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Coronavirus, l’indagine: le fabbriche non sono responsabili dei contagi Covid

L’indagine con il Ministero della Salute. Gli occupati in settori attivi durante la pandemia presentano valori simili (2,8%) rispetto ai comparti sospesi (2,7%) e alla media nazionale (2,5%)

di Andrea Marini

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L’indagine con il Ministero della Salute. Gli occupati in settori attivi durante la pandemia presentano valori simili (2,8%) rispetto ai comparti sospesi (2,7%) e alla media nazionale (2,5%)


2' di lettura

«Gli occupati sono stati toccati dal SARS-CoV-2 analogamente ai non occupati». A dirlo l’ultima l’indagine di sieroprevalenza dell’Istat-ministero della Salute. A fronte di una media nazionale del 2,5% di persone entrate il contatto con il coronavirus, gli occupati sospesi stanno al 2,7%, quelli non sospesi della pubblica amministrazione stanno al 2,1% mentre i non sospesi della sanità, come è intuibile, registrano la sieroprevalenza più alta con il 5,3% (un dato che arriva al 9,8% nella zona a più alta sieroprevalenza, in primis nel Nord Italia). «Gli occupati in settori essenziali e attivi durante la pandemia non presentano valori significativamente più elevati (2,8%) rispetto alla popolazione generale», così come emerge anche da uno studio spagnolo pubblicato il 6 luglio, sottolinea il report.

«Si evidenzia, tuttavia, – spiega l’indagine – un dato rilevante, di cui tener conto in termini di misure e provvedimenti di politica sanitaria, che riguarda i servizi di ristorazione e accoglienza in corrispondenza dei quali la prevalenza vale 4,2%». Sul versante dei non occupati il tasso medio di sieroprevalenza si attesta al 2,1% per le casalinghe, al 2,6% per i ritirati dal lavoro, al 2,2% per gli studenti e all’1,9% per le persone in cerca di lavoro.

I dati Istat-Ministero della Salute fanno chiarezza sulle polemiche di metà marzo, quando l’apertura delle fabbriche era considerata tra i principali fattori di diffusione del contagio. «Gli operai hanno fatto bene. La loro è stata una reazione comprensibile, hanno messo al centro la salute e la sicurezza di chi lavora», dichiarava a metà marzo Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, in merito alle tensioni nelle fabbriche dovute al timore del rischi contagio nei luoghi di lavoro. Parole fatte proprie anche da esponenti politici, come il capo politico del M5S Vito Crimi, che parlava di «drammaticità» in riferimento alla «la situazione di tante fabbriche, tante realtà produttive in cui le persone lavorano a distanza ravvicinata ed hanno chiesto di essere tutelate».

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