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Coronavirus, l’impatto negativo delle chiusure sui musei (che valgono l’1,6% del Pil)

«Chiusi per la prima volta dalla II guerra mondiale», racconta Greco, direttore dell’Egizio che invita a visitare collezioni virtuali

di Alessia Maccaferri


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(© giovanni mereghetti)

4' di lettura

«Siamo chiusi per la prima volta dalla seconda guerra mondiale. L’effetto per noi è devastante», commenta Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino la chiusura causata dai provvedimenti contro il coronavirus. Il museo perde 500mila euro a settimana, un’enormità tenendo conto che non è un museo statale. Ancora non ci sono stime precise dell’impatto del virus sulla cultura ma preoccupano le previsioni legate al turismo dall’estero, che solitamente prenota ora per l’estate.

«Pur nella consapevolezza del momento e nel rispetto delle decisioni, non possiamo non essere preoccupati - spiega Andrea Cancellato presidente di Federculture, che associa Comuni, musei, istituzioni culturali - Nei prossimi giorni faremo una stima più precisa dell’impatto che è importante, sia per la sospensione delle gite scolastiche sia per un turismo internazionale legato al nostro straordinario patrimonio culturale».

La chiusura dei musei, teatri, sale da concerto - che potrebbe essere revocata la prossima settimana dal premier Giuseppe Conte - non colpisce solo le regioni oggetto di provvedimenti specifici come Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Emilia Romagna. «Purtroppo i nostri associati confermano che in tutto il Paese i luoghi della cultura sono deserti o semideserti» aggiunge Cancellato.

Quanto valgono i musei italiani
L’impatto potenziale del coronavirus sulla cultura è molto importante. Secondo uno studio dell’ottobre scorso realizzato da Boston Consulting Group per il Mibact, i soli musei statali pesano l’1,6% del Pil , poco meno dell’agricoltura. Una quota che equivale a 27 miliardi di euro e comprende l’impatto diretto e indiretto generato dai costi sostenuti dai musei (allestimenti, personale) e dai visitatori/turisti culturali (biglietti e spesa/indotto sul territorio, per esempio alberghi, bar, ristoranti). Nei 358 musei statali lavorano 117mila occupati. Ammontano a 53 milioni le persone che hanno visitato i musei nel 2018, generando proventi da visitatori per 280 milioni di euro.

Impatto enorme sulla industria creativa
«I musei sono solo un pezzo dell’industria creativa che comprende teatri, cinema, sale da concerto - aggiunge Cancellato - Complessivamente se consideriamo tutti i comparti e l’indotto arriviamo a oltre 800mila persone occupate, compresi anche i liberi professionisti che lavorano nell’industria creativa e culturale». Secondo i dati elaborati da Intesa in collaborazione con Fondazione Fitzcarraldo e le principali associazioni di categoria (Aesvi, Agis Lombardia, Aie, Federculture e Federvivo), complessivamente in Italia, il peso dell’industria culturale e creativa sul valore aggiunto è del 2,3% e sul fatturato dell'1,7 per cento. Le persone occupate sono 830mila, il 3,6% del totale.

L’Egizio di Torino è già in rosso
«L’effetto per noi è devastante - racconta il direttore del Museo Egizio di Torino - Il nostro museo è sempre stato aperto 364 giorni l’anno, chiude solo a Natale. Questa è la prima chiusura vera dalla seconda guerra mondiale. Non era mai successo, nemmeno quando abbiamo fatto lavori importanti di ristrutturazione».

Da lunedì 24 febbraio il museo ha avuto i primi contraccolpi. Ha registrato 12mila cancellazioni di prenotazioni previste per questa settimana (molte scuole). «Siamo in rosso di 500mila euro compresi i ricavi indiretti - racconta Greco - Un fatto grave per noi che non siamo un museo statale». Il museo, che è un modello economico di autosostenibilità, ricava dal pubblico oltre il 70% delle risorse. In queste ore tutti i lavoratori sono all’opera. «Non abbiamo entrate ma le spese continuano: i restauri vanno avanti, le spese per l’impiantistica sono fisse», racconta il direttore.

La vera preoccupazione è sul lungo periodo. «Facciamo proiezioni economiche ipotizzando che la chiusura si protragga nelle prossime settimane - spiega Greco - La vera preoccupazione è per agosto, quando abbiamo il picco di visitatori stranieri. Visitatori che sono abituati a prenotare con largo anticipo».

«Per me è sempre stato fondamentale il rapporto diretto con il pubblico - spiega Greco , noto per le Passeggiate del Direttore - Ora ogni giorno registrerò video per il pubblico da mettere online e a breve faremo anche pillole destinate alle scuole. E poi continuo a invitare a visitare la nostra collezione virtuale con 3.600 reperti online».

Venezia reagisce con lo schema acqua alta
«Per noi l’impatto è decisamente rilevante - spiega Mattia Agnetti, segretario generale della Fondazione Musei Civici di Venezia, che gestisce 11 musei tra cui Palazzo Ducale e Museo Correr - Veniamo da mesi difficili per l’acqua alta. Eravamo finalmente in un trend di recupero...Non ci voleva tra i musei chiusi e il Carnevale annullato». Le mancate entrate per questa settimana ammontano a 400mila euro, una cifra importante per una istituzione che non ha trasferimenti statali. In questa settimana di chiusura la fondazione continua a lavorare sulla manutenzione e su interventi igienico-sanitari in vista della riapertura.

«Noi stiamo reagendo con lo stesso schema dell’emergenza acqua alta - spiega Agnetti - Stiamo riprogrammando la stagione con tour operator e agenzie per comunicare in modo corretto e dare un messaggio di ritorno alla normalità».

Dieci milioni di danno per gli spettacoli dal vivo
Per lo spettacolo dal vivo, la settimana di chiusura (dallo scorso weekend fino al prossimo 1 marzo) dei luoghi di spettacolo provocherà un perdita economica di oltre 10 milioni di euro, diretta causa della cancellazione di 7.400 spettacoli. È quanto emerge da una prima stima fornita da Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) ed elaborata sui Dati Siae.

Per approfondire:
La cultura ai tempi del coronavirus

Riproduzione riservata ©
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    Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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