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Coronavirus, «incentivi» allo smart working in tutto il Nord. Ma per mense e pulizie rischio ferie forzate

Fino al 15 marzo si allarga a Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria lo smart working agevolato per ora previsto solo per le imprese degli 11 comuni della zona rossa interessati da coronavirus

di Francesca Barbieri


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(SENTELLO - stock.adobe.com)

3' di lettura

Fino al 15 marzo Si allarga a Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria lo smart working agevolato per ora previsto solo per le imprese degli 11 comuni della zona rossa interessati da coronavirus. A stabilirlo il decreto della presidenza del Consigli dei ministri in via di approvazione che, all’articolo 2, prevede la possibilità di applicare le modalità di lavoro agile a ogni rapporto di lavoro subordinato e anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla legge 81 del 2017.

Iter rapido per lo smart working
Un’eccezione, insomma, rispetto a quanto stabilisce la legge secondo cui lo smart working può essere attivato sulla base di un accordo tra impresa e lavoratore.
Viene stabilito inoltre che gli obblighi di comunicazione dello smart working possono essere «assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile suil sito Inail».
Lo smart working o il telelavoro possono essere una valida modalità di gestione dei dipendenti quando non svolgano compiti che non richiedono la presenza in azienda.

Il nodo dei lavoratori della ristorazione e delle pulizie
Resta però aperto il problema dei tanti lavoratori - che dalle pulizie alla ristorazione - svolgono attività per le quali resta difficile applicare lo smart working. «Molti di questi - spiegano dalla Fisascat Cisl di Milano - nell’incertezza generale vengono invitati a mettersi in ferie o a prendere permessi retribuiti».

«A livello lombardo, Cgil Cisl Uil hanno chiesto ai Prefetti di provvedere affinché si adottino comportamenti uniformi per il personale addetto al front-office in tutti i settori- si legge nel comunicato stampa Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Uilpa, della Lombardia -. Occorre una cabina di regia che assicuri omogeneità negli interventi a tutela delle lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici, oltre al tavolo chiesto a Regione Lombardia per trovare misure a sostegno dell'emergenza lavorativa che si sta determinando».

Mense scuole e università: «Oltre 20mila posti a rischio»
La chiusura delle università e scuole di ogni ordine e grado in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Marche, Friuli Venezia Giulia e nel territorio metropolitano di Palermo e nella provincia di Taranto a causa dell'emergenza Covid-19 rischiano di produrre effetti negativi sul settore della ristorazione collettiva

«Oltre 20.000 operatrici e operatori delle mense scolastiche e universitarie rischiano di perdere il posto di lavoro se il Governo non approverà misure economiche urgenti che interessino anche il settore della ristorazione collettiva organizzata» lamentano Carlo Scarsciotti, Presidente di Angem, Associazione Nazionale delle Aziende della Ristorazione Collettiva e da Andrea Laguardia, Responsabile Settore Ristorazione Legacoop Produzione e Servizi.
«In quelle Regioni operano circa il 60% delle nostre aziende”, continuano Scarsciotti e Laguardia. “La sospensione dei servizi e i relativi costi da sostenere per il personale, con il combinato disposto della perdita di fatturato e delle materie prime e con l'anomalo incremento dei costi di dispositivi di protezione specifici rischiano di mettere a serio rischio finanziario l'intero settore».

Ammortizzatori sociali anche fuori dalla zona rossa
Mentre dai consulenti del lavoro arriva la richiesta di riconoscere gli ammortizzatori sociali anche ad aziende ubicate fuori dalla zona rossa
se hanno dipendenti che vivono in quelle zone e hanno quindi un materiale impedimento a recarsi al lavoro; introdurre procedure snelle per le relative richieste, senza cioè accordi sindacali, integrazioni o altro.

Si richiede anche di estendere l'assegno ordinario del Fondo Integrazione Salariale (Fis) dell'Inps alle aziende da 5 ai 14 dipendenti, così come previsto per le aziende che impiegano mediamente oltre i 15 dipendenti e prevedere per tutte le altre aziende, gli studi professionali e realtà imprenditoriali ammortizzatori sociali in deroga non solo se si hanno attività o dipendenti nella zona rossa, ma anche se si subisce un calo di produttività a causa dell'emergenza sanitaria.

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