viaggi difficili in treno

Coronavirus, Frecciarossa vuoti e stazioni senza taxi

Carrozze semivuote anche in classe standard in partenza da grandi città, deserto sui piazzali delle stazioni. Colpa del coronavirus, ma non solo

di Maurizio Caprino


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2' di lettura

Treni Frecciarossa e Italo semivuoti. Il coronavirus e il deragliamento di Lodi hanno fermato nel giro di 20 giorni il miracolo dell’Alta velocità ferroviaria, che nell’ultimo decennio ha contribuito a cambiare le abitudini di viaggio degli italiani. Complice il fatto che Trenitalia e Ntv hanno acconsentito a rimborsare i biglietti quasi a tutti, contrariamente alla maggior parte delle compagnie aeree.

Cifre ufficiali su quanto hanno preferito farsi rimborsare od ottenere un bonus per il futuro non ce ne sono. Ma questi due filmati sono molto eloquenti. Anche perché si riferiscono a una giornata in cui si moltiplicavano gli appelli e riprendere la vita normale e a non cedere nell’allarmismo.

La carrozza vuota a tre minuti dalla partenza

Sul Frecciarossa 9727 del 27 febbraio, che ha lasciato la stazione di Milano Centrale alle 12,45, un’intera carrozza era vuota ancora a tre minuti dalla partenza. Quando il treno si è messo in movimento, gli occupanti della carrozza erano appena tre. Ed eravamo nella classe Standard, quella meno costosa dove normalmente è difficile viaggiare senza avere nessuno sul sedile a fianco o su quello di fronte. Poca gente anche in stazione.

Il piazzale senza taxi

All’arrivo a Verona Porta Nuova, alle 14, l’inusuale immagine del piazzale esterno di una delle principali stazioni del Nord Italia quasi del tutto svuotato dai taxi che normalmente abbondano. A conferma delle stime ufficiose che circolano in varie città, secondo cui il gito d’affari dei tassisti sarebbe calato fino all’80%.

Quelle che abbiamo filmato non sono situazioni-limite: al Sole 24 Ore.com risultano varie situazioni di carrozze semivuote in questi giorni di emergenza coronavirus.

Naturalmente pesa molto la paura degli affollamenti nelle carrozze. Ma proprio le tante defezioni tra i viaggiatori stanno consentendo ai pochi che partono lo stesso di tenere una congrua distanza di sicurezza dagli altri.

Hanno pesato anche le scelte delle aziende, che in molti casi, per tutelare i dipendenti dai rischi di contagio, hanno limitato al minimo possibile le trasferte. D’altra parte, ormai, videoconferenze e smart working spesso possono bastare.

Ma anche chi ha viaggiato lo stesso ha in qualche caso preferito altri mezzi. Non solo perché l’auto consente un certo isolamento dalle altre persone, ma anche perché in questi giorni i treni dell’Alta velocità accusano già normalmente ritardi nell’ordine di un’ora a causa del dirottamento sulla linea tradizionale nel tratto Milano-Piacenza, per la chiusura di quella veloce dopo il tragico deragliamento del Frecciarossa a Livraga (Lodi) il 6 febbraio (la riapertura è prevista per lunedì 2 marzo).

Siamo molto vicino al focolaio del coronavirus e questo ha ulteriormente peggiorato la situazione, bloccando del tutto il traffico in alcune ore del 24 febbraio per interventi di disinfestazione in una stazione.

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