L’ANDAMENTO DELLA PANDEMIA

Il coronavirus infuria negli Stati Uniti, paura a Pechino per una seconda ondata. In Europa bastano lockdown mirati

In Germania imponente ma isolato focolaio attorno a un mattatoio. Negli Stati Uniti il caldo non ferma la diffusione del virus. Cile e Perù peggio del Brasile

di An.Man.

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L’epidemiologo Anthony Fauci testimonia al Congresso degli Stati Uniti

In Germania imponente ma isolato focolaio attorno a un mattatoio. Negli Stati Uniti il caldo non ferma la diffusione del virus. Cile e Perù peggio del Brasile


5' di lettura

Oltre 10 milioni di contagi e mezzo milione di morti nel mondo. Il bilancio della pandemia da nuovo coronavirus, stilato come sempre dalla Johns Hopkins University, raggiunge tristi e impressionanti cifre tonde nei giorni in cui ricorrono i sei mesi dal primo allarme che la Cina ha lanciato all’Oms.

Il 30 gennaio 2020 il regime di Pechino informava l’agenzia Onu che si occupa della salute mondiale di casi “polmonite dall’eziologia sconosciuta”.

Il focolaio di Pechino

Il 30 giugno la pandemia è tutto fuorché debellata con la Cina che sembrava aver annichilito la malattia da Covid19 e deve invece ammettere un imponente focolaio attorno a Pechino, la capitale che aveva tentato in tutti i modi di proteggere dalla prima ondata che ha travolto la metropoli Wuhan e la provincia dello Hubei. La situazione dell'epidemia a Pechino rimane “grave e complessa”, ammettono le autorità locali che hanno deciso il lockdown - rigido come solo il lockdown cinese sa essere - per quasi mezzo milione di persone nell’area vicino alla capitale. L’obiettivo è evitare una ulteriore diffusione che sarebbe la tanto temuta seconda ondata.

Stati Uniti, emergenza negli Stati del Sud

Gli Stati Uniti, unico paese avanzato che non riesce a mettere sotto controllo l’infezione con il massimo esperto del paese, l’immunologo Anthony Fauci, costretto ad ammettere che qualcosa nella strategia non sta funzionando. Che ha già riferito alla Camera dei rappresentanti tutto il suo pessimismo: “il virus non si sta prendendo alcuna pausa estiva”. Il virus si è invece spostato dagli Stati della Costa Est ora blindati (New York, New Jersey e Connecticut impongono la quarantena a chi proviene dagli stati con i casi in aumento) agli Stati del Sud, in particolare Texas, Florida e Arizona. Il 23 giugno a Houston, capitale del Texas, il 97% dei posti in terapia intensiva era occupato.

Gli Stati Uniti saranno probabilmente esclusi dalla lista dei Paesi i cui cittadini potranno rientrare nella Ue dal 1° luglio, giorno in cui l’Unione riapre le frontiere esterne dopo tre mesi e mezzo di chiusura. Come agli americani sarà proibito viaggiare ad altri cittadini di Paesi con una situazione sanitaria critica: Brasile, Russia, Qatar. Prospettiva che non piace al segretario di Stato Mike Pompeo: “dobbiamo far tornare a funzionare di nuovo le nostre economie” ha detto commentando la lista della Ue in fase di approvazione.

In Europa lockdown mirati

La cancelliera tedesca Merkel, unica leader che è anche scienziata e non ha mai sottovalutato il problema, continuava a ripetere qualche giorno fa che “il rischio è serio e bisogna rispettare regole”. La Germania, il paese che ha gestito meglio l’emergenza sanitaria in Europa e tra i più efficienti a livello mondiale, deve gestire un focolaio da oltre 2mila contagi scoppiato tra i lavoratori del mattatorio Toennies a Guetersloh nel Nord-Reno Westphalia ed è stata costretta a imporre il lockdown a 560mila persone. Lothar Wieler, capo del Robert Koch Institute, pensa comunque che i tedeschi potranno evitare una seconda ondata da nuovo coronavirus ma solo se se si farà molta attenzione: “quando gli si dà un chance, il virus torna”.

Un altro paese europeo che ha dovuto abbandonare l’illusione Covid free è il Portogallo. Nei dintorni di Lisbona si sono scoperti dei cluster alla fine di un mese che aveva disseminato indizi poco rassicuranti. Nelle ultime tre settimane di giugno i casi giornalieri in Portogallo hanno oscillato da 192 a 421, il 22 giugno il primo ministro Antonio Costa ha incontrato i sindaci di Loures, Odivelas, Sintra e Amadora, insieme hanno deciso di anticipare la chiusura di bar e negozi alle 8 di sera, vietare il consumo di bevande all’aperto e gli assembramenti con più di 10 persone.

