i numeri della pandemia

Coronavirus aggiornamenti: in Italia 92.472 casi totali e 10.023 morti (+889). In Lombardia 542 nuovi morti (+10%) e oltre 39mila casi. Da Sala ai medici: irrealistico riaprire prima di fine aprile

Oltre 92mila i casi totali di coronavirus in Italia e oltre 70mila gli attualmente positivi (+3.651). I morti sono 10.023 (+889) e i guariti 12.384 (+1.434, variazione record) . In Lombardia quasi 6mila morti dall’inizio dell’epidemia

Coronavirus, Sala: a Milano probabilmente sarà riapertura a step

Oltre 92mila i casi totali di coronavirus in Italia e oltre 70mila gli attualmente positivi (+3.651). I morti sono 10.023 (+889) e i guariti 12.384 (+1.434, variazione record) . In Lombardia quasi 6mila morti dall’inizio dell’epidemia


7' di lettura

Sono oltre 92mila i casi totali di coronavirus in Italia (+6,9%) e oltre 70mila gli attualmente positivi (+3.651 pazienti, cresciuti del 5,5%), con 3.856 in terapia intensiva. I morti - in base al bollettino diffuso dalla Protezione civile il 28 marzo - sono 10.023 (+889, per una crescita percentuale del 9,7%) . Record di guariti: +1.434 in un giorno ((+13,1%), in vassoluto quasi triplicati rispetto ai 589 del 27 marzo . Il capo della protezione civile Angelo Borrelli ha sottolineato come il numero dei tamponi fatti continui a crescere, oggi 28 marzo l’8,8% in più rispetto a ieri per un totale di 429.526.

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In Lombardia, la regione più colpita, sono 542 i morti registrati nel giro di un giorno. Il bilancio complessivo è di 5.944 decessi dall’inizio dell’epidemia con una crescita del 10% rispetto al 27 marzo. Il totale dei casi in Lombardia è di 39.415 con un incremento di 2.117 (+5,7%), con 1.319 persone in terapia intensiva. A Milano i casi sono 7.783 con un aumento di 314 positivi, quindi in diminuzione rispetto ai 547 di ieri 27 marzo. Lo ha detto l'assessore al welfare lombardo Giulio Gallera. Ieri 27 marzo il numero di morti era stato di 541 , mentre ai casi totali se ne erano aggiunti 2.409 (+6,9%) rispetto al giorno precedente.

COME LEGGERE I NUMERI

Il 27 marzo in Italia è stato toccato il record di decessi per coronavirus: 969, per un totale di 9.134 dall’inizio dell’epidemia. Nonostante la curva dei contagi non sia più esponenziale da qualche giorno tutti concordano (dagli esponenti del governo ai sindaci, fino ai virologi), sul fatto che appare scontato che il lockdown dell’Italia andrà avanti oltre il 3 aprile. «Se andiamo a vedere i dati di ieri, mi viene da pensare che la data del 3 aprile sia troppo ravvicinata per dire che verrà riaperto tutto» Lo ha detto il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese a 'L'intervista' di Maria Latella' su Sky Tg 24. «La situazione - ha aggiunto - è seguita a vista e quindi le decisioni verranno prese man mano che la situazione sarà più tranquilla come numeri di decessi e contagi».

Che cosa sono i coronavirus

Burioni: «Irrealistico riaprire a breve»
In questo momento la situazione è «ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve - afferma sempre su Facebook il virologo Roberto Burioni dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - . Al momento bisogna stare tappati in casa, altrimenti si vanificano i sacrifici che abbiamo fatto fino ad ora, punto e basta».
«Dobbiamo cominciare a pensare a una ripresa delle nostre vite: non possiamo continuare a stare in casa al fine di rimanere in casa per sempre. Però - afferma Burioni -dobbiamo anche sapere in questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve».

Pregliasco:  chiusura per tutto aprile
Ipotizza una chiusura almeno fino a fine aprile Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale. «Per la fine delle misure di isolamento sociale e per una riapertura di aziende e scuole è ancora presto, realisticamente bisognerà aspettare almeno fine aprile - ha dichiarato all’Ansa -. Non ci sarà un unico picco di casi ma ci saranno presumibilmente vari picchi sul territorio, in tempi diversi. Dunque l'arma più efficace per ora restano l'isolamento e le misure restrittive».
In pratica, spiega Pregliasco, «con le misure adottate abbiamo in un certo senso ottenuto l'effetto di 'schiacciare' la curva epidemica e quindi, per un certo periodo, avremo una situazione di andamento dei casi a plateau, cioè piatto». Per ora, «c'è solo un rallentamento della crescita dei nuovi casi e bisognerà dunque attendere ancora per vedere una effettiva riduzione dei casi. Nel frattempo - ha concluso - bisogna mantenere le misure di contenimento in atto»

Lopalco: sicuri solo indice contagi sotto 1
«II Paese - ha spiegato l’epidemiologo Pierluigi Lopalco - sarà effettivamente al sicuro solo quando l'indice di contagio, il cosiddetto R con zero, sarà inferiore a uno, cioè quando una persona positiva avrà la potenzialità di infettare meno di una persona, ma è difficile dire ora quando ciò accadrà. Ci sono ancora troppe incognite - sottolinea - e sarà necessaria ancora qualche settimana si sorveglianza stretta dei casi». Rispetto all'andamento generale della curva epidemica, Lopalco rileva come «c'è un rallentamento che ci fa sperare, ma è necessaria estrema cautela prima di poter dire che abbiamo svoltato. La diffusione di un giorno è quella che in realtà risale ai contagi di almeno una settimana prima, quindi prima di pronunciarsi bisogna essere certi che il trend si stabilizzi».
Ciò che è certo, rileva, è che «le misure adottate stanno dando i loro frutti, ma al momento non si può dire quando ci sarà un calo dei casi giornalieri perchè potrebbero aprirsi dei nuovo focolai, così come - conclude - anche il cosiddetto picco è un concetto astratto ed abbastanza relativo».

Scuole: proroga dello stop oltre il 3 aprile
Di sicuro resteranno chiuse le scuole. «Ci sarà una proroga - ha detto il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina: si andrà oltre il 3 aprile», che ha anche sottolineato che «notizie sulla didattica a distanza a luglio non hanno alcun fondamento. Non c'è alcun motivo per andare a luglio o agosto: e le strutture scolastiche non sono idonee».

CORONAVIRUS, TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE

Milano, Sala: «Ripresa a step graduali»
A Milano la ripresa delle attività sarà «probabilmente a step, a tempi», anche se adesso è «prematuro immaginarlo» perché «non sappiamo quando riusciremo a riaprire». ha spiegato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in un video su Facebook. Il numero uno di Palazzo Marino ha raccontato di aver partecipato ieri 27 marzo a una video-conferenza internazionale con i sindaci di 100 grandi metropoli del mondo per immaginare «come si progetterà la riapertura delle nostre città». Il sindaco ha spiegato di lavorare su più dossier, tra cui: «Come rimodulare le infrastrutture, dalle metropolitane alla banda larga; come usufruire degli spazi pubblici, non sarà facile, bisognerà pensarci bene, da San Siro a un cinema a un teatro, dovremo ragionare su come gestire; infine l'economia. Alle grandi aziende penserà il governo - ha concluso Sala - io mi devo occupare del piccolo tessuto economico e culturale di Milano».

Dove eravamo rimasti: I dati di venerdì 27 marzo
Ieri 27 marzo si sono registrati 589 guariti in più (10.950 totali). I morti sono stati 969, mai così tanti, di cui 50 non registratei giovedì 26 marzo, un numero che ha portato a un incremento dell'11,9% e a un totale 9.134. Il numero di casi totali è salito a 86.498, pari a 5.959 in più rispetto a giovedì, per un incremento del 7,4%. In Italia, alla data di giovedì i casi totali erano 80.539 e il numero di morti 8.165.

Leggi anche / Gli “attualmente contagiati” e i “nuovi positivi”, il rebus di ogni sera

Piemonte: 600 vittime, 19 in un giorno
Tra le prime regioni a diffondere il bollettino del 28 marzo il Piemonte: sono 19 i decessi di persone positive al coronavirus comunicati questa mattina dall'Unità di Crisi regionale. Supera quindi quota 600 il totale delle vittime dal'inizio dell'emergenza: sono 617.
I contagi sono 7.671, 439 le persone ricoverate in terapia intensiva. Sale il numero dei guariti: sono 41. Altri 162 sono “in via di guarigione”: risultati negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e attendono ora l'esito del secondo.

Oltre 12mila casi in Emilia Romagna
Sono 12.383 i casi di positività al Coronavirus in Emilia-Romagna, 795 in più di ieri 27 marzo. Nell'ultimo giorno sono stati refertati 5.193 tamponi. Aumentano leggermente i ricoveri in terapia intensiva, che sono 316, 8 in più rispetto a ieri. I decessi sono passati da 1.267 a 1.344: 77, quindi, quelli nuovi, di cui 44 uomini e 33 donne. Sono i dati comunicati dal commissario all'emergenza in Emilia-Romagna Sergio Venturi.
Continuano a salire le guarigioni, che raggiungono quota 1.075 (115 in più rispetto al 27 marzo), 833 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite” Piacenza continua a essere la provincia più colpita con 22 nuovi decessi.

Nuova zona rossa in Basilicata
In Basilicata, invece, sono 170 i casi di coronavirus finora accertati: lo ha reso noto la task force regionale, specificando che ieri sono stati esaminati 167 tamponi, dei quali 138 sono risultati negativi e 29 positivi. Tra questi 29, vi sono anche quelli di undici persone della struttura di riabilitazione “Don Gnocchi” di Tricarico (Matera), uno dei tre comuni, insieme ad Irsina e Grassano (Matera), inseriti ieri sera nella nuova “zona rossa” lucana disposta, con un'ordinanza, dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. Nei giorni scorsi, il governatore lucano aveva deciso anche la “chiusura” di Moliterno (Potenza). In totale - secondo quanto reso noto nel comunicato di aggiornamento quotidiano diffuso dall'ufficio stampa della Giunta regionale - finora in Basilicata sono stati esaminati 1.421 tamponi. Sono invece 125 le persone in isolamento domiciliare e 45 quelle ricoverate, di cui 19 in terapia intensiva. Finora, in regione, sono state registrate tre morti legate al coronavirus e una guarigione.

Consip, 370 ventilatori in consegna entro 31 marzo
Intanto, sono atterrati nella mattinata del 28 marzo a Malpensa, in arrivo da Hong Kong, i 370 ventilatori polmonari per terapia intensiva e sub-intensiva e i 5.000 monitor multiparametrici contrattualizzati da Consip con Althea Italia. Lo annuncia la società spiegando che sono dunque complessivamente 722 i ventilatori polmonari resi disponibili per le strutture sanitarie (352 già consegnati e le 370 unità odierne in consegna entro il 31 marzo). Sono, invece, 5.414 i monitor (414 già consegnati e 5.000 unità odierne in consegna entro il 31 marzo).

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