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Coronavirus: l’avvocato vuole fare jogging, ma il tribunale respinge il ricorso

I giudici amministrativi danno ragione al presidente della Regione De Luca, l’aumento del numero dei contagi, giustifica la stretta

di Patrizia Maciocchi

Coronavirus: chiusi parchi e giardini, limiti allo sport all'aperto

I giudici amministrativi danno ragione al presidente della Regione De Luca, l’aumento del numero dei contagi, giustifica la stretta


2' di lettura

Nessuna possibilità per gli amanti dello jogging di avere un supporto dai giudici contro il divieto di fare attività sportiva all’aperto, in questi giorni di emergenza sanitaria. Il Tar Campania ha dato ragione al presidente della Regione Vincenzo De Luca, che aveva vietato, per contenere i contagi, le passeggiate e lo jogging. I giudici amministrativi, con un decreto cautelare monocratico, hanno respinto la richiesta cautelare, fatta da un avvocato, di sospensione dell’ordinanza del presidente della regione del 13 marzo scorso e del chiarimento del 14 marzo. Per il Tar la stretta è in linea con i provvedimenti adottati a livello nazionale.

La priorità è la salute pubblica
I giudici sottolineano, infatti, che a supporto dell’ordinanza contestata ci sono le molte disposizioni legislative sulle quali è possibile basare legalmente il potere di adottare misure tarate sulle situazioni esistenti nel territorio. Il Tar non ha dubbi su quale sia la priorità nella valutazione dei contrapposti interessi «nell’attuale situazione emergenziale - si legge nel provvedimento - a fronte della limitata compressione della situazione azionata, va accordata prevalenza alle misure approntate per la tutela della salute pubblica».

I dati dell’Unità di crisi
Un giro di vite giustificato dal rischio di contagio considerato gravissimo nella regione. A dimostrarlo i dati, aveva evidenziato De Luca, dell’Unità nazionale di crisi istituita il 6 marzo in Campania, che provano come, nonostante le misure adottate i numeri di persone risultate positive al Covid19 in Campania siano in continua crescita.

De Luca aveva considerato necessario un maggior rigore a fronte delle documentate ”trasgressioni” all’invito di restare in casa . Nel chiarimento del 14 marzo, il presidente della Regione faceva riferimento ad immagini Tv e notizie Ansa che dimostravano la presenza di molte persone sul lungomare, nelle spiagge o nei luoghi ricreativi della regione. Lo stop si è imposto anche per l’impossibilità delle Forze dell’ordine di controllare il rispetto della distanza di un metro sia tra i runner che tra gli amanti delle gite “fuori porta”. I giudici hanno fissato la trattazione collegiale per la camera di consiglio al 21 aprile prossimo. Il divieto resta dunque in vigore. De Luca dal canto suo dichiara tolleranza zero per chi non rispetta il divieto e annuncia l’invio di carabinieri con i “lanciafiamme” ad eventuali feste di laurea di cui ha avuto notizia. I neo dottori sono avvisati dell’opportunità di rimandare i festeggiamenti per la fine degli studi.

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