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Coronavirus e crollo del prezzo del petrolio affondano il polo dell'offshore di Ravenna

Con la paralisi degli investimenti da parte delle oil company e gli effetti della pandemia bloccate le commesse all'estero con una perdita di fatturato di 650 milioni

di Natascia Ronchetti

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Con la paralisi degli investimenti da parte delle oil company e gli effetti della pandemia bloccate le commesse all'estero con una perdita di fatturato di 650 milioni


2' di lettura

Ravenna – La crisi economica innescata dalla pandemia di Covid 19 e la caduta del prezzo del petrolio, con il congelamento degli investimenti da parte delle compagnie petrolifere, affondano il polo dell'offshore di Ravenna. Una crisi che per le circa cinquanta aziende associate a Roca – Ravenna offshore contractors association - si traduce in una perdita di fatturato, nell'anno in corso, stimata in 650 milioni di euro. Una voragine per un settore che già risentiva pesantemente dello stop alle trivellazioni imposto con il decreto Semplificazioni.

Uno stop che ha ulteriormente ridotto i margini dell'operatività sul mercato domestico: oggi ricavi provenienti dalle commesse dall'estero costituiscono quasi l'80% del totale di un distretto che nei primi anni Novanta fatturava quasi 4 miliardi e che ha assistito alla progressiva erosione del volume d'affari, sceso nel 2019 a 1,4 miliardi.

Ma è proprio oltreconfine che si assiste alla paralisi degli investimenti da parte delle oil company. Così in Messico, così in Africa, così in Kazakistan, a causa del crollo delle quotazioni del petrolio. «Tutte le commesse del secondo semestre dell'anno sono ferme – dice Franco Nanni, presidente di Roca -. Una situazione molto preoccupante alla quale si sommano tutte le incertezze e le incognite dovute ai contraccolpi sull’economia della pandemia e al blocco delle attività durante il lockdown. Una paralisi che ha impedito anche a molte imprese di cambiare gli equipaggi degli operai impegnati all’estero, dove molti cantieri sono fermi».

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Uno tsunami per il polo romagnolo, uno dei più importanti in Italia, che aveva fatto previsioni per il 2020 molto ottimistiche, con un aumento di fatturato di circa l’8%, a quota 1,6 miliardi. «C’erano infatti molte aspettative di lavoro all’estero – prosegue Nanni -. Anzi numerose commesse erano già nel portafogli ordini». Invece il combinato disposto tra nuovo coronavirus e prezzo del petrolio ha fatto precipitare la situazione. La pandemia ha costretto l'88% delle aziende ad abbandonare commesse all’estero, il 55% le ha dovute sospendere a causa del blocco dei progetti in corso e degli investimenti futuri nel settore da parte delle compagnie petrolifere.

Inevitabili le ricadute sui livelli occupazionali. Le aziende del circuito Roca, che rappresenta la maggior parte delle imprese del distretto romagnolo, occupano circa 6mila addetti, molti dei quali impegnati all’estero. E oltre al massiccio ricorso alla cassa integrazione, hanno cominciato a scattare i primi licenziamenti. «Se non ci sarà una ripresa – spiega Nanni – la situazione occupazionale nel secondo semestre dell'anno sarà catastrofica». Da qui la richiesta al Governo di sbloccare subito le attività offshore in Adriatico, per portare nuovi investimenti e tamponare l'emorragia di posti di lavoro.

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