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Coronavirus, ecco i 4 titoli che resistono alle difficoltà economiche

Secondo gli esperti di Credit Suisse gli effetti del virus sul ciclo economico non sono ancora chiari. Ma in caso di incertezza ci sono alcune azioni che possono svolgere un ruolo difensivo

di Vito Lops


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5' di lettura

Secondo gli esperti di Credit Suisse gli effetti del virus sul ciclo economico non sono ancora chiari. Ma in caso di incertezza ci sono alcune azioni che possono svolgere un ruolo difensivo. L'epidemia del coronavirus ha avuto un impatto sull'attività economica in Cina, Asia e oltre. Pertanto è probabile che il commercio e il manifatturiero globale siano votati a una nuova contrazione nei prossimi mesi. La portata di qualsivoglia flessione dipenderà dall'ulteriore contagio del virus, dall'effetto di nuove misure di contenimento, oltre che dal grado di incertezza globale che ne scaturirà.

Economia interrotta
La Cina rappresenta circa il 30% del valore aggiunto globale nella produzione di beni. La provincia di Hubei, che costituisce l'epicentro dell'epidemia, rappresenta quasi il 5% del manifatturiero cinese nonché un importante snodo dei trasporti. Sono probabili strozzature nella catena di approvvigionamento e anche le scorte, gli investimenti in attrezzature e i volumi delle importazioni saranno parimenti destinati a calare drasticamente nel breve termine.

«Stimiamo che l'incidenza del coronavirus sull'intero esercizio - commenta Nannette Hechler-Fayd'herbe, chief investment officer per l'International wealth management di Credit Suisse - ammonterà a un –0,4% nella crescita del Pil cinese, con un ritmo di crescita che passerà dal 5,9% al 5,5%. Gran parte della flessione si verificherà all'inizio dell'anno. Le ripercussioni sulla crescita globale dovrebbero essere moderate (-0,2%), con qualche effetto negativo sull'attività statunitense ma conseguenze decisamente negative sulla crescita di Giappone e Germania, più esposti al ciclo economico cinese e al commercio globale più in generale».

I 4 TITOLI DIFENSIVI “CONSIGLIATI” DA CREDIT SUISSE

L'impatto del coronavirus su tassi e valute
I mercati finanziari stanno cercando ancora, comprensibilmente, di determinare l'impatto del coronavirus sulla crescita del Pil cinese dell'intero 2020, sul manifatturiero globale (circa il 50% dei posti di lavoro nel settore manifatturiero globale si trova in Cina), sul sentiment di imprese e consumatori, sulla politica monetaria e fiscale in Cina, su Usa ed Europa, oltre alle prospettive per lo yuan e le valute rifugio come il franco svizzero.

«Inizialmente - aggiunge Hechler-Fayd'herbe - avevamo previsto che la produzione industriale globale avrebbe toccato un minimo a dicembre 2019 e che il primo trimestre avrebbe segnato una ripresa dai fattori speciali che erano stati responsabili della debolezza del manifatturiero lo scorso anno. Le azioni drastiche intraprese dalle autorità cinesi in risposta all'epidemia del coronavirus, tra cui la chiusura delle fabbriche in molte parti del paese, probabilmente sfoceranno in un netto calo della produzione manifatturiera nel primo trimestre. Pertanto la produzione industriale globale con buona probabilità non toccherà un minimo prima del secondo trimestre. Anche se il settore dei servizi ha superato quello manifatturiero, la crescita della produzione industriale ha ancora un forte impatto sui rendimenti globali, dato che i due restano strettamente connessi. I rendimenti dei Treasury Usa a 10 anni sono calati di 29 punti base dall’inizio dell'anno, mentre Bund e obbligazioni della Confederazione svizzera sono scesi rispettivamente di 19 e 20 punti base, di pari passo con il rapido oscurarsi delle prospettive del manifatturiero in reazione alle interruzioni della produzione in Cina. Ci aspettiamo che i rendimenti decennali restino a livelli più bassi rispetto a quanto previsto in precedenza. Le nostre previsioni a 3 e 12 mesi per i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni sono del 2,20%».

