ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RILEVAZIONE FLASH DI MARZO

Coronavirus, l’indice Pmi di Eurolandia crolla al minimo storico di 31,4

L’indicatore, che misura il livello dell’attività economica, è sceso soprattutto nei servizi (turismo, viaggi, ristorazione), mentre la catena delle forniture è in difficoltà tra prezzi in calo

di Riccardo Sorrentino

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(AdobeStock)

2' di lettura

Un crollo. Non imprevisto, ma in ogni caso drammatico. L’indice Pmi-Markit flash di Eurolandia - che misura in tempi rapidi il livello di attività dell’intera economia dell’Unione monetaria - è sceso a quota 31,4, da 51,6 di febbraio. È il minimo dal ’98, da quando l’indicatore viene calcolato. Nel 2009, durante la grande recessione, era calato fino a 36,2.

Si è contratta soprattutto l’attività dei servizi, il cui indice è sceso a 28,4 da 52,6, mentre il manifatturiero - almeno per il momento - ha tenuto meglio: l’indice è calato a 44,8 da 49,1 di febbraio e la componente relativa alla sola produzione è scesa a 39,5 da 48,7. L’indice Pmi, frutto di un sondaggio presso i Purchasing manager - i direttori acquisti che hanno un quadro completo delle attività delle aziende - al di sotto di quota 50 segnala una contrazione dell’attività.

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Evidenti i motivi di questo crollo: le misure prese per contenere l’epidemia di coronavirus che hanno iniziato a ridurre anche l’attività economica. Francia e Germania, due paesi che hanno iniziato relativamente tardi a limitare i contatti, hanno così segnato flessioni molto consistenti ma inferiori - spiega la Markit che realizza il sondaggio - a quelle del resto dell’Europa (il dato italiano sarà pubblicato il 1° aprile per il manifatturiero e il 3 per i servizi e l’indice composito, complessivo).

L’indice flash francese ha segnato una flessione a 30,2 da 52, quello tedesco un calo a 37,2 da 50,7. In entrambi i casi - come in tutta la zona euro - il settore dei servizi ha sofferto di più, mentre il manifatturiero ha mostrato una maggiore resilienza. Turismo, viaggi e ristorazione sono stati i comparti inizialmente colpiti dalle misure di contenimento.

A confermare la natura atipica di questa crisi, le indicazioni delle aziende sull’andamento della catena delle forniture (la supply chain) rivelano forti ritardi nelle consegne, inferiori solo a quelle registrate a maggio 2000, mentre i prezzi - che nei precedenti episodi di shock sull’offerta erano aumentati - sono calati, nel settore industriale «a un livello non visto da quattro anni - spiega il comunicato della Markit - perché le imprese hanno offerto sconti per aumentare le vendite e ridurre le scorte. Questi sconti sono stati riferiti in modo ampio anche nel settore dei servizi». Anche l’occupazione si sta contraendo a livelli non visti dalla Grande recessione.

L’indice Pmi è, in circostanze normali, molto utile per valutare nell’immediato l'andamento del prodotto interno lordo. Secondo Chris Williamson, capo economista della IHS Markit i dati di marzo sono coerenti con una flessione del pil del 2% nel primo trimestre dell’anno anche se «c’è spazio perché la crisi peggiori». In queste circostanze non si può escludere però una “rottura”, relativamente frequente anche in periodi normali, del nesso tra l’indicatore e pil.

Per approfondire:

Shock economico e «nuovi» consumi, cosa accadrà? Gli esempi di Urss 1989 e Usa 2008

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