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Nuovo Dpcm, verso coprifuoco alle 21 e restrizioni alla mobilità tra regioni: le misure

Dopo il vertice tra l’esecutivo e i rappresentanti di Regioni, province e Comuni si va anche verso la chiusura dei centri commerciali nel weekend e la riduzione al 50% della capienza dei trasporti pubblici. Franceschini: misure più forti dove ci sono contagi maggiori. Ma i governatori frenano sui lockdown locali. Bufera su Toti (Liguria) per un tweet sugli anziani, poi le scuse

di Celestina Dominelli e Andrea Gagliardi

Covid, Conte: stiamo valutando se intervenire con altre misure

6' di lettura

(aggiornato alle ore 10.20 del 2 novembre 2020)

Il lavoro sul Dpcm che Giuseppe Conte illustrerà oggi alle Camere si concentra su diversi punti: chiusura dei centri commerciali nel fine settimana, riduzione della capienza nei trasporti pubblici dall’80 al 50 per cento. Chiusura dei musei e stop alla circolazione tra le regioni sono alcuni dei provvedimenti che dovrebbero essere adottati. Per le regioni più colpite sono previste misure ancora più severe: giù le saracinesche di bar e ristoranti anche a pranzo ed estensione della didattica a distanza alla seconda e terza media, insieme a veri e propri lockdown nelle aree più critiche. Ancora in discussione invece l’orario del coprifuoco: non più alle 18 nelle cosiddette 'zone rosse' ma l'idea, su cui si ragiona, è quella di estenderlo alle 21 per tutta Italia.

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Intanto, è in corso dalle 8 di mattina la riunione dei capidelegazione con il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Il nuovo incontro tra governo e i presidenti di Regione (dopo quello interlocutorio di domenica mattina) è invece fissato alle 9. Il premier illustrerà al Parlamento (alle 12 alla Camera e alle 17 al Senato) l'orientamento che intende dare al nuovo Dpcm.

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Le tensioni con le Regioni

Sui provvedimenti da adottare manca ancora l’accordo nella maggioranza. Italia viva è contraria al coprifuoco alle 18 e ritiene irrealizzabile la capienza al 50% dei mezzo pubblici a metà senza investire per aumentare le corse. Ma un braccio di ferro è in corso anche tra governo e presidenti delle Regioni su chi debba assumersi la responsabilità di possibili lockdown locali. I governatori frenano, perché non vogliono che l'onere di trasformare in zone rosse le grandi città (sorvegliate speciali Torino, Milano e Napoli). Ecco perché la firma del decreto potrebbe slittare a martedì. Serve tempo per consentire di risolvere i nodi che ancora sono aperti con le Regioni, che vogliono una copertura normativa nazionale (oltre che ulteriori risorse per gli indennizzi) prima di adottare misure ancora più restrittive a livello locale.

Franceschini: misure più forti dove contagi maggiori

«La filosofia su cui stiamo ragionando» con il Dpcm «immagina misure rafforzative a livello nazionale ma in particolare misure più forti in regioni con contagio» più alto, con Rt (l’indice di contagio, ndr) sopra 1,5, ha detto in serata il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, che ha anche annunciato: «Con i passi avanti che faremo chiuderanno anche i musei». Era stato il ministro per i rapporti regionali Francesco Boccia a chiarire in mattinata a governatori e sindaci che un’ulteriore stretta sarebbe scattata in automatico con i contagi al di sopra delle soglie d’allarme, ricordando che ci sono 11 Regioni con Rt oltre 1,5 e 2 Regioni oltre 2. In base ai dati contenuti nel monitoraggio settimanale del Ministero della Salute-Iss, relativo alla settimana 19-25 ottobre 2020 Piemonte e Lombardia sono rispettivamente a 2.16 e 2.09. La provincia autonoma di Bolzano è vicina al 2 (1.96). Hanno superato la soglia dell'Rt 1.5 la Valle d'Aosta (1.89), il Molise (1.86), l'Umbria (1.67), la Calabria (1.66), la Puglia (1.65), l'Emilia Romagna (1.63), la Liguria (1.54)e il Lazio (1.51). Provincia Autonoma di Trento Rt (1.5) e Friuli Venezia Giulia sono a 1.5. Mentre in Campania l'Rt è poco al di sotto, a 1.49.

L’ipotesi di una stretta per gli over 70. Toti: no lockdown generali

Si lavora, quindi, a una nuova stretta. Ma non mancano i distinguo come è emerso nella riunione con i governatori, convocati nuovamente per lunedì alle 9. Le Regioni si muovono in ordine sparso. Chiedono interventi uniformi in tutta Italia. Ma più di qualcuno avrebbe espresso perplessità su una chiusura generalizzata. Lombardia, Piemonte e Liguria, in particolare, avrebbero prospettato la possibilità di limitare gli spostamenti solo per le categorie più fragili, a partire dagli over 70. Un’ipotesi non presa però in considerazione dal governo. L’opzione di un lockdown generale, come detto, non piace a tutti. Tra i più critici c’è il governatore della Liguria, Giovanni Toti. «Il Paese non può permettersi un nuovo lockdown», ha scritto l’esponente del centro-destra in una nota per poi proporre la sua ricetta. «Proteggendo i nostri anziani di più e davvero, la pressione sugli ospedali e il numero dei decessi diventerebbero infinitamente minori. Sarebbe folle richiudere in casa tanti italiani per cui il Covid normalmente ha esiti lievi, bloccare la produzione del Paese, fermare la scuola e il futuro dei nostri giovani e non considerare alcun intervento su coloro che rischiano davvero. Speriamo ci sia saggezza stavolta e non demagogia». Il governatore della Liguria è poi è stato oggetto di una serie di critiche per un suo tweet che ha costretto lo staff a intervenire per precisare che il messaggio era stato frainteso. Di qui la precisazione: «I nostri anziani sono i più colpiti dal virus, sono persone spesso in pensione che possono restare di più a casa e essere tutelate di più».

