il rimpallo sui dati

Coronavirus, ecco perché la Lombardia esce dalla zona rossa

La decisione è stata presa dal ministro della Salute «in ragione degli elementi sopravvenuti conseguenti alla rettifica dei dati operata dalla Regione Lombardia ora per allora, come certificati dalla cabina di regia»

di Nicola Barone

Coronavirus: bollettino del 22 gennaio - I dati di oggi

La decisione è stata presa dal ministro della Salute «in ragione degli elementi sopravvenuti conseguenti alla rettifica dei dati operata dalla Regione Lombardia ora per allora, come certificati dalla cabina di regia»


6' di lettura

È arrivata l’ordinanza con cui il ministro della Salute Roberto Speranza riporta la Lombardia in zona arancione da domenica 24 gennaio. La decisione è stata presa «in ragione degli elementi sopravvenuti conseguenti alla rettifica dei dati operata dalla Regione Lombardia ora per allora, come certificati dalla cabina di regia». Si risolve così un bisticcio, per molti versi bizzarro, sulla valutazione dell’effettivo livello di rischio che ha visto la Regione e le autorità sanitarie nazionali su fronti opposti, dopo la chiusura per una settimana dei negozi e il divieto di spostamento anche all’interno dei Comuni. Ciò essenzialmente per un parametro riconsiderato relativo ai “guariti”, coloro che sono ritenuti tali anche senza un doppio tampone negativo una volta decorsi i tempi stabiliti dalle nuove norme.

I nuovi dati incidono sul numero dei sintomatici

La stima dell’indice R(t) della Lombardia cambia perché la Lombardia ha modificato i dati inviati all’Iss sul numero dei pazienti sintomatici, secondo quanto spiegano dall’Istituto superiore di sanità che lavora con i dati inviati dalle Regioni e Province autonome «e ripetutamente validati dalle stesse». È questa “revisione” che ha influenzato, e sensibilmente, il conteso giudizio di “gravità” sull’emergenza con tutte le conseguenze in termini pratici sul grado di funzionamento delle attività. Il dato “incriminato” su cui si consuma lo scontro riguarda l’R(t) ed è quello del monitoraggio relativo alla settimana dal 4 al 10 gennaio, aggiornato al 13, quindi 48 ore prima della riunione della cabina di regia che ha decretato la zona rossa. Nel documento si riporta che «due Regioni e province autonome (Bolzano e Lombardia) hanno un R(t) puntuale maggiore di 1,25 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 3». La Lombardia, in particolare, aveva un R(t) 1.4 - con un valore inferiore di 1.38 e un valore massimo di 1.43 - e una classificazione complessiva del rischio alta. Quota che, in base ai parametri introdotti con il decreto del 13 gennaio, implica in modo automatico la zona rossa.

Loading...

Cts: rettifica su inizio sintomi-stato clinico

In particolare la Lombardia ha «chiesto di rivalutare la classificazione del rischio relativo al periodo 4-10 gennaio 2021 a seguito di una propria rettifica e successivo invio dei dati riguardanti la “data inizio sintomi” e lo “stato clinico”, anche retrospettivamente a partire dalla seconda metà del mese di dicembre 2020». È quanto si legge nel verbale della riunione del Comitato tecnico-scientifico di venerdì sera che ha validato il monitoraggio della cabina di regia con il quale la Lombardia è passata in zona arancione. Dalla rivalutazione, dice ancora il Cts, «non si evince un cambiamento nella classificazione del rischio, che si conferma alto nella regione Lombardia nella settimana di riferimento». Ma la modifica «impatta sul calcolo del valore dell'indice R(t) basato sulla data inizio sintomi al giorno 30 dicembre 2020 che, al ricalcolo, risulta pari a 0,88 (0,88-0,92) e che identifica la trasmissibilità come compatibile con uno scenario di tipo 1». Ed è sulla base di queste «nuove evidenze», conclude il verbale del Cts, che la cabina di regia ha «valutato favorevolmente la possibilità di una riclassificazione» per la Lombardia.

Lombardia, nessuna correzione ma un aggiornamento

«Nessuna richiesta di rettifica, ma un necessario aggiornamento di un “campo del tacciato”, tracciato che quotidianamente viene inviato all’Istituto superiore di sanità»: ecco la versione offerta invece dalla Regione Lombardia. Un’azione («condivisa» con l’Iss) «resasi necessaria a fronte di un’anomalia dell’algoritmo utilizzato dall’Iss per l’estrazione dei dati per il calcolo dell’R(t), segnalata dagli uffici dell’assessorato al Welfare della Regione e condivisa con Roma». Insomma un rimpallo sui termini che non rende ragione, almeno non fino in fondo, della paradossalità del caso. Dal canto suo, il ministero della Salute ha subito confermato «massima fiducia» nell’Iss aggiungendo, non a caso, che «da 36 settimane» esso «si adopera per monitorare il quadro epidemiologico del Paese, sulla base dei dati che le Regioni e le Province autonome trasmettono ogni settimana».

