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Coronavirus, l’emergenza è ancora in Lombardia: cresce Milano. La situazione regione per regione

In termini di crescita percentuale, la Lombardia rallenta, ma è nettamente nella situazione più grave. Crescono Piemonte e Toscana. In Calabria due focolai

di Luca Salvioli

Che cosa sono i coronavirus

3' di lettura

L’emergenza coronavirus è e resta soprattutto la Lombardia: è qui che è stato registato all’incirca un caso sue due di coronavirus in Italia. Ovvero 16.220 casi su 31.506 . Come noto il numero di contagi registrato da Protezione civile e ministero della Salute è quello certificato dai tamponi, un numero decisamente inferiore rispetto alle stime della diffusione del virus: secondo Gimbe i positivi nel Paese sono almeno 100mila.

Il numero di morti e terapie intensive
Prendendo come riferimento i deceduti per coronavirus, in Lombardia sono 1.640 sui 2.503 nazionali:ovvero il 65%. Anche questo dato non è del tutto esaustivo, perlomeno non in tutte le province. Scrive L’Eco di Bergamo che secondo i sindaci del bergamasco «purtroppo i morti sono molti di più di quelli dei report». Si tratta di «persone, soprattutto anziani, a cui non viene fatto il tampone e che quindi sfuggono al monitoraggio» scrive il giornale.

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Altro dato estremamente importante è quello delle terapie intensive: sui 2.060 i malati ricoverati in terapia intensiva per Covid-19, 879 sono in Lombardia.

Allerta Milano
Leggendo i trend, la crescita di contagiati in Lombardia è stata del 10%, contro il 12,5% nazionale. Una delle poche buone notizie di questi giorni è che la crescita sta calando in termini percentuali. A livello di province, preoccupa la crescita di Milano del 17,3%, mentre rallenta Bergamo (+6,2%) - dove la situazione è la più grave d’Italia con i posti di terapia intensiva terminati - e la provincia di Lodi è ormai quasi ferma (+4%). Percentuale elevata anche per Mantova (+21,7%), Como (+16,3%), Varese (+15,8%) e Sondrio (+60%, 74 casi).

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Le regioni più sotto stress
In termini assoluti sotto la Lombardia ci sono Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Marche. Il Piemonte mostra una crescita dei casi del 25%, con le province di Biella (+43%), Torino (+38%). La Toscana cresce del 21% con Arezzo (+65%), Pisa e Lucca +29%. L’Emilia Romagna dell’11% con Ferrara +31% e Reggio Emilia +24%. Le Marche vedono crescere i casi del 10%, senza particolari picchi provinciali, il Veneto +9% con Vicenza e Verona +13%. La gravità relativa delle situazioni regionali dipende anche dalle disponibilità di posti in terapia intensiva. Il vantaggio temporale rispetto alla Lombardia consente alle altre regioni di attrezzarsi con maggiore anticipo, per quanto possibile.

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Per fare un confronto tra regioni nei prossimi giorni bisognerà anche tenere conto delle differenti strategie messe in campo sul fronte dello screening. In Veneto, ad esempio, sono stati fatti più tamponi che in Lombardia rispetto alla popolazione. Ora la Toscana ha annunciato 500mila test seriologici, ovvero del sangue. Annuncio simile è stato fatto dalla regione Emilia Romagna: test anche agli asintomatici.

Focolaio in Calabria. Il sud si prepara
L’attenzione è concentrata su vari livelli nella penisola. Gli occhi sono puntati sul dato nazionale, ma gli esperti sanno che è a livello locale che si deve intervenire fermando i nuovi focolai. Come successo in Calabria, con la “chiusura” del Comune di Montebello Jonico, in provincia di Reggio Calabria e San Lucido, in provincia di Cosenza.

Borrelli ha detto che è ancora prematuro esprimersi sulla diffusione del virus al sud. In alcuni casi la curva è in forte crescita, come in Basilicata (+66%), ma si parte da valori assoluti molto bassi: 20 in totale. La Puglia segna una crescita di contagi del 48% a 340 persone. Nel grafico sotto tutti i dati per regione (contagi, decessi, guariti) per numeri totali, nella prima pagina, e aumento giornaliero nella seconda pagina.

CORONAVIRUS, LA SITUAZIONE NELLE REGIONI
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