riaperture graduali

Governo verso prolungamento lockdown fino a 3 maggio

«Prima di tutto viene la salute». È il messaggio del governo alle parti sociali e a Regioni ed enti territoriali in vertici in vista della programmazione della fase due

di Andrea Carli e Andrea Gagliardi

Un mese di lockdown: come è cambiata la nostra vita

«Prima di tutto viene la salute». È il messaggio del governo alle parti sociali e a Regioni ed enti territoriali in vertici in vista della programmazione della fase due


7' di lettura

Per ora nessuna apertura. Il governo va verso il prolungamento del lockdown fino al 3 maggio. Dopo giorni di riflessione, e dopo una girandola di videoconferenze con parti sociali e Regioni, prevale la linea di massima cautela. L’esecutivo si appresta a rinnovare con un nuovo provvedimento tutte le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti per altri 20 giorni concedendo solo aperture “mirate” nei giorni dopo Pasqua per qualche attività. Potrebbero essere interessate librerie e cartolerie, produzione di macchine agricole, ceramica, commercio all’ingrosso di materiale per ferramenta, florovivaistica. Già oggi, 10 aprile, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte illustrerà il nuovo Dpcm.

La curva del contagio del coronavirus ha iniziato comunque a scendere. E l’Italia sembra avviarsi verso la Fase 2 (quella della «convivenza con il virus») in due step, sia pure con la massima cautela. Il nuovo Dpcm (il lockdown attuale vige fino al 13 aprile) dovrebbe essere varato entro sabato, ma non si esclude un’accelerazione, con la chiusura del testo già nelle prossime ore.

Si procede step by step, passo dopo passo. D’altronde il ragionamento degli scienziati da giorni è sempre lo stesso: basta poco a far ripartire il contagio. La cautela è dunque d’obbligo ed «è essenziale rispettare le misure a Pasqua e Pasquetta», ha osservato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità (Css), Franco Locatelli, per il quale «tutto quello che riguarderà la riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare una seconda ondata» dell’epidemia.
E i controlli sul rispetto delle misure saranno rafforzati sotto Pasqua.

Governo verso prolungamento lockdown fino a 3 maggio
L’indicazione del lockdown fino al 3 maggio è emersa da fonti sindacali al termine della riunione in videoconferenza sulla fase due dell’emergenza coronavirus che si è svolta nelle ultime ore tra il premier Giuseppe Conte e le parti sociali. Secondo le stesse fonti l’esecutivo avrebbe messo in evidenza che «prima di tutto c’è la salute dei lavoratori». Conte avrebbe poi spiegato che si valuta la possibilità di poche riaperture mirate nell’ambito dei codici Ateco delle attività essenziali. Si tratterebbe di riaperture minime, “chirurgiche”. Il capo del Governo si sarebbe riservato, secondo quanto trapela, una “ponderazione” sulla possibilità di un minimo allentamento delle maglie del blocco con qualche riapertura da far rientrare nell’ambito del bacino delle attività essenziali. Una bussola sulle attività produttive classificate a «basso rischio» potrebbe essere la mappa commissionata da Palazzo Chigi all’Inail, ma anche le indicazioni del comitato tecnico-scientifico.

Il premier: se riapertura c’è rischio vanificare risultati
Insomma,la strategia è quella di procedere con cautela per evitare di ricadere in una situazione di emergenza. Non siamo nelle condizioni, al momento, di riaprire le attività produttive perché rischieremmo di far risalire la curva dei contagi e di vanificare i risultati che abbiamo ottenuto con le misure messe in atto dal governo. È quanto ha spiegato, a quanto si apprende, Conte nel corso della videoconferenza - successiva a quella con le parti sociali - con Regioni, Anci e Upi sul prolungamento del lockdown. La data del 3 maggio, avrebbe spiegato il presidente del Consiglio, è stata scelta anche per meglio abbracciare il ponte del primo maggio.

Deroghe aziende daranno «cum grano salis»
Quanto alle attività da aprire con estrema gradualità, Conte avrebbe delineato l’ipotesi di procedere con qualche mirato ampliamento dei codici Ateco esclusi dalle restrizioni ma, avrebbe allo stesso tempo sottolineato, «cum grano salis». Nel corso dell’incontro, il ministro della Salute Roberto Speranza avrebbe posto l’accento sul fatto che l’indice di contagiosità è ancora troppo poco sotto l’uno per ragionare su un allentamento del lockdown.

Comitato industria-economia supporterà Governo
Nella riunione che Conte ha avuto con le parti sociali è stato deciso che un comitato di esperti del mondo dell’industria e dell’economia affiancherà quello tecnico scientifico, di supporto alle decisioni del Governo, su tempi e modalità per un riavvio delle attività produttive. Si pronuncerà anche sull’aggiornamento delle misure previste dal protocollo sulla sicurezza negli ambienti di lavoro.

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Pressing delle imprese
Il pressing delle imprese è molto forte. Confindustria Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, ad esempio, hanno sottoscritto una agenda per la riapertura delle imprese «nel breve periodo». Ma l’Oms e gli esperti del comitato tecnico-scientifico, d’altro canto, frenano e avvertono: la fase 2 va gestita con estrema cautela, a tappe, con allentamenti progressivi. Sarà perciò un processo che si annuncia lento e graduale.