«Nel nostro scenario di base - prosegue la chief investment officer per l'International wealth management di Credit Suisse - la Federal Reserve dovrebbe mantenere fermi i tassi dei Fed Fund. Tuttavia la propensione ad avvalersi maggiormente della politica fiscale potrebbe aumentare in paesi come la Germania. Le prospettive per lo yuan sono destinate a subire l'impatto negativo del coronavirus, da un lato, e ad essere sostenute dall'azione della PBoC, dall'altro. Riteniamo che il cambio dollaro/yuan resterà vicino o leggermente al di sotto di 7 nel breve termine, mentre ci aspettiamo un lieve calo verso 6,85 a 3 mesi. Per contro, le valute rifugio come il franco svizzero restano soggette a una pressione all'apprezzamento. Le nostre previsioni per il cambio euro/franco svizzero a 3 e 12 mesi sono rispettivamente pari a 1,08 e 1,15».

I 4 titoli difensivi
«Di seguito – spiega Pedro Iglesias De La Vega, Single Security Research Analyst di Credit Suisse - evidenziamo tre produttori d'oro e un titolo difensivo ad alto rendimento da dividendo che dovrebbero tenere bene in tempi di accresciuta volatilità. Il primo dell'elenco è Agnico Eagle (Aem): vanta asset di buona qualità in paesi con una giurisdizione mineraria stabile e dove gode di tassi di cambio favorevoli. Inoltre Aem presenta il profilo di crescita più forte tra i principali concorrenti del settore dell'oro e mantiene un bilancio patrimoniale sano. Sebbene la valutazione resti dispendiosa, il solido track record della società nel miglioramento del valore patrimoniale netto (NAV) attraverso l'esplorazione e progetti con opportunità a larga scala offre un ulteriore potenziale al rialzo».

Nel radar della banca elvetica c'è poi «Barrick Gold, impegnata nella produzione e vendita di oro e rame (>90% dei ricavi dall'oro) con attività geografiche diversificate. La società è posizionata per generare un significativo cash flow libero (FCF), che dovrebbe consentire un maggiore rendimento da capitale per gli azionisti. Barrick Gold ha un profilo di produzione stabile per i prossimi cinque anni, con un potenziale di miglioramento dei costi. Il management è riuscito ad assicurarsi delle vittorie rapide e impressionanti in seguito alla fusione con Randgold e alla joint venture di Nevada con Newmont. Nonostante la recente cessione dei suoi asset idrici in Portogallo».

Gli esperti di Credit Suisse consigliano inoltre «EDP: offre ancora una delle esposizioni più elevate alle rinnovabili tra le utility verdi europee (circa il 60% dell'Ebitda 2020E). Il mix di attività di EDP composto da rinnovabili e reti regolamentate non ha alcuna esposizione alla Cina. Anche dopo il recente rally della quotazione di EDP, il titolo tratta ancora con uno sconto di valutazione rispetto alla media del multiplo Ev/Ebitda 2021 dei suoi concorrenti green in Europa. EDP offre inoltre un attraente rendimento da dividendi del 4,4%».

Infine nell'elenco dei titoli difensivi ai tempi del coronavirus figura “Newmont Goldcorp, la più grande e ben diversificata società mineraria aurifera, con un solido track record in termini di coerenza operativa e di miglioramento del Nav rispetto ai suoi omologhi. La società beneficia di sinergie derivanti dalla fusione con Goldcorp e dalla joint venture con Barrick Gold. Riteniamo che il mercato sottostimi il focus strategico di Newmont sulla crescita dei margini e sulla pipeline di progetto. Inoltre il programma di cessione in atto dovrebbe contribuire a rafforzare il bilancio patrimoniale di Newmont».
(Questo articolo non costituisce una sollecitazione al risparmio)

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