i numeri

Coronavirus, in Italia più morti che in Cina nonostante i contagi siano la metà

La Cina ha avuto oltre 80mila contagi, l’Italia oggi ha superato i 40mila. Sulle vittime,invece, il nostro Paese detiene un triste primato

di Luca Salvioli

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La colonna di camion militari carichi di bare lascia Bergamo (Ansa)

La Cina ha avuto oltre 80mila contagi, l’Italia oggi ha superato i 40mila. Sulle vittime,invece, il nostro Paese detiene un triste primato


2' di lettura

Il numero di vittime in Italia per Coronavirus ha superato quelle complessive della Cina: sono 3.405 i morti, con un incremento rispetto a mercoledì di 427. L’Italia è il paese al mondo con più morti per coronavirus.

Mercoledì l’aumento sul giorno precedente era stato il più elevato di sempre, con 475 vittime. In Cina le vittime registrate finora sono 3.245 e oggi per la prima volta il Paese ha annunciato di non aver nessun nuovo contagio, mentre l’allerta ora è su quelli “di ritorno”, ovvero in arrivo da altri Paesi, che vengono messi in quarantena obbligatoria.

MORTI PER CORONAVIRUS IN ITALIA E CINA
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Se il numero di morti italiani ha superato quello dei morti in Cina per coronavirus, lo stesso non si può dire per il numero di contagi. La Cina ha avuto oltre 80mila contagi, l’Italia oggi ha superato i 40mila. La metà. Le spiegazioni che vengono date per questa discrepanza - ovvero il tasso di letalità (rapporto tra numero di decessi e persone contagiate) italiano più elevato di quello cinese - sono essenzialmente due: la prima è la presenza elevata, in Italia, di popolazione anziana, che ricopre la percentuale più elevata delle vittime in Italia e nel mondo, si veda la tabella con gli ultimi dati dell’Iss aggiornati al 16 marzo.

IL TASSO DI LETALITÀ PER FASCE DI ETÀ
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La seconda è che molti casi in Italia non vengono tracciati perché i tamponi vengono fatti solo ai sintomatici, anzi, nei fatti ai sintomatici più gravi perché a molti viene indicato di stare in isolamento domiciliare perché mostrano i sintomi ma poi non vengono registrati come positivi. I contagiati sarebbero dunque decine di migliaia in più, in una proporzione più in linea con la Cina, al netto dell’età media elevata.

Al momento si tratta solo di ipotesi. L’unico dato certo è che i morti sono 3.405 da inizio pandemia. E alcuni sindaci lombardi dicono che anche questo dato sarebbe sottodimensionato, perché non contempla alcuni decessi domestici in cui non è stato fatto il tampone.

Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, qualche giorno fa su twitter aveva aggiunto un’altra possibile spiegazione: «Il dato dei pazienti in terapia intensiva può trarre in inganno. Sembra che la crescita stia rallentando, invece è solo perché non ci sono più posti di t.i. (se ne aggiungono pochi con grande fatica). I pazienti che non possono essere trattati sono lasciati morire».

Per approfondire:
Il contagio frena ma non abbastanza. Italia divisa in 3, servono misure più severe;
Attenzione al rischio sud e grandi città;

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