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Coronavirus, fine lockdown, liberi tutti: ma cosa accadrà se l’Rt ricomincerà a salire?

La movida ricominciata in varie città italiane mette alla prova il sistema di contenimento dell’epidemia. Uno studio calcola cosa accadrà nell’ipotesi peggiore

di Carlo Andrea Finotto

Coronavirus: ecco l'indice di contagio della tua regione

La movida ricominciata in varie città italiane mette alla prova il sistema di contenimento dell’epidemia. Uno studio calcola cosa accadrà nell’ipotesi peggiore


4' di lettura

Cosa accadrà nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi? Quale sarà l’esito della battaglia contro il coronavirus Covid-19? Torneranno a crescere i contagi?

Molto dipenderà dalla risposta delle persone all’allentamento progressivo del lockdown messo in campo dal Governo e dalle Regioni. E, di conseguenza, dalle ricadute sull’ormai famoso indice Rt, o indice di contagio: il numero medio delle infezioni prodotte da ciascun individuo infetto dopo l’applicazione delle misure di contenimento della pandemia.

Da Torino a Palermo, dopo il lockdown torna la “movida”

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Indice Rt in calo, ma la movida è un fattore di rischio
L’ultimo report settimanale dell’Iss (Istituto superiore di sanità) ha evidenziato come l'indice di contagio Rt è sotto il valore 1 in tutte le regioni italiane tranne in Val d'Aosta, dove si registra un valore pari a 1.06. Se il suo valore è inferiore a 1 significa che il virus sta rallentando, se il valore sale sopra a 1 vuol dire che il virus riprende vigore.

Nei giorni scorsi il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro ha chiarito come non si possa escludere «un incremento nelle prossime settimane, ma non si tratta di una pagella settimanale delle regioni. Però possiamo incamminarci con fiducia sapendo che ci potranno essere momenti di incremento dei casi ma sapendo anche che abbiamo un sistema capace di intercettarli».

C’è da augurarsi che il sistema regga anche alla prova della “movida” ripresa in diverse città italiane – da Torino a Napoli –, testimoniata da foto sui social scattate durante il week end del 24 maggio.

Se l’Rt dovesse risalire – cosa che attualmente non sta accadendo – allora l’Italia potrebbe ritrovarsi nuovamente in una situazione delicata, con un numero di infetti anche più elevato rispetto al picco di aprile. A risalire potrebbe essere anche il numero di ricoverati negli ospedali e in terapia intensiva.

Lo studio pubblicato su una rivista Usa
Questo è lo scenario che emerge dallo studio Predicted effects of stopping COVID-19 lockdown on Italian hospital demand, recentemente pubblicato sulla rivista Disaster Medicine and Public Health Preparedness e realizzato dal gruppo di docenti e ricercatori del dipartimento di Medicina traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, del Crimedim (il Centro di ricerca in medicina d’emergenza e dei disastri che fa capo allo stesso ateneo) e del dipartimento di Economia e Scienze politiche dell’Università della Val D’Aosta.

«La nostra è un’analisi di scenario – spiega Francesco Barone Adesi, professore di Sanità Pubblica all’Università del Piemonte Orientale e autore di riferimento dello studio – con la quale capire cosa succede se l’indice Rt inizia a salire, anche se lentamente, e che impatto potrebbe avere sul sistema sanitario».

Lo studio nella sua prima versione si basava sui dati raccolti dalla Protezione civile fino al 17 aprile e immaginava due scenari in vista delle decisioni del governo sull’uscita dal lockdown: in quello A una riapertura a intermittenza, in quello B una riapertura graduale e costante.

«Con la scelta operata dal governo a partire dal 4 maggio – spiega Francesco Barone Adesi – è evidente che ci troviamo all’interno dello scenario B. Ma non è detto che l’Rt inizi a salire. Questa variabile dipenderà in buona parte dal rispetto delle regole da parte dei cittadini. Se l’Rt dovesse ricominciare a crescere, seppur lentamente, questo potrebbe diventare un problema».

