la raffica di provvedimenti

Coronavirus, ecco chi ha deciso: 224 atti fra decreti, circolari e ordinanze

Il primo a scendere in capo nella lotta al coronavirus è stato il ministero della Salute con la nomina della task force per combattere il Covid-19

di Nicoletta Cottone

Coronavirus, ecco la trasmissibilità regione per regione

Il primo a scendere in capo nella lotta al coronavirus è stato il ministero della Salute con la nomina della task force per combattere il Covid-19


3' di lettura

Il primo a scendere in capo nella lotta al coronavirus è stato il ministero della Salute: è del 22 gennaio la nomina della task force per combattere il virus che a quell’epoca sembrava appannaggi solo di Wuhan. Solo pochi giorni dopo scatta l’allarme rosso in Italia con il ricovero della coppia - lui ingegnere biochimico e lei umanista di 66 e 65 anni - atterrati a Malpensa il 23 gennaio e soccorsi il 29 gennaio in un albergo al centro di Roma dove alloggiavano. Nella stessa giornata la circolare Salute sulla «Polmonite da nuovo coronavirus (2019 nCoV) in Cina». In tre mesi il nome del nuovo coronavirus cambierà in Covid-19 e arriveranno una raffica di decreti della Presidenza del consiglio, decreti legge, decreti ministeriali, circolari, ordinanze, delibere, comunicati e note. Documenti che Openpolis ha messo in fila e ha contato: 224 atti in tutto. «La gestione della pandemia - scrivono sul sito - sta passando per le mani di numerose istituzioni. Una mappa molto complessa da ricostruire in cui ogni giorno vengono prese decisioni importanti: legislative e amministrative».

I focolai del Nord
All’inizio il virus sembrava lontano, in arrivo solo con voli dalla Cina. I due cinesi, dopo essere guariti allo Spallanzani, hanno terminato proprio in questi giorni la riabilitazione all’ospedale San Filippo Neri di Roma. Poi man mano si scoprono i primi casi, i focolai nel Nord Italia, arrivano le zone rosse. E, ancor oggi, nonostante i dati in sensibile miglioramento, il virus continua a circolare, «tanto che esistono ancora oggi 106 zone rosse in altrettanti Comuni in 9 Regioni», ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro. Il 25 gennaio scatta il monitoraggio sullo stato di salute dei passeggeri in arrivo dalla Cina e arrivano le prime misure di profilassi contro il Coronavirus, sempre dal dicastero della Salute. La delibera della presidenza del Consiglio dei ministri sulla proclamazione dello Stato di emergenza arriva il 31 gennaio. Poi è un crescendo, condito da sovrapposizioni, ripetizioni, salti in avanti e retromarce.

La raffica di atti
In testa il ministero della Salute con 66 atti, seguito dalla Protezione civile con 58. E dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con 20. Poi il Viminale con 18, il commissario Arcuri con 10. Stesso numero, 10, per il ministero dei Trasporti. E il governo con 9, l’Istituto superiore della sanità con 9. Sette quelli adottati insieme da ministero dei trasporti e ministero della Salute, 5 dal Centro nazionale trapianti, 4 dal ministero del Lavoro, tre dall’Economia, uno ciascuno da ministero dell’Innovazione, Parlamento, Presidenza della Repubblica, ministero dell’Ambiente e ministero dello Sviluppo economico.

Il monitoraggio degli atti Coronavirus
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In campo anche i governatori
La prima ordinanza del dipartimento di Protezione civile, del 3 febbraio, è la previsione di un comitato tecnico-scientifico, seguita da interventi urgenti sull’attività di sorveglianza sanitaria su tutti i passeggeri in arrivo in Italia. Poi scendono in campo i governatori del Nord: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Emilia-Romagna . Per un lungo periodo si agisce con decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il primo decreto legge è del 2 marzo con le misure urgenti di sostegno a famiglie, lavoratori e imprese. Poi sempre più una cascata di provvedimenti, fino ad arrivare al numero di 224. Davvero eccessivo.

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