Peggiora valutazione situazione economica

Coronavirus, Istat: «Più di un italiano su 5 in difficoltà nel pagare mutuo, affitto o bollette»

Il telefono ha tenuto vive le relazioni familiari, un quinto hanno fatto ricorso alle videochiamate

di Nicoletta Cottone

Mutui, accelerano le erogazioni negli ultimi mesi

3' di lettura

Più di un quinto della popolazione (22,2%) ha avuto difficoltà ad affrontare i propri impegni economici, dal pagare mutuo, bollette, affitto alle spese per i pasti), mentre il 50,5% ritiene che la situazione economica del Paese peggiorerà. Lo attesta il report dell’Istat su comportament e opinioni dei cittadini durante la seconda ondata pandemica (dicembre 2020-gennaio 2021).

Positive le relazioni con i familiari conviventi

Le difficoltà del periodo sono attestate dalle parole scelte per descrivere il periodo: solo il 34,1% ha utilizzato parole di accezione positiva, il 44,7% si è espresso negativamente e il 21,2% in termini né negativi né positivi.E questo nonostante la situazione « migliorata nettamente rispetto al lockdown di aprile 2020, quando il 56,9% si era espresso con giudizi negativi e soltanto il 20,6% positivamente». Hanno scelto parole positive più di tre cittadini su quattro (76,2%) per descrivere le relazioni familiari con i conviventi. L’8,4% ha usato termini di accezione negativa, il 14,9% termini non classificabili come positivi o negativi. Risultati in linea con quelli del primo lockdown, «a conferma di una diffusa tenuta delle relazioni familiari».

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Aumenta il tempo dedicato alla famiglia

Più di 3 cittadini su 4 hanno descritto con termini con positivi il clima familiare durante la seconda ondata epidemica, solo l'8,4% ha scelto termini di accezione negativa. Più di uno su quattro (28,3%) è riuscito a incrementare il tempo dedicato ai propri familiari. Al di là dei termini utilizzati, la resilienza delle relazioni familiari è confermata dai giudizi espressi dai cittadini. Il 93,1% definisce buoni (49,1%) o ottimi (44,0%) i rapporti con i familiari conviventi, per il 6,7% non sono buoni né cattivi mentre solo lo 0,3% li definisce cattivi o pessimi. Nell’86,3% dei casi la convivenza, spesso forzata a causa delle limitazioni negli spostamenti, nella gran parte dei casi non ha prodotto effetti sul clima familiare che è rimasto inalterato. Anzi per un cittadino su 10 è addirittura migliorato, anche se la quota è leggermente più bassa di quella rilevata ad aprile 2020 (15,6%). Invece per un milione di persone la pandemia ha messo a dura prova la convivenza all'interno delle mura domestiche. Peggiorano però le relazioni tra conviventi per il 3,2% della popolazione (2,6% ad aprile 2020).

Più della metà ha ridotto gli incontri con i familiari non conviventi

Oltre metà della popolazione ha ridotto gli incontri con i familiari non conviventi, esattamente il 56,8%, il 36,6% ha incrementato la frequenza dei contatti telefonici mentre per il 28,1% nulla è cambiato. Residuali le quote di quanti hanno incrementato gli incontri (1,9%) e ridotto i contatti telefonici (4,7%).Ad avere ridimensionato i contatti e le relazioni con i parenti sono soprattutto le persone fino ai 44 anni (67,9% tra i 35-44enni: 60,6% tra gli uomini e 75,2% tra le donne) mentre tra gli ultra-settantaquattrenni si rileva la quota più elevata di quanti non hanno visto modifiche nelle loro relazioni parentali (42,1%).

Incontri diradati soprattutto nel Mezzogiorno

Sul territorio, la frequenza degli incontri si è diradata soprattutto nel Mezzogiorno (62,9% contro circa il 53% nelle altre zone del Paese). I contatti telefonici sono aumentati più al Nord e nel Mezzogiorno,circa il 40,0% contro il 21,5% del Centro, dove invece è più elevata la quota di quanti non hanno modificato le proprie abitudini relazionali con i parenti (40,9% contro circa il 25% nelle altre zone del Paese).

Il telefono ha tenuto vive le relazioni familiari

Ed è stato il telefono a tenere vive le relazioni familiari: il 63,2% della popolazione ha sentito i parenti il giorno precedente l'intervista (più le donne con il 67,4% rispetto agli uomini al 58,6%). Una persona su cinque ha usato le videochiamate per tenersi in contatto con loro. Sebbene per la gran parte dei cittadini (64,5%) non sia cambiata la frequenza con cui sentire telefonicamente i parenti, il 25,7% ha incrementato il tempo dedicato a questa attività (34,4% tra le donne di 65-74 anni) e solo per il 6,6% il tempo si è ridotto.A livello territoriale sono i cittadini del Mezzogiorno a dichiarare il maggior incremento del tempo dedicato ai contatti telefonici (33,4% a fronte del 24,4% del Nord e del 15,6% del Centro) mentre residenti nelle regioni del Centro hanno modificato meno i propri comportamenti (stesso tempo il 73,8%).

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