienza in modo tale da contenere il rischio di diffusione del virus e, in definitiva, di tutelare la salute degli operatori.

Il fatto che i capi degli uffici giudiziari, nel determinare quali siano le misure più idonee, potranno consultarsi con le Autorità di Governo nazionale e regionale non appare affatto sufficiente, vista l’esperienza schizofrenica di queste ultime due settimane. Sarebbe stato decisamente più prudente prevedere un meccanismo diverso imponendo ai magistrati il recepimento e l’attuazione di linee guida emanate da un comitato di esperti (medici e scienziati) nella tutela della salute pubblica. Ambito che sicuramente sfugge alle competenze dei giudici e degli avvocati.

Non solo, per come è formulato l’art. 2 (i capi degli uffici possono adottare) le misure di riorganizzazione degli uffici e dell’attività di udienza paiono meri consigli, quando, invece, sarebbe stato necessario imporre regole certe da applicare senza alcuno spazio discrezionale.

Non vorremmo, tra 14 giorni, trovarci nuovamente di fronte a provvedimenti disomogenei, inesorabilmente frutto delle valutazioni dei singoli capi degli uffici e della situazione sanitaria dello specifico circondario. Anche qui, non sarebbe stato meglio prevedere un rinvio d’ufficio più di lungo respiro da applicare sull’intero territorio nazionale? Considerata l’attuale estensione delle zone rosse sino al 3 aprile 2020 è molto verosimile che, purtroppo e con ritardo, si arriverà a questa soluzione.

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