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Si continua con lo smart working
Per far tornare in attività imprese, aziende e studi professionali, le misure di sicurezza dovranno prevedere il minimo di affluenza negli uffici. Ecco perché bisognerà continuare a privilegiare lo smart working mentre per chi va in sede si dovranno prevedere turni alternati divisi per orario o fasce giornaliere. Su autobus e metropolitane i passeggeri dovranno viaggiare distanziati, quasi certamente a file alterne. Gli spazi verdi saranno aperti più in là nel tempo perché c’è il rischio di pic-nic e assembramenti. I ristoranti, quando riapriranno, dovranno garantire due metri di distanza tra i tavoli per consentire il passaggio dei camerieri.

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L’importanza di test e dispositivi diagnostici
Walter Ricciardi
, rappresentante per l’Italia dell’Oms, ha parlato al Sole 24 Ore della necessità di «aperture pilotate attraverso il testing e il tracking: cioè più tamponi e test sierologici per capire chi è già venuto a contatto con il virus e app per il tracciamento», strumenti che saranno «davvero operativi solo a fine mese». Non si può programmare la fase 2 senza colmare l’attuale «carenza dispositivi diagnostici», ha confermato l’infettivologo Massimo Galli dell’ospedale Sacco Milano. E ha aggiunto: «Dobbiamo interrogarci sul perché l’Italia non abbia messo in piedi linee di diagnostica per passare alla fase 2, oggi prematura, ma da programmare altrimenti si rischia di spalmare la ripresa in un tempo infinito o anticipata, con il rischio di nuovi focolai».

In Toscana primi 90mila test sierologici alle Asl
Già questa settimana, intanto, dovrebbe esser pronto lo studio sui test sierologici: verrà effettuato su un campione Istat della popolazione di circa 200mila persone per avere quanto più chiara possibile la diffusione del virus nel nostro Paese. I test potrebbero essere utili per una possibile ripartenza, seppur scaglionata, delle attività. In attesa di linee guida da parte del Comitato scientifico, la Toscana fa da apripista. Dall’8 aprile comincia la distribuzione alle Asl di quasi 92.000 test sierologici, con priorità per operatori sanitari; operatori e ospiti delle strutture socio-sanitarie e di accoglienza; personale del volontariato impegnato nella emergenza sanitaria; farmacie.

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In campo anche Lombardia e Lazio
La Lombardia si affiderà al test sviluppato dal policlinico San Matteo di Pavia. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha annunciato che «entro due settimane arriverà la certificazione Ce dopodiché si potrà partire con i test, gli esami sulla popolazione». Entro giovedì la Regione Lazio avrà a disposizione un documento con linee scientificamente validate sui test sierologici. Il documento è in fase di elaborazione da parte di esperti dello Spallanzani e di Tor Vergata che suggeriranno quali test allo stato sono più affidabili.

In arrivo la app traccia-contagi
Il lavoro della task force istituita per studiare l'utilizzo di una app per il tracciamento dei contatti per evitare il diffondersi del coronavirus è alle fasi conclusive ed ora toccherà al governo decidere quale soluzione adottare. «Conto di ricevere nelle prossime ore la relazione finale che sarà mia cura inoltrare al presidente Conte e agli altri membri del governo», ha spiegato la ministra dell'Innovazione, Paola Pisano, in audizione in commissione Trasporti alla Camera. Stessa sede nella quale il Garante per la Privacy, Antonello Soro, ha posto alcuni paletti, come la necessità di una legge o di un decreto legge per la sua implementazione e la necessità di un «consenso non condizionato» da parte del singolo cittadino. L'applicazione dovrebbe in sostanza consentire di tracciare i contatti di un soggetto positivo al coronavirus, attraverso una app scaricata sugli smartphone dei vari cittadini. «Ci sarà una shortlist di app, ovvero una rosa di soluzioni tra cui scegliere», ha spiegato Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e rappresentante per l'Italia all'Oms.

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Ricorso alla tecnologia bluetooth
L'utilizzo dello strumento dovrà, comunque, garantire il rispetto di alcune condizioni, a partire dalla volontarietà di partecipazione e dalla garanzia di anonimato. L'intero sistema dovrebbe essere, inoltre, gestito da uno o più soggetti pubblici. Una volta “raggiunta la finalità perseguita - ha spiegato Pisano -, tutti i dati ovunque e in qualunque forma conservati, con l'eccezione di dati aggregati e pienamente anonimi a fini di ricerca o statistici, dovranno essere cancellati». Condizione indispensabile è anche che la soluzione adottata sia effettivamente efficace sul piano epidemiologico. Il sistema potrebbe basarsi sulla tecnologia bluetooth, consentendo di identificare gli smartphone venuti a contatto con quello di un soggetto positivo. I possessori di tali smartphone riceverebbero, dunque, attraverso la app, una segnalazione, inviata in via automatica o con il coinvolgimento delle Asl, con l'invito a sottoporsi a accertamenti.

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La fase due nella sanità
Si avvicina anche la «fase due» della Sanità. Alcune delle misure entreranno nel prossimo decreto di aprile che dovrebbe andare in consiglio dei ministri nei prossimi giorni. In pratica si punterà a dividere il Servizio sanitario in due: da una parte saranno stabilizzati e potenziati gli strumenti di lotta al Covid-19 mettendo in pista più risorse per le cure domiciliari dei pazienti contagiati. Dall’altra sempre per combattere il virus si rafforzerà a livello regionale la rete degli ospedali che già oggi sono impegnati a curare i pazienti più gravi. Una rete che resterà attiva - ora che è stata potenziata con circa 9mila posti letto in terapia intensiva (dai 5mila iniziali) - per tenere a bada l’emergenza nel caso si riacuisse nei prossimi mesi .

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