EMERGENZA CORONAVIRUS

Coronavirus, tra guanti monouso e mascherine oltre 32milioni di presidi medici bloccati dall'agenzia delle Dogane in fuga dall’Italia

L ’attività di contrasto si è intensificata nell’ultima settimana. In soli tre giorni, tra il 30 marzo e il primo giorno di aprile, gli uffici delle dogane da Venezia a La Spezia e da Milano a Roma hanno effettuato oltre 30 operazioni mirate tutte in attesa di essere definite come possibili requisizioni

di Marco Mobili

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Funzionari dell'agenzia delle Dogane di Genova requisiscono un carico di 20.650 mascherine provenienti dalla Cina (foto Ansa)

L ’attività di contrasto si è intensificata nell’ultima settimana. In soli tre giorni, tra il 30 marzo e il primo giorno di aprile, gli uffici delle dogane da Venezia a La Spezia e da Milano a Roma hanno effettuato oltre 30 operazioni mirate tutte in attesa di essere definite come possibili requisizioni


2' di lettura

Cinque milioni di mascherine, oltre 27 milioni e mezzo di guanti monouso e quasi 52mila tra apparecchi per la respirazione e gli ormai noti caschi per assicurare la respirazione ai malati più gravi di Coronavirus. Sono il bottino delle 81 operazioni di controllo effettuate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dal 20 marzo scorso fino al 1° aprile 2020 con l’obiettivo di bloccare alla partenza i presidi sanitari e gli strumenti per fronteggiare l’emergenza da Covid-19.

Di queste 81 operazioni sono 26 quelle che si sono tradotte in un decreto di requisizione autorizzato dal Commissario all’emergenza sanitaria Domenico Arcuri e il cui materiale è stato consegnato ai diretti interessati. Come è accaduto a fine marzo a Verona con la consegna immediata di 10.000 mascherine al Comune di Castelfranco Veneto (TV) e 20.000 mascherine alla Protezione Civile.

Ed è solo l’inizio. Altre 42 operazioni sono ancora sospese tra il blocco in Dogana e il decreto di requisizione. Come emerge dal report messo a punto dall’Agenzia, l ’attività di contrasto si è intensificata nell’ultima settimana. In soli tre giorni, tra il 30 marzo e il primo giorno di aprile, gli uffici delle dogane da Venezia a La Spezia e da Milano a Roma hanno effettuato oltre 30 operazioni mirate tutte in attesa di essere definite come possibili requisizioni.

Il tesoro intercettato alla frontiera
Oltre 32 milioni di presidi sanitari bloccati alla frontiera, ora ritenuti “strategici” per contrastare l’epidemia, che complessivamente valgono oltre due milioni di euro. Cui si devono aggiungere le operazioni bloccate in moneta americana per oltre 900mila dollari. Un dato, quello del valore economico del materiale sequestrato o al momento soltanto bloccato, calcolato per difetto visto che per alcune operazioni non è stato possibile determinare il valore della merce intercettata. Tra le operazioni più ingenti quella di Gioia Tauro dove i funzionari delle Dogane in servizio al porto, con la collaborazione della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Reggio Calabria, hanno intercettato due carichi di materiale medico e sanitario, con 364.200 paia di guanti sterili per uso chirurgico provenienti dalla Malesia e 9.720 dispositivi endotracheali, provenienti dalla Cina, utilizzati per l’intubazione.

Tra mascherine e guanti mono uso
Nelle operazioni messe in atto dalle Dogane negli ultimi 13 giorni per quantità al primo posto ci sono i guanti mono uso in lattice, nitrile ed anche in vinile. Complessivamente ne sono stati bloccati ben 27,5 milioni di pezzi di cui però per almeno 11 milioni le Dogane hanno deciso di non procedere alla requisizione. Non entrano nel conteggio anche gli oltre 990 chilogrammi di guanti sterili sospesi dalla Dogana di Verbanio-Cusio-Ossola. Ci sono poi quasi 5 milioni di mascherine di cui almeno 400mila sono tra i modelli più ricercati e definiti, alla “Pizzaballa”, introvabili come le FFP2 o le FFP3. Tra i tanti sequestri ci anche 900mila face mask e 50 maschere a gas. Sul fronte respiratori il materiale bloccato dalla Dogane sfiora le 52mila unità. Tra questi ci sono anche un centinaio di caschi necessari per aiutare la respirazione dei pazienti più gravi e 400 respiratori neonatali.

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