i numeri dell’epidemia

Coronavirus, ultime notizie: in Italia 189.973 casi (+1,41%) e 25.549 vittime (+1,85%). Indice contagio sceso a 0,5-0,7


Calano ancora gli attualmente positivi: sono 106.848 con un calo di 851 nelle ultime 24 ore.E i guariti nell’ultima giornata sono 3.033, per un totale di 57.576

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Cisliano, vicino a Milano: prelievi del sangue per test sierologici (Reuters)


Calano ancora gli attualmente positivi: sono 106.848 con un calo di 851 nelle ultime 24 ore.E i guariti nell’ultima giornata sono 3.033, per un totale di 57.576


3' di lettura

In Italia 189.973 casi di coronavirus (+2.646, con un aumento dell’1,41%) e 25.549 vittime (+464, con un aumento dell’1,85%). Calano ancora gli attualmente positivi per il quarto giorno consecutivo: sono 106.848 con un calo di 851 nelle ultime 24 ore. Anche il numero dei guariti continua a crescere: sono ora 57.576, con un incremento giornaliero record di 3.033 (+5,56%). Diminuisce la pressione sugli ospedali con 2.267 ricoverati in terpia intensiva (-117 rispetto a ieri) e 22.871 ospedalizzati totali (-934). Sono stati effettuati fino ad oggi 1.579.909 tamponi.

Il parametro R0 che indica il numero di nuovi contagiati per paziente coronavirus “è sceso ad una percentuale compresa tra lo 0,5 e lo 0,7”. Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore di Sanità (Css), Franco Locatelli, nel corso della conferenza stampa alla Protezione civile. Locatelli ha giudicato “rimarchevole” anche la diminuzione dei pazienti attualmente positivi e la circostanza “che in 4 Regioni oggi non si sono registrati decessi e in altre due solamente uno”.

IL TREND GIORNO PER GIORNO
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Lombardia
Oggi sono iniziati i test sierologici in 14 centri prelievi lombardi delle province di Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona. In Lombardia, la regione più colpita, ci sono 70.165 casi di coronavirus (+1.073) e 12.940 vittime (+200 nelle ultime 24 ore). Diminuiscono i numeri dei ricoverati (-500) per un totale di 9.192 e dei malati in terapia intensiva (-27) per un totale di 790. Aumentano i dimessi: sono 44.220, 1.400 nelle ultime 24 ore.

Milano rimane la provincia più colpita: registra ad oggi 17.277 casi di coronavirus (+277 rispetto a ieri) di cui 7.221 (+105) a Milano città. L’incremento giornaliero provinciale è inferiore rispetto a quello di ieri (+480) e di martedì (+408).

Lo studio sui ricoverati in terapia intensiva
Un malato su quattro (26%) dei malati di Covid-19 ricoverati in terapia intensiva non ce la fa, e le morti sono più numerose tra i pazienti anziani e chi ha precedenti patologie. È quanto emerge da uno studio coordinato dal Policlinico di Milano, usando i dati di circa 1.591 ricoveri in terapia intensiva fatti tra il 20 febbraio e 18 marzo in 72 ospedali in Lombardia. La ricerca, pubblicata sulla rivista Jama, è stata diretta da Antonio Pesenti, direttore dell'Unità operativa complessa di Terapia e intensiva del Policlinico.

L'età media dei pazienti ricoverati è 63 anni, e l'82% è di sesso maschile. Dai dati riportati si è visto che in circa l'80% dei contagiati, l'infezione da Covid-19 si manifesta con sintomi lievi, come febbre e tosse secca, che non richiedono cure particolari. Nel 20% dei casi invece si sviluppa in modo più serio ed è necessario il ricovero in ospedale. Il 5%-15% dei pazienti ricoverati hanno avuto difficoltà respiratorie così gravi da aver bisogno della terapia intensiva. L'80% è stato intubato, mentre gli altri hanno avuto bisogno delle mascherine per l'ossigeno o i caschi per la ventilazione.

La mappa del contagio
Coronavirus, tutto quello che c’è da sapere

Quasi 7 pazienti su 10 avevano almeno un problema di salute prima di essere contagiati. La maggior parte era iperteso (49%), il 21% aveva problemi cardiovascolari e il 4% patologie croniche dell'apparato respiratorio. “Il decorso in terapia intensiva è lungo - spiega Giacomo Grasselli, primo autore dello studio - In media è di 9-10 giorni per chi muore, e più lungo per gli altri, anche superiore a 20 giorni. Nello studio il 26% dei pazienti è morto, ma il periodo di osservazione era molto breve e c'è da aspettarsi che la mortalità dei malati ricoverati in terapia intensiva sia più alta, come si sta vedendo in altre casistiche raccolte a livello internazionale”.

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