La situazione in Europa comunque è tutto sommato tranquilla rispetto ai mesi passati e agli altri continenti ma le cose potrebbero cambiare con la riapertura delle frontiere esterne della Ue il 1° luglio.

LA DIFFUSIONE DEL VIRUS NEI PRINCIPALI PAESI
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I lockdown mirati e le quarantene intermittenti erano lo scenario più probabile della fase 3 e in Europa la previsione è stata rispettata. Governi e istituti di sanità pubblica europea sperano nel buonsenso dei cittadini per gestire questa fase. Ben consapevoli che si potrebbe trattare solo di una pausa.

Regno Unito, vigilia di riaperture

A Leicester quasi 700 casi in due settimane preludono ad un possibile ritorno del lockdown. Chris Whitty, chief medical officer, consulente del governo britannico (colui che aveva consigliato a Johnson di perseguire l’immunità di gregge) ha detto che si aspetta significativi livelli di circolazione del virus fino al prossimo anno e che la battaglia contro il virus sarà lunga. “Sarei piacevolmente sorpreso - ha detto Witty - se scoprissi di non essere in questa situazione il prossimo inverno e la prossima primavera”. Per ora però il suo premier, Boris Johnson si affida al buonsenso dei britannici quando annuncia che nel Regno Unito martoriato dal Covid il 4 luglio riaprono hotel, bar, ristoranti e cinema e che la distanza minima tra persone passa da due a un metro.

Al basso livello di infezione si affida invece la Finlandia che dal 13 luglio decide di non esigere più la quarantena dagli italiani e dai tedeschi in arrivo.

America Latina, oltre 2 milioni di contagi

Solo nelle ultime 24 ore tra il 28 e il 29 giugno, in America Latina si sono registrati 63mila contagi. Il grande continente americano è ora unito dalla violenza con cui è colpito dal nuovo coronavirus. Se gli Stati Uniti non riescono a tenere l’indice di contagio sotto l’1 in più della metà degli Stati, l’America Latina supera i 2 milioni di casi e sta per raggiungere i 100mila morti (elaborazione Ansa in base ai dati ufficiali di 34 Paesi della regione). Anche se la curva si sta stabilizzando, i numeri sono imponenti con il Brasile che registra oltre un milione di casi, seguito a distanza da Perù, Cile, Messico, Colombia, Ecuador, Argentina e Repubblica Dominicana. Il 29 giugno in Brasile si assiste a una diminuzione dei decessi non così in Perù e Cile.

Medio Oriente, preoccupano Israele e Iran

A inizio maggio Israele ha riaperto prima e molto rispetto ad altri Paesi. Sembrava che la situazione fosse ampiamente sotto controllo anche grazie anche ad app e tracciamenti. Invece il virus ha continuato a diffondersi sia in Israele sia nei territori palestinesi. Il 23 giugno, dati del ministero della sanità israeliano, il numero dei casi positivi è salito a 21.256 (238 più del 22 giugno). Il premier Benyamin Netanyahu ha coordinato una consultazione straordinaria al termine della quale ha ordinato un ulteriore rafforzamento del distanziamento sociale. Situazione analoga fra i palestinesi. Il numero complessivo dei casi positivi in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme, secondo la agenzia di stampa Wafa, è salito a 1.284, 114 in più in un giorno. Di cui solo 74 a Hebron, da giorni in isolamento. I decessi sono stati finora cinque. Alcuni media fanno notare che potrebbe esserci un nesso fra la forte ripresa dei contagi fra i beduini del Neghev israeliano ed i palestinesi di Hebron, geograficamente vicini.

Non se la passa meglio lo storico nemico, l’Iran, colpito a marzo quasi contemporaneamente all’Italia (dopo la Cina, i primi due grandi Paesi in cui è esplosa l’epidemia). Il 24 giugno in Iran i casi di Covid19 salgono a 212.501, con 2.531 contagi registrati in un giorno, un nuovo aumento rispetto al girono prima. Le vittime in un giorno sono 133, ai massimi da oltre due mesi, per un totale di 9.996 decessi confermati dall'inizio della pandemia. I ricoverati in terapia intensiva aumentano a 2.869, mentre i pazienti guariti salgono a 172.096. I test effettuati hanno superato il milione e mezzo.

Articolo aggiornato il 29 giugno

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