Fontana: basta calunnie da Roma

A dire del governatore Attilio Fontana sull’ammorbidimento delle restrizioni «un suo effetto» ha avuto sicuramente un ruolo il ricorso presentato al Tar del Lazio. In termini di indice R(t) la Lombardia è messa meglio di altre 18 Regioni: Con 34.056 tamponi effettuati (di cui 25.077 molecolari e 8.979 antigenici), sono stati nell’ultimo giorno 1.969 i nuovi positivi con il tasso di positività al 5,7% (da 5.9%). Diminuiscono i ricoverati nelle terapie intensive (-3) e nei reparti (-65) mentre i decessi sono 58, per un totale di 26.518 morti dall’inizio della pandemia. Ma quanto all’«errore» il presidente rifiuta proprie responsabilità incoraggiando a cercare altrove («abbiamo sempre fornito informazioni corrette. A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze»). In altre parole, quelle del neoassessore al Welfare Letizia Moratti, «era stata presa una decisione sulla base di dati non aggiornati che non fotografavano la reale situazione».

Moratti: Speranza doveva accettare sospensiva

«Sarebbe bastata la volontà del ministro Speranza di sospendere per 48 ore la sua ordinanza che ci metteva in zona rossa per avviare un confronto, che tutto questo non sarebbe successo. Invece dal ministro non abbiamo avuto nessuna risposta, anzi ha confermato l'ordinanza». Lo ha detto, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Lombardia, la vicepresidente della Regione e assessore al Welfare, Letizia Moratti. «Mi sono insediata da una decina di giorni e, come mia abitudine, ho studiato i dati e li ho approfonditi prima di prendere ogni decisione - ha aggiunto -. Immediatamente mi sono accorta che i dati non erano coerenti. Mi risultava che il Ministero della Salute non avesse valutato adeguatamente i nostri dati e quindi era necessario un confronto, per questo avevo chiesto la sospensione di 48 dell'ordinanza».

Speranza: Lombardia ha tramesso dati errati poi rettificati

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ribadito che l’errore è dipeso dai dati forniti dalla Lombardia. «La relazione dell'Istituto Superiore di Sanità è chiarissima. La Regione Lombardia, avendo trasmesso dati errati, ha successivamente rettificato i dati propedeutici al calcolo del Rt e questo ha consentito una nuova classificazione - scrive Speranza in una nota - Senza l'ammissione di questo errore non sarebbe stato possibile riportare la Regione in zona arancione. Questa è la semplice verità. Il resto sono polemiche senza senso che non fanno bene a nessuno. Soprattutto a chi le fa».

Rezza, Lombardia ha corretto dati,arancione per ricalcolo Rt

La versione di Speranza è confermata anche Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. «La cabina di regia - ha detto - composta da Istituto superiore di sanità, ministero della Salute e rappresentanti di Regioni, si è riunita per il monitoraggio dell'andamento epidemiologico dal quale è emerso che erano presenti alcune incongruenze nei dati della Regione Lombardia che la Regione stessa ha corretto, reinviando il file il 20 gennaio. Ciò ha permesso di ricalcolare l'Rt e di collocare quindi la Lombardia in zona arancione».

I presupposti del ricorso amministrativo

Per il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia «il governo si è attenuto ai dati di Regione Lombardia e non c’era bisogno del Tar». Con il ricorso presentato qualche giorno fa la Lombardia ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza del 14 gennaio con cui la Regione veniva inserita in zona rossa e anche del Dpcm del 14 gennaio 2021 nella parte in cui definisce i criteri per la classificazione di zona arancione e zona rossa, così come del Dm 30 aprile 2020 sul monitoraggio «e di ogni altro atto ad essi presupposto, conseguente o comunque coordinato o connesso». Una delle principali osservazioni sollevate dalla Regione è che «incredibilmente, nell’ambito di tale valutazione di rischio, il dato dell’incidenza settimanale (ossia del numero di nuovi contagi ogni 100.000 abitanti) - che è fortemente indicativo della progressione dell’epidemia in quanto restituisce un’idea del numero di possibili vettori di infezione che prescinde dal dato dei sintomatici e che permette di effettuare una prognosi veritiera sulla pressione cui il sistema sanitario sarà sottoposto nelle settimane successive - non assume alcun rilievo o, comunque, assume un rilievo del tutto recessivo rispetto all’indice di trasmissibilità R(t)».

Le opposizioni chiedono al governatore di riferire in Aula

Intanto i partiti di minoranza, per il caos sui numeri dei contagi, invocano all’unisono chiarimenti. «Il vaso è colmo per tutta l'opposizione del governo di Lombardia. L’opposizione del Consiglio regionale, il giorno dopo le lunghe ore di tensione per accertare la responsabilità di Regione sulla beffa dei parametri sbagliati su cui si era basata l'imposizione della zona rossa, chiede che il governatore Fontana venga martedì a riferire in Aula». In una nota Fabio Pizzul (Pd), Massimo De Rosa (Movimento 5 Stelle), Elisabetta Strada (Lombardi Civici Europeisti), Michele Usuelli (+Europa Radicali), Patrizia Baffi (Italia Viva) e Niccolò Carretta (Azione) scrivono che «dopo gli errori nella gestione dell’emergenza ora siamo alla confusione nella gestione dei dati che ci fa pagare il prezzo, economico e psicologico, di una settimana in zona rossa. I cittadini lombardi hanno diritto ad avere la massima chiarezza su quanto è accaduto: tutto questo grava sulla pelle dei cittadini e su tutto il tessuto produttivo della Lombardia, con bar, ristoranti e imprese e scuole secondarie chiusi a causa della zona rossa».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti