I dati della pandemia

Coronavirus, in Italia nuovo record di casi: 21.994 con 174mila tamponi. 221 decessi e 127 terapie intensive

Il numero di tamponi eseguiti è di 174.398, circa 50mila in più rispetto al giorno precedente. Il rapporto tra i nuovi contagi e i tamponi eseguiti è del 12,61%

Coronavirus: il bollettino del 27 ottobre - I dati di oggi

Il numero di tamponi eseguiti è di 174.398, circa 50mila in più rispetto al giorno precedente. Il rapporto tra i nuovi contagi e i tamponi eseguiti è del 12,61%


5' di lettura

I DATI DEL CONTAGIO
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Sono 21.994 i nuovi contagi giornalieri in Italia. Il dato fa segnare un nuovo record dopo i poco più che 17mila casi di lunedì. L’incremento rispetto al giorno precedente è del 5,04% per un totale da inizio pandemia di 564.776 casi. Balzo anche dei decessi, che nelle ultime 24 ore hanno fatto registrare 221 nuove vittime, portando il totale a 37.700. Per quanto riguarda le persone ricoverate in terapia intensiva, il loro numero subisce un incremento prossimo al 10% rispetto alle 24 ore precedenti: +9,89% per complessivi 1.411 pazienti (127 in più). I ricoverati con sintomi sono invece 13.955, con un incremento di 958 (+7,37%) rispetto al giorno precedente mentre in isolamento domiciliare ci sono 239.724 persone: 17.721 in più.

Il numero di tamponi eseguiti è di 174.398, circa 50mila in più rispetto al giorno precedente. Il rapporto tra i nuovi contagi e i tamponi eseguiti è del 12,61%.

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Capo pronto soccorso lombardi: chiudere tutto

Arrivati a questo punto, con una curva di crescita esponenziale dei contagi, «l'unica cosa che si può fare è chiudere tutto, un lockdown a livello nazionale. La situazione nei pronto soccorso è drammatica, non solo in Lombardia, ma ovunque a livello nazionale». A dirlo è Guido Bertolini, responsabile del Coordinamento Covid-19 per i reparti dei pronto soccorso lombardi.

Bertolini spiega che «se vogliamo fermare l'epidemia, ora è il momento di chiudere tutto, non c'è altra strada. Se si fosse fatto qualcosa prima, quando lo si doveva fare, si sarebbero potute prendere misure più soft, ma ora non si può più e le misure prese dal Governo sono troppo blande. Non servono a contenere il fenomeno mostruoso che abbiamo di fronte». In Lombardia, a livello di pronto soccorso, precisa Bertolini, «la situazione più difficile è a Milano e Monza, ma anche in tutte le altre città la crescita è esponenziale». A differenza di marzo però, rileva l'epidemiologo, questa volta «non c'è comprensione di ciò che sta succedendo da parte della popolazione, che non capisce». E tenere aperto, conclude, «non significa far correre l'economia. Le conseguenze economiche sarebbero comunque enormi lasciando aperto - conclude -. Chiudere mette in difficoltà tantissime categorie, che la politica ha il dovere e il compito di tutelare. Se si tergiversa ancora, ci troveremo davanti all'irrimediabile».

IL TREND GIORNO PER GIORNO
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In Toscana 1.823 nuovi casi: +5,4% rispetto al giorno precedente

In Toscana sono oggi 1.823 i nuovi positivi al coronavirus (1.515 identificati in corso di tracciamento e 308 da attività di screening) su un totale di 35.284 casi, registrati da inizio epidemia. I nuovi casi sono il 5,4% in più rispetto al totale del giorno precedente. L'età media è di 44 anni circa, i guariti crescono dell'1,1% e raggiungono quota 12.954 (36,7% dei casi totali). I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 1.027.459, 13.502 in più rispetto a ieri. Sono 8.439 i soggetti testati (escludendo i tamponi di controllo), di cui il 21,6% è risultato positivo. A questi si aggiungono i 1.399 tamponi antigenici rapidi eseguiti oggi. Gli attualmente positivi sono oggi 21.040, +8,6% rispetto a ieri. I ricoverati sono 923 (34 in più rispetto a ieri), di cui 119 in terapia intensiva (9 in più). Oggi si registrano 15 nuovi decessi. Complessivamente, 20.117 persone sono in isolamento a casa, mentre sono 24.199 (+7,1%) le persone isolate in sorveglianza attiva. Le persone ricoverate nei posti letto per pazienti Covid oggi sono 923. I guariti sono 12.954.

