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Coronavirus, le imprese siciliane al governo: «La Sicilia sia in zona gialla»

Le associazioni datoriali chiedono chiarezza sui dati e interventi immediati. Intanto l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza rilancia: «Continuiamo a non capire perché ci troviamo in zona arancione»

di Nino Amadore

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Le associazioni datoriali chiedono chiarezza sui dati e interventi immediati. Intanto l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza rilancia: «Continuiamo a non capire perché ci troviamo in zona arancione»


4' di lettura

Sanità ed economia in Sicilia nuove sfide con il Covid

Si scrive appello, si legge may day. Perché quello che arriva dalle imprese siciliane è un vero e proprio grido d’aiuto da parte di un sistema economico che sta affondando. L’ultimo calcolo del danno delle misure restrittive dettate dalla pandemia era di un miliardo in un mese (che si aggiunge ai 5,5 miliardi già persi nel primo lockdown) ma le cose, è chiaro, sono destinate a peggiorare. Soprattutto ora che la Sicilia si trova in “area arancione” con tutto ciò che ne consegue in termini di chiusure di limiti alle attività produttive.

Ed è questo dunque il presupposto del documento firmato da quasi tutte le associazioni di impresa che chiedono al governo nazionale di fare un passo indietro e inserire la Sicilia in zona gialla. Un appello chiaro rivolto sì al governo nazionale ma anche a quello regionale guidato da Nello Musumeci: «La Sicilia sia dichiarata zona gialla»scrivono le associazioni datoriali: dagli industriali di Sicindustria, Confindustria Catania, Confindustria Siracusa, all’area del commercio di Confcommercio Sicilia e Confesercenti Sicilia, le imprese di Confapi Sicilia, Legacoop, Confcooperative, Unci, Agci, Unicoop Sicilia, Ance Sicilia, CNA Sicilia, Conflavoro PMI Sicilia, Assoimopresa, Confagricoltura. In totale, si può dire, sono rappresentate in qualche modo almeno 300mila imprese.

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Le organizzazioni rivolgono un appello al governo nazionale e alla Regione Siciliana in testa ma anche a tutti gli enti e le istituzioni della Sanità, e a tutti gli organismi attori dello sviluppo: «In un momento drammatico come quello che le nostre imprese stanno vivendo, occorre senso di responsabilità fuori dai giochi di appartenenza politica - si legge -. Vengano messe in campo tutte le procedure e tutte le attività necessarie, tutte le prassi e i protocolli per far sì che la Sicilia venga riportata nel novero delle regioni cosiddette gialle, occorre prendere tutte le misure che consentano da un lato di tutelare la salute e dall'altro di affrontare il tema della tenuta del nostro sistema economico e sociale».

E mentre non si placa la polemica tra la Regione siciliana e il governo nazionale, dagli imprenditori (in questo caso Sicindustria, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa) arriva l’invito affinché le istituzioni, tutte, si mobilitino al fine di portare la regione fuori dal perimetro dell'emergenza: «Non intendiamo, in una fase così delicata, andare alla ricerca delle singole responsabilità, ma di certo chiediamo un indispensabile senso di responsabilità nelle cause e nei rimedi” si legge in un comunicato. «Auspichiamo – affermano Sicindustria, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa – che venga fatta una analisi critica dei parametri che ci hanno condotto nella fascia arancione al fine di mettere in atto misure che ci consentano di tutelare la salute e di affrontare il tema della tenuta del sistema economico e sociale. Occorre dare risposte immediate alle tante categorie produttive che stanno affrontando una grave crisi e che auspicano interventi che consentano di rimettere in moto l'economia. L'appello accorato è ai governi regionale e nazionale affinché si muovano seguendo un unico comune interesse. Di guerre di campanile non sentiamo sicuramente il bisogno».

L’assessore alla Salute Ruggero Razza all’attacco

Una revisione dei dati (o quantomeno un approfondimento) che l'assessore alla Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza ha provato a fare confrontandosi con il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro provanndo a comprendere i motivi dell’assegnazione della zona 'arancione' alla Sicilia per il contenere il diffondersi del Covid-19. «Oggi all'incontro con il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro e il direttore generale Prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza, ho chiesto se sono stati utilizzati solo i parametri classici per individuare la Sicilia come zona arancione e mi hanno detto che si aggiungono classificazione di rischio e indice Rt. Ma se è così non ho capito perché se ne è tenuto conto soltanto per la Sicilia - ha spiegato razza - . Le valutazioni sono molteplici e io voglio comprenderle al meglio. Domani avremo un incontro anche col ministro Speranza».

L’assessore ribadisce: «Nostri dati meno allarmanti di altri in zona gialla»

L’assessore alla Salute della Regione siciliana (primo bersaglio delle critiche che sono arrivate dalle opposizioni ma anche dal sindaco di Messina Cateno De Luca che ne ha chiesto e ne chiede le dimissioni) è stato chiaro: «Abbiamo preso in esame tutti gli indicatori del documento che ha visto la Sicilia inserita nella zona arancione. Ci siamo chiesti il perché - ha spiegato Razza -. Si è detto che il motivo è legato alle strutture sanitarie. Istituto superiore della sanità e ministero della Salute si sono allarmati per due parametri l'indice dei positivi sui tamponi effettuati e il personale che riguarda contact tracking e il totale del personale sanitario, uno ogni 10 mila abitanti. La Sicilia ha un parametro di 1,2 persone ogni 10 mila. Il tempo medio da sintomi a individuazione è di due giorni, quando il minimo è di 5. Poi c’è l’indice Rt che in Sicilia è di 1.42 con ben sedici, tra regioni e province autonome, che hanno un dato più alto».

Razza: «Chi dice che non abbiamo posti letto dice il falso»

E poi, per quanto riguarda la possibile carenza di posti letto, ha ribadito: «Chi dice che non abbiamo posti letto eviti di farlo perché afferma un falso, commette un reato. L'epidemia è in fase di crescita e va tenuta sotto controllo, ma da siciliani siamo feriti da un'attribuzione di un'area di rischio non legata a dati oggettivi. È stata data l'immagine che il sistema sanitario siciliano fosse meno preparato o che non si fosse lavorato, e non è vero. Mi è stato confermato che non c'è correlazione diretta tra Report e colore arancione, ma ci sono altre valutazioni. Abbiamo il diritto di sapere». «Si dice che il governo regionale ha ricevuto 128 milioni di euro da Roma per la sanità - ha aggiunto Razza - e non li ha spesi. Ma noi non abbiamo ricevuto un centesimo e abbiamo realizzato l'ampliamento della rete intensiva e sub intensiva. Oggi tutte procedure sono state attuate e si partirà senza avere ricevuto un euro. La responsabilità è del commissario nazionale che ha chiesto i soldi a banche europee e attivato il cronoprogramma. Adesso sono state individuate le ditte per realizzare le opere. Non siamo rimasti indietro neppure di un'ora».

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