in campo la cassa depositi e prestiti

Coronavirus, il governo prepara la sospensione dei tributi locali fino a novembre

A decidere saranno i singoli enti, compensati da anticipazioni della Cdp. In gioco 10 miliardi dell’acconto Imu , 5 miliardi di Tari e altri 2 di voci minori

di Gianni Trovati

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(IMAGOECONOMICA)

A decidere saranno i singoli enti, compensati da anticipazioni della Cdp. In gioco 10 miliardi dell’acconto Imu , 5 miliardi di Tari e altri 2 di voci minori


3' di lettura

Una sospensione di Imu, Tari e degli altri tributi locali fino al 30 novembre. Compensata da un’anticipazione di liquidità da Cassa depositi e prestiti con lo Stato nel ruolo di garante di ultima istanza per andare in soccorso alla cassa degli enti locali che decideranno lo stop. Stop che potrà essere definito direttamente in giunta senza l’obbligo di passare in consiglio.

È questa l’architettura scritta nelle bozze che preparano il capitolo enti locali del decreto Aprile. E che come anticipato dal Sole 24 Ore del 22 marzo estendono al fisco locale la sospensione già avviata per i versamenti delle tasse erariali.

Non è un blocco generalizzato, perché secondo questo schema a decidere saranno i Comuni e gli altri enti territoriali. Per ragioni di autonomia tributaria, certo, ma anche di conti. Perché in gioco ci sono somme pesanti come i 10 miliardi dell’acconto Imu di giugno, almeno 5 miliardi delle prime rate della tariffa rifiuti e circa 2 miliardi legati ai tributi cosiddetti “minori” come l’imposta di pubblicità o l’occupazione del suolo pubblico. Resta da capire la sorte dei circa 2 miliardi di Imu che le imprese dovrebbero pagare a giugno allo Stato per la «quota erariale».

Coprire ex ante un blocco generalizzato non sarebbe semplice, in un decreto che tra mille difficoltà prova a superare i 30 miliardi e andrà finanziato in larga parte a debito, come ribadito ieri dal ministro dell’Economia Gualtieri. E che vedrà almeno 11 miliardi assorbiti dalle misure di sostegno al reddito e dagli ammortizzatori sociali il cui costo è esploso (Sole 24 Ore del 27 marzo).

Anche per questo il governo sta scegliendo di lasciare le decisioni agli enti locali. Ma in un’Italia bloccata dal distanziamento sociale è facile immaginare che saranno molti amministratori a scegliere lo stop fiscale. Anzi. In tanti casi si sta già verificando una sospensione di fatto, complici gli uffici svuotati dall’emergenza che in tanti Comuni hanno smesso di lavorare per esempio nella preparazione delle cartelle Tari. Anche perché non è semplice bussare alla porta di imprese e attività commerciali chiuse per il blocco sanitario. Il problema è chiaro anche ad Arera, l’Authority sui servizi chiamata a gestire il nuovo metodo tariffario al debutto proprio quest’anno: in una delibera appena approvata (la 102/2020), l’Autorità chiede a Comuni e gestori di segnalare le difficoltà per poter mettere in campo i correttivi su costi extra e problemi di riscossione necessari a disegnare una “Tari per l’emergenza”.

Ma per essere davvero possibile, la scelta di fermare i versamenti ha bisogno di un forte sostegno finanziario alle casse locali. Che dovrebbe arrivare in due modi. Nel decreto sta provando a farsi spazio un fondo per il sostegno agli enti locali fino a 3 miliardi, per contenere la prima emergenza. Ma un aiuto più strutturale dovrebbe arrivare appunto da Cdp. I soldi agli enti arriverebbero da un ampliamento delle anticipazioni di liquidità extra rilanciate dall’ultima manovra (comma 556) per facilitare i pagamenti ai fornitori. Ma i prestiti per coprire la sospensione fiscale potrebbero avere «un valore molto consistente», spiega la relazione illustrativa, per cui serve una copertura ulteriore, anche per abbattere gli interessi. A pensarci sarà lo Stato, come garante «di ultima istanza», che potrà poi rivalersi nei prossimi anni sugli enti interessati riducendo i trasferimenti. Ma questo, oggi, non è il problema più urgente.

A decidere la sospensione sarà la giunta. Questo passaggio serve a sciogliere un dubbio che sta animando le discussioni negli enti locali, alle prese con la necessità di gestire i pagamenti in scadenza al 31 marzo su imposta di pubblicità e suolo pubblico. In casi di emergenza, in realtà, la giunta può già fermare i pagamenti, come spiega una sentenza del consiglio di Stato (la 4435/2018). Ma è ovvio che una norma esplicita eviterebbe ogni dubbio.

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