i verbali desecretati

Coronavirus, il Cts chiese il 3 marzo la zona rossa per Alzano e Nembro

Hanno rappresentato la base delle misure di contenimento adottate per l’emergenza coronavirus

di Nicoletta Cottone

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Hanno rappresentato la base delle misure di contenimento adottate per l’emergenza coronavirus


6' di lettura

É andato in tilt il sito della Fondazione Einaudi, che ha pubblicato i verbali finora secretati delle riunioni del Comitato tecnico scientifico, che hanno rappresentato la base delle misure di contenimento adottate per l’emergenza coronavirus. Verbali del Comitato contenenti «informazioni non classificate controllate». La desecretazione dei verbali è avvenuta in risposta a una istanza di accesso civico inoltrata dall’Istituto il 13 maggio 2020.

Gli avvocati Rocco Todero, Andrea Pruiti ed Enzo Palumbo avevano ricevuto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, nella serata del 5 agosto, la documentazione a suo tempo secretata del Comitato tecnico scientifico posta a base dei Dpcm, che hanno messo a disposizione il giorno successico, il 6 agosto. In arrivo una interrogazione urgente dei parlamentari bergamaschi leghisti Roberto Calderoli, Daniele Belotti, Simona Pergreffi e Rebecca Frassini, che chiedono vengano resi noti anche i verbali secretati relativi alla zona rossa di Alzano e Nembro.

Il caso Alzano e Nembro

Tra i verbali desecretati non c'è il verbale numero 16 del 3 marzo (che non era stato chiesto), quello in cui i tecnici affrontarono la questione della chiusura di Alzano e Nembro, i due comuni in provincia di Bergamo in cui si erano registrati centinaia di casi.

Il Comitato tecnico scientifico, nella riunione del 3 marzo nella sede della Protezione civile propose di «adottare le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa anche in questi due comuni», ovvero Alzano Lombardo e Nembro e questo «al fine di limitare la diffusione dell'infezione nelle aree contigue». Lo si legge nel verbale della riunione reso pubblico dal consigliere regionale della Lombardia Niccolò Carretta che lo scorso 6 aprile ha fatto una richiesta al Pirellone di accesso agli atti riguardo la zona rossa bergamasca.

Sulla mancata istituzione della zona rossa la procura lombarda ha aperto un fascicolo e ha già sentito il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

«Ho chiarito tutti i passaggi nei minimi dettagli» spiegò il premier subito dopo l'audizione con i magistrati sostenendo che non dichiarare i due comuni zona rossa e decidere di chiudere l'intera Lombardia due giorni dopo fu una scelta politica che arrivò dopo un confronto all'interno del governo tra l'esecutivo e gli esperti, condivisa con la regione Lombardia che, come previsto dalla legge, avrebbe potuto agire autonomamente.

Conte, sono venuto a conoscenza del verbale Cts il 5/3

«Del verbale del 3 marzo, ne sono venuto a conoscenza il giorno 5: non riferisco di quel che ho detto ai pm di Bergamo, ho il vincolo del segreto istruttorio. Alcuni fatti li ho anticipati: il giorno 3 è il verbale, ne vengo a conoscenza il 5 e a margine del Cdm facciamo una valutazione sulla proposta di adottare una cintura rossa per Alzano e Nembro». Così il premier Giuseppe Conte a chi gli chiede di commentare il verbale del Cts nel quale si proponeva la chiusura di Alzano e Nembro a causa del Covid, al termine della conferenza stampa del 7 agosto.

“Il 5 marzo a margine del Cdm - ha detto Conte - abbiamo convenuto di chiedere un approfondimento al Cts: lo chiede il ministro della Salute a Brusaferro che la sera del 5 elabora un parere che a notte inoltrata lo manda anche a me. Ci confrontiamo io e il ministro e lui il giorno dopo era a Bruxelles. Gli anticipo che sarei stato io al Cts il giorno dopo. Avevamo predisposto la zona rossa ma avevamo un dubbio: in una situazione compromessa che senso ha introdurre la zona rossa solo per Alzano e Nembro? Con me alla protezione civile c'era anche il segretario generale della presidenza del Consiglio. Da quel dialogo parte un supplemento di riflessione del Cts, che la mattina del 6 dispone dei dati aggiornati del 5. A quel punto li lascio liberi di valutare: loro si convincono che sia necessario adottare misure più restrittive. Il parere del Cts è del 7 e in poche ore ci confrontiamo con i ministri e gli enti locali e io tra le due e le tre di notte firmo il nuovo dpcm per tutta la Lombardia”. .