Valle d’Aosta, regione record per incidenza dei contagi

«L'ie eunna beurta baga». Per Lucien, allevatore che vive sulla collina di Aosta, il Covid «è proprio una brutta cosa» e ci tiene a dirlo in dialetto. I suoi vicini di casa sono tutti positivi al coronavirus dopo una domenica di festa a fine settembre, i più anziani sono finiti in ospedale. Lui si è “salvato” perchè quel giorno era impegnato a portare le mucche a valle.

È una delle decine di storie che si possono raccogliere in questi giorni in Valle d'Aosta, la regione dove il virus si sta diffondendo con maggiore velocità rispetto al resto del Paese. I numeri non lasciano spazio a dubbi, la piccola regione alpina vanta tutti i peggiori primati: la maggior incidenza di contagiati rispetto alla popolazione (575,3 su 100.000 abitanti), il rapporto tra i casi positivi e le persone testate negli ultimi sette giorni (50,14%), il numero dei ricoveri (59,7 su 100.000 abitanti) e il numero dei decessi in sette giorni (6,3 su 100.000 abitanti). Le motivazioni della veloce e vigorosa diffusione del contagio? Prova a spiegarle Luca Montagnani, coordinatore sanitario dell'unità di crisi sull'emergenza Covid in Valle d'Aosta: «La vita del valdostano è molto comunitaria, soprattutto nei paesi. La gente condivide gli stessi luoghi, dal bar al negozio di alimentari, si incontra spesso. Tutti hanno una tavernetta dove si ritrovano con gli amici. In città è diverso». Poi aggiunge: «Il contagio è partito quando sono state riaperte le scuole. Tre settimane dopo la prima campanella c'è stato il boom dei casi positivi, che non si ferma ancora adesso. Il contagio è partito dai ragazzi, che non si sono infettati in classe ma in altre occasioni come sul bus, durante le feste o la movida, mentre facevano sport. E il virus così è entrato nelle famiglie».

In media valle si ritiene che uno dei principali focolai sia stata la festa dei “Coscritti”, ovvero i neo diciottenni, che si è svolta a fine settembre tra Verrayes, Chambave e Saint-Denis. Sull'elevato numero di contagi «pesa la vicinanza con la Francia e con la Svizzera - osserva Silvia Magnani, specialista in malattie infettive all'ospedale Parini di Aosta - e poi tante persone che sono assistite in residenze per anziani dove c'è un alto numero di persone ricoverate. La vita di comunità tipica dei paesi alpini favorisce la diffusione delle infezioni». «Infine va detto - conclude - che, a fronte di poche persone che sono sul campo e lavorano con uno sforzo immane, si fanno tantissimi tamponi e più tamponi fai più trovi casi positivi, soprattutto tra gli asintomatici».

TERAPIE INTENSIVE, RICOVERI E ISOLAMENTO DOMICILIARE
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Dove eravamo rimasti: lunedì 26 ottobre

Erano 17.012 i casi di positività al coronavirus alle 17 di lunedì 26 ottobre. Al dato si è arrivati sulla base di 124.686 tamponi analizzati a fronte dei 161.880 del giorno precedente, quando i nuovi positivi hanno raggiunto la cifra record di 21.273. Il totale dei contagi, dall'inizio della pandemia ammontava lunedì a 542.789 (+3,23%). I morti che si sono registrati nelle 24 ore sono stati 141 (+0,37%), con la cifra complessiva dell'epidemia che ha raggiunto lunedì le 37.479 unità. Gli attualmente positivi erano 236.684 (+6,49%) e di questi 12.997 erano i ricoverati con sintomi (+8,25%), mentre 1.284 erano quelli in terapia intensiva (+6,29%). Si contavano poi 222.403 persone in isolamento domiciliare (+6,395). Dimessi e guariti, giorno su giorno, erano 2.423 (+0,91%).

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