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Coronavirus e crowdfunding, boom di donazioni online ma l’ospedale deve aderire alla raccolta fondi

I controlli da effettuare e cosa è bene sapere prima di donare, per evitare di inciampare in qualche campagna non accreditata o di disperdere il proprio contributo

di Michela Finizio e Valentina Melis

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(Ansa)

I controlli da effettuare e cosa è bene sapere prima di donare, per evitare di inciampare in qualche campagna non accreditata o di disperdere il proprio contributo


3' di lettura

«È difficile starci dietro, anche perché in questo momento abbiamo altre urgenze. Ma il fenomeno è partito ed è nostro dovere rispondere». Così una dipendente dell’ospedale Niguarda di Milano, in queste ore incaricata di seguire il fenomeno delle donazioni in arrivo all’ospedale, commenta l’ondata di campagne nate online per l’emergenza coronavirus.

Un boom di iniziative che, però, va gestito. E gli ospedali si stanno attrezzando. Reso possibile da piattaforme come GoFundMe, Facebook o Dona.perildono.it, il fenomeno richiede agli ospedali di dare risposte, rendicontando tutto. E impone ai donatori di informarsi, per evitare di inciampare in qualche campagna non accreditata o di disperdere il proprio contributo.

Cosa insegna l’esperienza dell’ospedale Niguarda
Il Niguarda, per esempio, finora ha già raccolto circa 700mila euro attraverso il crowdfunding. Un paio di campagne hanno raggiunto gli obiettivi di raccolta prefissati e, alla fine della scorsa settimana, hanno versato tramite bonifico le somme all’ospedale. Con questi fondi sono stati comprati alcuni letti e macchinari per le terapie intensive, gli altri verranno utilizzati per l’allestimento del nuovo reparto in un padiglione dismesso.

Su GoFundMe, poi, è ancora in corso un’iniziativa a cui il Niguarda ha deciso di “agganciare” direttamente il proprio Iban. «Non è stato facile farlo, è la prima volta per noi, abbiamo dovuto chiedere l’assistenza della piattaforma - raccontano - ma questo ci permetterà di scaricare ogni settimana i fondi raccolti direttamente sul nostro conto».

Il rischio delle campagne «non accreditate»
Il Niguarda nelle ultime settimane ha selezionato le iniziative online a cui aderire. «Abbiamo scelto quelle che ci davano più affidabilità, poi ci siamo limitati per evitare di disperdere i fondi», dicono. Altre raccolte per l’ospedale sono state avviate online da cittadini con «reti sociali» ristrette che non avevano alcuna relazione diretta con la struttura. «Ne sono partite tre o quattro per le quali non eravamo mai stati contattati. Quando ce ne siamo accorti le abbiamo segnalate a GoFundMe», raccontano i tecnici incaricati di monitorare il fenomeno. Sulla piattaforma, dall’inizio dell’emergenza, sono state lanciate oltre mille campagne e raccolti fondi per circa 15 milioni di euro da destinare alle strutture ospedaliere da Nord a Sud Italia.

L’ospedale deve formalizzare l’adesione
L’adesione da parte del beneficiario, comunque, deve essere sempre formalizzata e il team di Trust&Safety di GoFundMe (un terzo dei dipendenti della società) fa un accurato lavoro di controllo e certificazione: la struttura deve fornire documentazione, dati fiscali e si deve impegnare con una lettera di intenti al corretto utilizzo delle somme raccolte, pubblicizzando online il conto corrente su cui verranno versate. Per evitare di imbattersi in una campagna fake, insomma, è bene controllare che l’ospedale stesso la promuova - o comunque ne dia riscontro - attraverso i propri canali di comunicazione.

Su Facebook, invece, è possibile effettuare campagne di raccolte fondi solo verso Onlus o personali. Le Onlus, a loro volta, possono fare da tramite per dare fondi agli ospedali. Lo ha fatto ad esempio Giorgia Libera Onlus, raccogliendo circa 500mila euro per la terapia intensiva di Padova. Oppure l’Inter appoggiandosi alla Fondazione Rava a sostegno dell’Ospedale Sacco. Diverse sono le donazioni personali a supporto di ospedali come quella avviata dall’imprenditore locale Natale Mancini per potenziamento Ospedale San Luca Lucca che ha raccolto finora 31mila euro e che, sulla pagina Facebook della campagna, dice di essere in contatto con «un medico amico» del San Luca per la gestione delle donazioni. In questi casi, invece, Facebook assicura che «esiste sistema di revisione proattivo progettato per identificare e rimuovere tutte le raccolte fondi potenzialmente fraudolente». Le policy sono chiare e le segnalazioni che arrivano a Facebook sono oggetto di indagine.

I controlli da fare prima di donare online
È bene, comunque, che ciascun donatore faccia alcuni controlli prima di fare un bonifico o di autorizzare la donazione con la propria carta di credito. «La prima cosa da verificare - afferma Nicola Bedogni, presidente dell’Assif (Associazione italiana fundraiser) - è se l’ente al quale si vuole donare ha effettivamente bisogno di soldi, o di altri aiuti. È bene anche verificare se la donazione è detraibile, perchè l’uso di alcune piattaforme online non dà diritto al beneficio fiscale. Infine, bisogna conservare la ricevuta della donazione».

Il nodo delle commissioni «nascoste»
Inoltre, alcune piattaforme potrebbero chiedere delle «mance» per finanziarsi. Ad esempio, del 5 o 10% su GoFundMe, opzione esplicitata come facoltativa al momento del pagamento dopo la recente richiesta dell’Antitrust del 22 marzo scorso. Inoltre, sono quasi sempre previste delle commissioni obbligatorie sulle transazioni, per sostenere i costi dei circuiti di pagamento (del 2,9% su GoFundMe, più 0,25% per singola donazione; dell’1,53% su Facebook, più 0,21 euro per donazione).

PER APPROFONDIRE:
La corsa alle donazioni agli ospedali
Gli incentivi fiscali per chi dona

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