Il 7 marzo il Cts propose due livelli di contenimento

Il 7 marzo scorso, quando il coronavirus colpiva pesantemente soprattutto al Nord, il Comitato tecnico scientifico proponeva al governo di dividere l’Italia in due. In pratica si parlava di «due livelli di misure di contenimento», una per «i territori in cui si è osservata a oggi maggiore diffusione del virus» e una per «l’intero territorio nazionale». Una scelta che l’esecutivo fece sua per 24 ore, chiudendo la Lombardia e altre 14 province in Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. E virando due giorni dopo, il 9 marzo, sul lockdown totale per tutto il paese.

L’appello a Conte

La pubblicazione dei verbali arriva dopo l’appello che il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, aveva rivolto al presidente del Consiglio Conte di far prevalere informazione e trasparenza rispetto ad elementi di tale rilevanza per la vita dei cittadini italiani. Su Facebook la Fondazione ha pubblicato anche la lettera di trasmissione con la quale il Governo ha trasmesso gli atti del Comitato tecnico scientifico: «Una grande affermazione civile, nell’interesse di tutti gli italiani», si legge sulla pagina seguita da 22mila persone.La Fondazione Einaudi, nel ringraziare la presidenza del Consiglio dei ministri per la sensibilità dimostrata, li ha resi pubblic i nella giornata del 6 agosto. Nell’informativa in Senato il ministro della Salute Roberto Speranza sulla consegna dei verbali spiega: «La Presidenza del Consiglio ha già provveduto a consegnare i verbali del Cts a chi ne ha fatto richiesta e la regola della trasparenza è quella cui non intendiamo rinunciare».

Coronavirus, ecco i verbali finora secretati delle riunioni del Comitato tecnico scientifico

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La lettera di trasmissione dei documenti di Borrelli

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Dallo smart working al blocco dei viaggi d'istruzione

Nelle pagine scorrono i mesi della pandemia che hanno cambiato le vite degli italiani, i suggerimenti degli esperti al governo, che poi sono stati la base delle misure per combattere l’emergenza da coronavirus e del lockdovw. Il 3 febbraio, per esempio, viene esteso il lavoro agile in tutta Italia fino alla fine dell’emergenza, vengono bloccati i viaggi di istruzione in Italia e all’estero, viene sospesa la domenica gratuita nei musei a porte aperte. Si parla dell’opportunità di validare i test sierologici. Ci sono tabelle e grafici che raccontano l’emergenza e spiegano le misure adottate.

Lo stop ad abbracci e strette mano nel verbale del 1° marzo

Il 1° marzo si decide sullo stop ad abbracci e strette di mano: «Il Cts esprime la raccomandazione generale che la popolazione, per tutta la durata dell’emergenza, debba evitare, nei rapporti interpersonali, strette di mano e abbracci», scriveva il Comitato dopo l’esplosione del coronavirus in Italia.

28 febbraio: rivedere le misure per Lombardia, Veneto ed Emilia

Una settimana dopo l’individuazione del paziente uno a Codogno il Comitato suggerisce misure più restrittive per le tre regioni dove il Coronavirus si stava maggiormente diffondendo. In Emilia Romagna, Lombardia e Veneto c’è una «situazione epidemiologica complessa attesa la circolazione del virus, tale da richiedere la prosecuzione di tutte le misure di contenimento già adottate, opportunamente riviste». Viene suggerita la sospensione di tutte le manifestazioni organizzate «di carattere non ordinario e di eventi in luogo pubblico e privato», di eventi e competizioni sportive di ogni ordine. Si parla di chiusura di scuole e università, il mantenimento dell’obbligo di chiusura per musei e per tutti i luoghi culturali. Sul fronte delle attività commerciali il Cts consigliava la «soppressione dell’obbligo di chiusura», ma solo a condizione «dell’adozione di misure organizzative che consentano la fruizione nel rispetto della distanza di almeno un metro tra le persone».

Il 30 marzo il decalogo per i bambini

Nel verbale n. 39 del 30 marzo scorso arriva la proposta del Comitato di un decalogo per i bambini durante il lockdown, nel paragrafo che si chiama «raccomandazioni per bambini». C’è l’organizzazione della giornata e si parla anche di hobby e attività motorie. Si consiglia, per esempio, di «evitare di tenere sempre accesa la televisione e/o la radio, ma selezionare, ogni giorno, cosa vedere», evitando di parlare sempre di coronavirus. Si raccomanda l’attività all’aperto mantenendo le distanze ed evitando assembramenti, ma si invita a individuare uno spazio della giornata in cui «ogni componente del nucleo familiare racconta qualcosa a turno». Il Cts propone anche il modello-tipo della giornata per i bambini: “Sveglia, bagno, colazione (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti), igiene personale, attività domestiche, attività 'scolastiche', contatto telefonico e/o video con amici e parenti (nonni, zii, cugini), pranzo (compreso sparecchiare e mettere in ordine, attività libera (televisione, computer, ecc), attività 'scolastiche', merenda (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti), uscita di casa (dal cortile, alla spesa), attività ludico/ricreativa (hobby), cena (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti), igiene personale, a letto (lettura e/o favola)».

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