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Coronavirus, le due mosse della mafia: presa sul territorio e mercati globali

Strategia della criminalità organizzata dopo il lockdown: la relazione della Dia traccia i segni della mappa operativa criminale

di Marco Ludovico

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Strategia della criminalità organizzata dopo il lockdown: la relazione della Dia traccia i segni della mappa operativa criminale


3' di lettura

Per la prima volta nella storia della sua relazione semestrale, la Dia non si ferma alla scadenza prevista, il secondo semestre 2019. In cima al documento consegnato al Parlamento c’è uno “Speciale Covid” di 16 pagine: analisi delle tattiche in corso e gli obiettivi a medio termine della mafia per l’invasione nei territori stroncati dall’economia in ginocchio e il massimo profitto finanziario sui mercati nazionali e internazionali. Quello della Dia è il segnale di un allarme in continuo aumento, a livelli già molto preoccupanti, già lanciato a più riprese dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Profitti illeciti su uno scenario post-bellico
Gli analisti al comando del direttore della Dia Giuseppe Governale, sottolineano la capacità speciale dei mafiosi di valutare le tendenze economiche e finanziarie di mercato. «La loro più marcata propensione è quella di intellegere tempestivamente ogni variazione dell'ordine economico e di trarne il massimo beneficio. Ovviamente, sarà così anche per l'emergenza COVID-19».Il trauma del lockdown su un’economia già in crisi consente ai clan «di esacerbare gli animi» e insieme «di porsi come welfare alternativo, come valido ed utile mezzo di sostentamento e punto di riferimento sociale». Non basta: nella «paralisi economica, che in questo caso ha assunto dimensioni macro» le consorterie mafiose hanno già visto «prospettive di espansione e arricchimento paragonabili ai ritmi di crescita che può offrire solo un contesto post-bellico».

Il doppio scenario in atto
Le grandi società mafiose sono già a caccia di piccole e medie imprese da acquisire nel loro portafoglio: hanno la forza straordinaria di una liquidità sconfinata. Si muovono «attraverso forme di assistenzialismo da capitalizzare nelle future competizioni elettorali»: possono essere «l’elargizione di prestiti di denaro a titolari di attività commerciali di piccole-medie dimensioni, ossia a quel reticolo sociale e commerciale su cui si regge l’economia di molti centri urbani, con la prospettiva di fagocitare le imprese più deboli, facendole diventare strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti». Ma nell’economia globale la mafia è altrettanto globale: così «specie la ’ndrangheta» ma anche le altre organizzazioni rafforzeranno il loro ruolo di «player sui mercati finanziari internazionali».

Mafiosi sempre un passo avanti rispetto alla burocrazia
Dopo «l’infezione sanitaria del virus» seguirà «l’infezione finanziaria mafiosa» dice la relazione. Le procedure antimafia dovranno così essere «adattate» allo scenario in atto. Anzi, diventa indispensabile una loro «intelligente semplificazione». La Dia, direzione interforze (Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza) del dipartimento di Ps guidato da Franco Gabrielli, sferza anche gli apparati pubblici: l’azione antimafia oggi si fonda su «una classe dirigente che abbia innanzitutto una “visione” sui valori e gli interessi da preservare» ma anche «consapevole del modo di muoversi in anticipo delle mafie».
Al contrario, si legge nel documento, le consorterie «in passato hanno spesso “imposto il ritmo” e sono state quasi sempre un passo avanti perché dotate, loro, di una classe dirigente capace di guidare - sottolinea il testo - le proprie schiere approfittando della farraginosità dell'apparato burocratico, di “interessi personali” e della tendenziale ritrosia all'assunzione delle responsabilità».

I rischi per l’ordine pubblico
Per la Dia «una particolare attenzione deve essere rivolta, sul piano sociale, al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica. È evidente che le organizzazioni criminali hanno tutto l'interesse a fomentare episodi di intolleranza urbana strumentalizzando la situazione di disagio economico - sottolinea la relazione - per trasformarla in protesta sociale, specie al Sud. Parallelamente, le organizzazioni si stanno proponendo come welfare alternativo a quello statale, offrendo generi di prima necessità e sussidi di carattere economico». Con una prospettiva mirata: fare «un vero e proprio investimento sul consenso sociale, che se da un lato fa crescere la “rispettabilità” del mafioso sul territorio, dall'altro genera un credito, da riscuotere, ad esempio, come “pacchetti di voti” in occasione di future elezioni».

I settori più a rischio infiltrazione
L’azione di prevenzione oggi impone secondo la Dia «il monitoraggio delle attività economiche. Il settore sanitario è tra quelli più esposti». Il secondo capitolo fondamentale è quello degli appalti pubblici, il terzo riguarda il settore finanziario «Saranno, pertanto, avviate, da parte della Dia, analisi più approfondite sulle segnalazioni di operazioni sospette relative ai settori maggiormente esposti al rischio di infiltrazioni mafiose a seguito
dell’emergenza sanitaria». I rischi su un aumento vertiginoso del riciclaggio mafioso e l’espansione dell’imprenditoria criminale organizzata sono così alti da portare la Dia ad apprezzare persino le nuove norme sul golden power introdotte dal governo presieduto da Giuseppe Conte. Ma i colletti bianchi di Cosa nostra & Co., di certo, stanno già studiando come aggirarle.


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