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Covid, ricoveri in aumento: cresce la pressione su ospedali e laboratori del centro-sud

Da luglio i ricoveri sono passati da 732 a 3.625 . In Campania occupata metà dei posti in terapia intensiva. Ospedali verso la saturazione in Sicilia e Sardegna. A Milano, intanto, riaprono i reparti Covid

di Amadore, Ganz, Greco, Monaci, Rutigliano, Viola

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Da luglio i ricoveri sono passati da 732 a 3.625 . In Campania occupata metà dei posti in terapia intensiva. Ospedali verso la saturazione in Sicilia e Sardegna. A Milano, intanto, riaprono i reparti Covid


4' di lettura

Ospedali e laboratori sotto pressione in mezza Italia per quella che sembra configurarsi come la seconda ondata del Covid-19, caratterizzata però da una quota crescente di tamponi – giovedì il picco assoluto dall’inizio della pandemia – e da una quota dominante di asintomatici. Campania, Lombardia e Veneto le regioni che hanno registrato incrementi più significativi, seguono a ruota Lazio, Piemonte e Toscana. L’ultima rilevazione della Fondazione Gimbe evidenzia come da fine luglio il numero di pazienti ricoverati con sintomi sia passato da 732 a 3.625 mentre in terapia intensiva i pazienti sono diventati 319 rispetto ai 49 di due mesi e mezzo fa. A macchia di leopardo, poi, la disponibilità sui territori dei vaccini contro l’influenza.

Il fronte della Campania

È la Campania a preoccupare di più, giovedì 757 casi. Il rapido aumento dei contagi nella regione, che si conferma la prima in Italia di questa nuova ondata che colpisce più duramente il Sud, riaccende i riflettori su ospedali e posti letto disponibili. La Regione fa sapere che per quanto riguarda le terapie intensive, la Campania dispone di 108 posti letto di cui 55 occupati. Quanto ai posti letto di degenza, ne sono disponibili 665 di cui 115 ancora liberi. «Non vi è alcuna carenza di posti letto su scala regionale come paventato da notizie inesatte circolate nei giorni scorsi», chiarisce la Regione, anche se l’accelerazione della diffusione non lascia tranquilli i cittadini del territorio con la maggiore densità abitativa d’Italia. Intanto emerge un problema di carenza di personale, segnalato anche nel corso dell’incontro di giovedì mattina del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, con il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario Domenico Arcuri. I bandi pubblici già esperiti non hanno prodotto la sufficiente copertura e il fabbisogno è più alto per i numerosi malati asintomatici destinati all’isolamento domiciliare. In Veneto il maggiore aumento di casi positivi si verifica a Treviso, Vicenza e Venezia, mentre il cluster di Vo’ Euganeo, prima zona rossa, continua a segnare zero. Sono 219 le persone ricoverate, 21 i pazienti in terapia intensiva. Al momento il sistema sanitario regge.

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In Lombardia non scatta (ancora) il livello d’allarme

In Lombardia l’impennata di contagi di questi giorni – giovedì oltre 600 casi in più – sta creando preoccupazione ma non ancora allarme perché, spiegano gli esperti regionali, non c’è ancora un alto livello di ospedalizzazione. I ricoverati l’8 ottobre erano 361, quelli in terapia intensiva 41: numeri lontani da quelli di aprile e maggio, quando i ricoverati hanno raggiungo le 12mila unità e le terapie intensive superato i 1.500 casi. Intanto aumentano tamponi effettuati - solo giovedì oltre 22mila – fatto che ovviamente fa salire il numero dei casi. La crescita va monitorata, soprattutto a Milano, dove il contagio aumenta più velocemente rispetto alle altre province. Nel capoluogo c’è una disponibilità di 6mila posti letto e progressivamente vengono riaperti i reparti Covid smantellati in estate. I posti in terapia intensiva lasciati attivi sono 1.446, incluso i circa 200 dell’ospedale di emergenza realizzato negli spazi della ex fiera di Milano. In Piemonte sono 336 i «nuovi» positivi al Coronavirus nelle ultime 24 ore. Come per molte regioni italiane, si tratta di asintomatici in oltre il 60% dei casi, con una curva che ha ricominciato a crescere in maniera significativa a fine agosto, con i rientri dalle vacanze, e poi da inizio ottobre con il rientro a scuola. Il Piemonte era stato tra le regioni italiane più in difficoltà sul fronte delle terapie intensive per i tagli effettuati negli anni scorsi. Ora il commissario per l’emergenza Carlo Picco fa il punto: «Il piano della Regione prevede 700 posti letto e una capacità di 12mila tamponi al giorno a regime, con una quarantina di posti letto in terapia intensiva aggiunti alla dotazione iniziale. Tutto questo in attesa però di realizzare il piano messo a punto con Arcuri per rafforzare le terapie intensive sul territorio nazionale». Ospedali pieni in Sardegna ma i posti letto reggono.

Sicilia ad alto tasso di ospedalizzazione

La Sicilia resta regione con il più alto tasso (11,5%) di pazienti ospedalizzati secondo il monitoraggio Gimbe. Si punta sulla strategia a fisarmonica per affrontare l’ondata autunnale di infezioni da Covid: rendere disponibili posti letto per i malati Covid quando se ne presenta il bisogno, mantenendo però le strutture ospedaliere attive anche su altri fronti. Anche qui continua a crescere la curva dei positivi: ieri sono stati 259 in più. Negli ultimi giorni sono arrivati segnali allarmanti anche da luoghi della regione che non erano stati sfiorati dal virus. Sono 379 le persone ricoverate per covid, 30 in terapia intensiva i cui posti complessivi (tra disponibili e previsti) nella regione sono quasi 500. «C’è una buona risposta alla strategia di ricerca capillare dei positivi – dice l’assessore e alla Salute Ruggero Razza -. Non mi spaventa che cresca la platea degli asintomatici, più ne cerchiamo, più ne troveremo. È molto importante, invece, che si lavori sul turnover ospedaliero, che si aprano aree a bassa intensità di cure e che si lavori sugli screening territoriali». Il totale dei casi positivi sale a 8.867 in Puglia, con in testa la provincia di Bari (3600), seguita da quella di Foggia (2121), ultima Taranto (643). La ripresa dei contagi però non sta stressando le strutture ospedaliere che reggono: «non vi è nessuna particolare preoccupazione» spiega il governatore, Michele Emiliano. I ricoveri in terapia intensiva infatti sono complessivamente stabili.

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