Fontana: se lockdown serve sia nazionale

Il governo vorrebbe lasciare ai presidenti di Regione la responsabilità di attivare misure più stringenti, ma è molto forte, come detto, il pressing per un coordinamento a livello nazionale. A chiederlo in modo netto è il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, alle prese con una situazione molto pesante dal punto di vista dei contagi che fanno della sua Regione, come nella prima ondata, il territorio più colpito. «Il lockdown è l'unica misura che si è dimostrata efficace: se possiamo andare avanti con altre misure procediamo. Ma se i tecnici ci dicono che l'unica alternativa è il lockdown, facciamolo a livello nazionale». È questa, secondo quanto si apprende, la posizione espressa da Fontana nel corso dell'incontro Regioni-Governo sul dpcm. Il governatore si è detto contrario a un lockdown territoriale, perchè «se fermiamo Milano, si ferma la Lombardia» e «il virus oggi è diffuso su tutto il territorio nazionale, non è come a marzo». Fontana, che ha commentato l’incontro di stamane sul suo profilo Facebook, ha spiegato «che una serie di interventi territorio per territorio, polverizzati e non omogenei, sarebbero probabilmente inefficaci e anche incomprensibili ai cittadini, che già oggi sono disorientati».

Zaia: lockdown generalizzato non serve

Per il governatore del Veneto Luca Zaia «il lockdown generalizzato non è sostenibile e non serve, in Veneto la maggior parte sono asintomatici e la sanità è sotto controllo». Zaia si sarebbe detto favorevole a misure nazionali, da «decidere insieme e chi ritiene può aggiungere misure territoriali restrittive». Ma avrebbe sottolineato che l' RT non sempre è paragonabile tra Regioni perché il numero dei tamponi e del contact tracing sono diversi; vanno irrobustite le cure domiciliari.

Bonaccini: stop circolazione dopo un certo orario
Il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini (risultato positivo, anche se asintomatico al Covid) avrebbe invitato a ragionare su uno stop della circolazione, dopo un certo orario. E avrebbe inoltre sollecitato anche lui la necessità di misure soprattutto nazionali per dare un senso di uniformità che sarebbe più facile da spiegare al Paese, anche perché il contagio è diffuso in tutta Italia. Meglio qualche misura più restrittiva oggi, il suo ragionamento, per evitare di intervenire ogni settimana. Bonaccini avrebbe inoltre ricordato di aver proposto la chiusura dei centri commerciali nel week-end anche per l'ultimo Dpcm.

I sindaci: chiusure pianificate sulla base del rischio

Dal fronte dei sindaci, rappresentati dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro, sarebbe invece arrivata la richiesta di interventi mirati come la chiusura dei centri commerciali nei weekend, perché è in quei giorni che si concentra l'affluenza e chiusura degli sportelli scommesse nelle tabaccherie e nei bar perché è lì che si sposta il flusso di chi trova chiuse le sale scommesse. Su questo avrebbe insistito Decaro che avrebbe altresì sollecitato una intesa di fondo sulle limitazioni da disporre. I sindaci, nel corso dell'incontro, avrebbero quindi chiesto di pianificare le chiusure in maniera chiara sulla base del rischio, così come era previsto nel documento del Comitato tecnico scientifico condiviso da Governo e Regioni: quel documento individuava i diversi livelli dell'indice Rt in cui dovevano scattare le diverse restrizioni - dalla dad a scuola, alla riduzione degli orari delle attività economiche -. In questo modo - avrebbe spiegato Decaro - i cittadini sono coinvolti in un percorso trasparente e rispettano le restrizioni: indice Rt sale, scattano le limitazioni, indice Rt scende, si allentano

Il tentativo di coinvolgere le opposizioni

Nel delineare il nuovo quadro degli interventi, l’esecutivo punta poi a coinvolgere le opposizioni: così sabato, alla festa del Foglio, il premier Giuseppe Conte ha lanciato l'idea di un tavolo permanente e ha contattato i leader del centro-destra invitandoli a indicare un rappresentante delle rispettive forze politiche in modo da instaurare subito un confronto continuo con il governo. Ma l'ipotesi è stata rispedita al mittente da Salvini, Meloni e Berlusconi, che in una nota congiunta hanno così replicato : «Oggi più che mai l'unica sede nella quale discutere è il Parlamento. Non siamo disponibili, invece, a partecipare a operazioni di Palazzo che sembrano dettate più che da una reale volontà di collaborazione dal tentativo di voler coinvolgere l'opposizione in responsabilità gravi che derivano dall'immobilismo e dalle scelte sbagliate effettuate dal governo». Il passaggio di lunedì in Parlamento, prima del dpcm, apre comunque una fase diversa nella “gestazione” dei provvedimenti, con il coinvolgimento del Parlamento, e quindi anche del centrodestra, prima del varo.

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