Analisi ricalibrata con i dati al 17 maggio

Le analisi iniziali sono state rielaborate in questi giorni alla luce dell’evoluzione della situazione reale, utilizzando i dati rilevati dalla Protezione civile fino allo scorso 17 maggio. Lo scenario che viene esplorato è sempre quello nel quale una progressiva riduzione delle misure restrittive si traduca in un aumento graduale dell’Rt, fino ad un massimo di 1,2. Per rendere il più semplice possibile il modello, inoltre, gli autori hanno fatto due ulteriori assunzioni: che le persone infettate e guarite siano immuni al virus, e che i nuovi pazienti smettano di diffondere il contagio una volta ospedalizzati (è stata esclusa la possibilità di trasmissione all’interno delle strutture sanitarie).

I GRAFICI CHE IPOTIZZANO UNA RIPRESA DEI CONTAGI

Numero osservato (cerchi) e predetto (linea continua) di soggetti infetti, in isolamento domiciliare, in ricovero ordinario e in terapia intensiva, assumendo un nuovo aumento della diffusione dell'epidemia a partire dai primi di giugno.

I GRAFICI CHE IPOTIZZANO UNA RIPRESA DEI CONTAGI

«Rispetto alle nostre analisi fatte ad aprile – spiega Francesco Barone Adesi –, le proiezioni sulle necessità di ricoveri ospedalieri in seguito ad un'eventuale ripresa della diffusione del virus sono diminuite, ma rimangono comunque importanti, soprattutto nel caso dei ricoveri ordinari».

Il cambiamento delle stime rispetto ai dati pubblicati «deriva dal fatto che nelle analisi di aprile avevamo ipotizzato uno scenario nel quale, poco dopo l’allentamento del lockdown, la diffusione del virus ricominciava» chiarisce Barone Adesi.

Assoluta necessità di non abbassare la guardia

«Questo scenario per fortuna non si è realizzato. Nel presente scenario assumiamo invece cosa succederebbe se la circolazione del virus iniziasse a riaumentare a partire dai primi di giugno. Anche se le proiezioni sono più favorevoli di quelle fatte un mese fa, indicano comunque l’assoluta necessità di continuare a monitorare l’andamento del contagio (un messaggio peraltro ripetuto dalla maggioranza degli esperti), in modo da valutare giorno per giorno se le aperture sono sostenibili. Come si può vedere dalla figura, un’eventuale ripresa (anche modesta) dell’epidemia (Rt>1) si potrebbe tradurre velocemente in un aumento del numero di ricoveri ospedalieri (soprattutto ordinari), che porterebbe il sistema ospedaliero in una situazione simile a quella registrata ad aprile».

In Italia, l’abbandono graduale delle misure restrittive si completerà solo dopo il 3 giugno, con la prevista riapertura degli spostamenti tra regioni e delle frontiere, ma già il week end del 23-24 maggio e la settimana precedente rappresentano un importante banco di prova con la riapertura, dopo un prima parte di attività produttive, anche di parrucchieri, barbieri, centri estetici, bar, ristoranti, palestre, spiagge.

Lo studio ricorda come il picco di domanda negli ospedali italiani si sia registrato tra il 3 e 4 aprile, con 4.096 persone ricoverate in terapia intensiva e oltre 29mila persone ricoverate in ospedale.

Il rischio di risalire a 275mila contagi

Se dovesse trovare conferma lo scenario B immaginato dalla ricerca, la domanda di posti letto in ospedale e di posti in terapia intensiva ricomincerebbe a crescere in modo evidente a partire dal prossimo mese di luglio per raggiungere il picco verso la fine del mese di agosto e l’inizio di settembre. Le elaborazioni evidenziano come l’Italia si troverebbe con un numero di contagiati pari a circa 275mila, di questi oltre 250mila sarebbero contenuti in isolamento domiciliare, altri 16mila circa sarebbero ricoverati in ospedale e circa un migliaio avrebbero bisogno della terapia intensiva.

Non è detto che accada, ma per verificarlo bisognerà attendere ancora almeno il mese di giugno, quando si potranno verificare gli effetti della riapertura pressoché totale.

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