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Coronavirus, le imprese della musica presentano un decalogo a Conte: «Perdite da 600 milioni»

Dall’innalzamento a 200 milioni del Fondo Emergenze al Bonus Cultura per le famiglie. Le proposte al governo delle associazioni di categoria

di Francesco Prisco

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Stevie Wonder si esibisce allo «One World Together at Home» (Reuters)

Dall’innalzamento a 200 milioni del Fondo Emergenze al Bonus Cultura per le famiglie. Le proposte al governo delle associazioni di categoria


3' di lettura

Primo: portare il Fondo Emergenze introdotto dal Dl Cura Italia a 200 milioni. Secondo: contributo a fondo perduto per i mesi perduti a causa del lockdown. Terzo: sospensione di tasse e contributi per il settore, attraverso un meccanismo di rateizzazione. Quarto: estensione della durata dei voucher da 12 a 18 mesi per i concerti annullati. Quinto: creazione di un bonus cultura per le famiglie. Sesto: Iva al 4% per musica e spettacolo. Settimo: reddito di emergenza anche per i precari del comparto. Ottavo: revisione delle pendenze erariali per gli organizzatori di spettacoli dal vivo per appianare tutte le asimmetrie nell’applicazione dell’Iva sugli spettacoli dal vivo. Nono: apertura di un tavolo di lavoro con la task force presieduta da Vittorio Colao per la ripresa delle attività. Decimo: certezza sui tempi.

Danni stimati per oltre 600 milioni
È questo il decalogo-anti crisi da coronavirus che le principali associazioni che rappresentano l’intera filiera imprenditoriale della musica, dal live alle case discografiche, e gli editori musicali, hanno proposto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri dei beni Culturali e dell’Economia, Dario Franceschini e Roberto Gualtieri. Il tutto evidenziando da un lo stato di crisi dell’intero comparto, dall’altro la necessità di misure urgenti. Il settore, secondo i dati di Italia Creativa raccolti da Ey, vale quasi cinque miliardi, occupando oltre 169 mila persone. Il danno complessivo a fine anno per le imprese di settore potrebbe superare quota 600 milioni.

Fronte comune delle associazioni di categoria
Le associazioni firmatarie, Afi, Anem, Assomusica, Fem, Fimi e Pmi, hanno descritto una situazione drammatica che potrebbe protrarsi per lunghi mesi, soprattutto con riferimento al blocco degli eventi. Con il decreto del 4 marzo 2020 il Governo ha sospeso le manifestazioni di qualsiasi natura. In seguito sono state chiuse, prima a livello locale poi a livello nazionale, tutte le attività commerciali inclusi ovviamente anche gli esercizi attivi nel commercio di musica registrata. Secondo le stime di Assomusica, a fine stagione estiva ammonteranno a circa 350 milioni le perdite per il solo settore del live. A questo danno vanno aggiunte poi anche le perdite legate all’indotto, che l’associazione stima in circa 600 milioni di euro. A livello di economia del lavoro, solo per gli eventi di musica popolare contemporanea lavorano circa 60mila persone: famiglie e imprese che necessitano di uno sforzo e un supporto finanziario straordinario e duraturo da parte delle istituzioni, secondo le associazioni.

Gli effetti del lockdown
A questo si sono ben presto aggiunti i danni relativi al mancato versamento dei diritti d’autore e connessi, in relazione alla mancata attività dal vivo e alla chiusura degli esercizi commerciali, discoteche, palestre e altri luoghi di aggregazione. Il potenziale danno, per gli autori e per gli editori musicali, è stimato da Siae in termini di mancati incassi per diritto d’autore, per il 2020, a causa del lockdown e delle sue conseguenze in circa 200 milioni, una cifra destinata a crescere esponenzialmente in base alla durata dell’emergenza sanitaria e in base alle tempistiche di graduale riapertura delle diverse attività. Le vendite di prodotto fisico (Cd e vinili) sono crollate di oltre il 70% tra marzo e aprile (dati Fimi) e anche il digitale, a causa della contrazione di novità in uscita (per l’impossibilità di presentare novità e per la chiusura delle sale di registrazione) non è in grado di compensare il declino generale. Si prevede un durissimo contraccolpo con oltre 100 milioni di mancati ricavi solo nel 2020. Drammatici anche gli effetti sul lavoro. Il fermo delle attività ha prodotto in poche settimane effetti catastrofici sull’occupazione del settore con centinaia di migliaia di musicisti, tecnici di fatto senza attività e con prospettive potenzialmente tragiche dal punto di vista economico.

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