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Coronavirus, l’inversione a U di Boris Johnson: tutti a casa, negozi chiusi

La rapida diffusione del virus convince finalmente il premier: misure restrittive senza precedenti in Gran Bretagna

di Nicol Degli Innocenti

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Cambio di marcia. L’appello di Boris Johnson agli inglesi in tv: «Restate a casa»

La rapida diffusione del virus convince finalmente il premier: misure restrittive senza precedenti in Gran Bretagna


4' di lettura

LONDRA - La Gran Bretagna segue le orme dell’Italia. Boris Johnson ha annunciato la sera di lunedì misure restrittive senza precedenti mirate a rallentare la rapida diffusione del coronavirus. In un discorso alla nazione, il premier ha dichiarato che per combattere il «nemico invisibile» serve «un enorme sforzo collettivo».

Da martedì mattina quindi restare a casa diventa un obbligo: sarà possibile uscire solo per fare acquisti essenziali e per passeggiare o fare attività fisica una volta sola al giorno. Sarà vietato incontrare amici fuori casa, saranno proibiti i gruppi di più di due persone e tutti i negozi a parte gli alimentari e le farmacie saranno chiusi.

«La polizia avrà il potere di far osservare le regole e di imporre multe a chi non le rispetta», ha avvertito Johnson. Chi non può lavorare da casa avrà un permesso speciale solo per fare il tragitto dal lavoro a casa. «Sarà difficile, ma non ci sono opzioni facili - ha detto il premier -. Alla fine insieme batteremo questo virus».

Il Governo britannico ha stentato finora a tenere il passo con il coronavirus. La strategia iniziale di Johnson di ottenere risultati con le buone non sembra avere funzionato e per questo Londra ora ha deciso di usare il pugno di ferro.

Johnson ha dovuto sopprimere i propri istinti liberali e limitare la libertà dei cittadini, preziosa per tutti gli inglesi e sacrosanta per i conservatori.
Nel pomeriggio il Parlamento di Westminster aveva approvato il Coronavirus Bill, una legge di emergenza che concede al Governo e alla polizia poteri straordinari mai utilizzati in tempo di pace, compreso il potere di chiudere aeroporti e frontiere e arrestare persone per ragioni di salute pubblica. La legge passa ora alla Camera dei Lord. «Spero che queste misure non siano mai necessarie», ha detto il ministro della Sanità Matt Hancock.

La decisione di imporre un “lockdown” è stata presa controvoglia da Johnson perché è diventato evidente che i “consigli” del Governo alla gente di restare a casa non sono bastati. Venerdì sera, poche ore dopo l’annuncio di Johnson della chiusura di tutti i locali pubblici, i pub e ristoranti erano più affollati che mai.

Nel fine settimana di bel tempo la gente ha anche ignorato l'invito a evitare di socializzare e a mantenere la distanza di sicurezza dalle altre persone, affollando strade, parchi e luoghi di ritrovo. Cento giorni dopo il trionfo alle urne, Johnson si trova ad affrontare un'emergenza del tutto imprevista. Eletto per concludere Brexit e tagliare le tasse, il leader conservatore invece sta aumentando la spesa pubblica e la presenza dello Stato nell'economia.

Critiche a Johnson
Johnson è stato criticato per essere stato lento nel realizzare la gravità della crisi. Ha aspettato il 3 marzo per presiedere alla sua prima riunione del Cobra, il comitato di emergenza. I consigli del premier ai cittadini sono stati di lavarsi spesso le mani e auto-isolarsi per una settimana se avevano sintomi.

Misure più drastiche sono state rinviate fino a che non sono diventate inevitabili. La Gran Bretagna è stata l’ultima a a imporre la chiusura delle scuole e dei locali pubblici. Solo pochi giorni fa il premier aveva previsto che grazie alle misure del Governo il virus sarebbe stato debellato entro 12 settimane, con un ottimismo prontamente contraddetto dai suoi stessi esperti scientifici.

La decisione più controversa è stata quella di fare test solo a chi mostrava sintomi gravi e di rallentare invece di bloccare la diffusione del virus perché l'estensione del contagio al 60% della popolazione avrebbe portato a una benefica “immunità di massa”.

La valanga di critiche ha costretto il Governo a negare di essere disposto a far morire una minoranza di cittadini per il bene della maggioranza. Dopo una rapida marcia indietro, ora l’obiettivo dichiarato è di accelerare il numero di test, in linea con le direttive dell'Organizzazione mondiale della Sanità.

Il consigliere nel mirino
Downing Street ieri è stata costretta a negare le notizie di stampa emerse nel fine settimana che attribuivano a Dominic Cummings, il controverso consigliere capo di Johnson, la paternità della strategia di “immunità di massa”.

Secondo fonti anonime citate dai media, Cummings avrebbe insistito che l'economia doveva essere la priorità assoluta. «Immunità di massa e tutelare l'economia e se alcuni pensionati muoiono, pazienza», avrebbe detto il consigliere, noto come l’architetto di Brexit.

Il Governo ha definito la citazione «del tutto inventata e diffamatoria» e lo stesso Cummings ha negato di avere mai pronunciato quella frase, ma la storia ha contribuito a rafforzare l’immagine già negativa del consigliere non eletto, spesso paragonato a Rasputin per l'enorme influenza che esercita su Johnson.

Tre budget in dieci giorni
Sale invece la stella di Rishi Sunak, il cancelliere dello Scacchiere che alla prova del fuoco, poche settimane dopo la sua nomina a sorpresa, ha dimostrato di avere la determinazione e le capacità per gestire la crisi.
Mentre la riluttanza di Johnson di prendere misure coercitive è stata evidente e ha contribuito a rallentare il responso alla crisi, Sunak non ha avuto esitazioni nel gettare alle ortiche l’ortodossia conservatrice. Il cancelliere ha archiviato la tradizione di ‘meno Stato' per usare il bazooka, annunciando interventi massicci e senza precedenti del Governo nell'economia.

Sottolineando la necessità di uno “sforzo collettivo nazionale”, il cancelliere ha dichiarato che era il momento di mettere da parte le ideologie e salvare l’economia e ha reagito agli eventi con rapidità. Nel budget dell’11 marzo aveva annunciato un fondo di 30 miliardi di sterline per affrontare l’emergenza coronavirus. Sei giorni dopo, in quello che è stato un secondo budget de facto, Sunak ha annunciato 350 miliardi di sterline di crediti alle imprese garantiti dallo Stato.

Dopo dieci anni di austerità, il partito che puntava a limitare il ruolo dello Stato nell’economia si trova invece ad aumentare i sussidi sociali, a garantire centinaia di miliardi di sterline di prestiti alle imprese per impedire fallimenti a catena e a pagare l’80% degli stipendi dei lavoratori dipendenti per evitare licenziamenti di massa.

Lunedì è stata annunciata la sospensione per sei mesi delle concessioni ferroviarie. Il numero di passeggeri è crollato del 70% ma i collegamenti vanno garantiti. Per evitare il fallimento delle imprese private, il Governo ha temporaneamente ri-nazionalizzato le ferrovie. Un altro colpo all'ortodossia Tory per superare la crisi.

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