la gestione della pandemia

Coronavirus, il governo vuole la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio: ecco tutte le conseguenze

«Andremo in Parlamento a chiedere la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio» ha annunciato il premier Giuseppe Conte. «Dobbiamo resistere col coltello tra i denti in questi 7-8 mesi difficili che ci attendono» ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, favorevole alla linea della «massima prudenza»

di Andrea Gagliardi

Coronavirus, Conte: proroga stato emergenza fino a fine gennaio

«Andremo in Parlamento a chiedere la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio» ha annunciato il premier Giuseppe Conte. «Dobbiamo resistere col coltello tra i denti in questi 7-8 mesi difficili che ci attendono» ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, favorevole alla linea della «massima prudenza»


3' di lettura

Il governo ha deciso. È intenzionato a chiedere alle Camere una proroga di 3 mesi e mezzo dello stato di emergenza «Andremo in Parlamento a chiedere la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio» (ovvero a un anno esatto dalla prima messa in campo della misura in seguito alla pandemia, ndr) ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ai giornalisti a margine della visita alla scuola media 'Francesco Gesuè' a San Felice a Cancello (Caserta). La proroga al momento scade il 15 ottobre ma il perdurare dell'emergenza ha suggerito agli esperti del Cts (Comitato tecnico scientifico) di allungare i tempi dello stato di emergenza. «Non possiamo andare in ordine sparso», ha quindi sottolineato il premier sulla possibilità di nuovi lockdown regionali, rispondendo ai cronisti su quanto «minacciato» dal governatore della Campania Vincenzo De Luca.

Il dossier è finito sul tavolo della riunione dei capi delegazione con il premier Giuseppe Conte tenutasi dopo il Cdm del 30 settembre. E dal capodelegazione M5S Alfonso Bonafede è stata lanciata un'idea: una maratona tv per invitare gli italiani a scaricare l'app Immuni, sull'utilità della quale anche il capodelegazione Pd Dario Franceschini avrebbe posto l'accento. Sulla proroga dello stato d’emergenza il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha ribadito la sua linea della «massima prudenza», ha annunciato che sarà in Aula all'inizio della settimana, per discuterne in Parlamento. Dove le opposizioni, contrarie alla proroga al 15 ottobre, potrebbero esprimere forti riserve su questa nuova dilazione.

Proroga emergenza estesa a fine gennaio

Di fronte all’aumento dei contagi, soprattutto al centro-sud, con un autunno-inverno che si annuncia particolarmente difficile, sembra finita in minoranza dunque la linea di una proroga di non più di due mesi e mezzo, come avvenne l'ultima volta (30 luglio-15 ottobre), e che sarebbe coincisa con la fine del 2020. Prospettare la conclusione dello stato di emergenza proprio alla vigilia di Capodanno non è sembrato plausibile. Di qui l’idea di estendere la proroga fino a fine gennaio. Mese che coinciderebbe con l'arrivo presumibilmente delle prime dosi del vaccino, che però per una distribuzione a tappeto sarà disponibile solo a partire dalla primavera inoltrata. Speranza del resto è stato esplicito: «Dobbiamo resistere col coltello tra i denti in questi 7-8 mesi difficili che ci attendono - ha detto - ma mentre resistiamo dobbiamo anche guardare al futuro».

Le conseguenze dallo smart working ai tamponi

Fino ad allora si andrà avanti con le misure “eccezionali”: dall'uso generalizzato dello smart working, agli acquisti accelerati dei beni per affrontare la pandemia (mascherine, camici, i banchi con le rotelle, ecc) che fanno capo al Commissario Domenico Arcuri, i cui poteri saranno “salvi” solo con la proroga dello stato di emergenza. Tra l’altro serve tempo ad Arcuri per fare abbastanza acquisti di kit diagnostici (anche quelli rapidi, da poco sdoganati dal Cts e dal ministero della Salute per le scuole). Non solo. La proroga dello stato emergenza, inoltre, consentirebbe tra l'altro, anche di estendere le regole che impongono attualmente l'obbligo del tampone per chi entra in Italia provenendo da Croazia, Grecia, Malta, Spagna e Francia (limitatamente alle Regioni Alvernia-Rodano-Alpi, Corsica, Hauts-de-France, Île-de-France, Nuova Aquitania, Occitania, Provenza-Alpi-Costa azzurra).

Il ruolo di Dpcm e ordinanze

L'attuale situazione, che il governo chiede di prorogare, consente di agire in deroga su numerosi aspetti della vita pubblica grazie all'emanazione di Dpcm (i decreti della presidenza del Consiglio dei ministri) e ordinanze del ministro per la Salute. I decreti del presidente del Consiglio, i Dpcm, non possono essere emanati se non in stato di emergenza. A tale proposito, il 7 ottobre, prima ancora dello stato di emergenza, scade infatti il Dpcm con le indicazioni delle misure per contenere il contagio: dall'uso delle mascherine, al distanziamento, alla capienza dei mezzi di trasporto locale, alla chiusura di discoteche e stadi. Questo non significa che le misure saranno le stesse. Sugli stadi, come è noto, è in corso un confronto serrato tra governatori, propensi a riaprire l'accesso, sia pure limitato a un quarto della capienza, e il Governo, con il ministro della Sanità che ha già espresso la sua contrarietà, supportato anche dal monitoraggio dell'Iss (Istituto superiore di sanità), che invita a non allentare le misure autorizzando ad esempio « eventi e iniziative a rischio aggregazione».

Le incognite sulle mascherine all’aperto

Ma le incognite riguardano anche l'uso della mascherina. Dovrebbero essere prorogate le regole attuali che prevedono l'obbligo della mascherina nei luoghi chiusi aperti al pubblico e all'aperto a partire dalle ore 18 e fino alle 6 del mattino in tutti quei luoghi dove è più facile la formazione di assembramenti come le piazze di ritrovo per la vita notturna. Ma non è escluso, in caso di crescita dei contagi, che si passerà all'obbligo generalizzato di indossare la mascherina all'aperto durante l'intero arco della giornata, sulla scia di quanto già deciso ad esempio in Campania, Calabria e Sicilia.

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