IL REPORT

Coronavirus, ecco perché la letalità potrebbe essere fino a dieci volte più bassa

Secondo l’Istituto per gli studi di politica internazionale le persone attualmente positive in Italia sono nell'ordine delle 530.000, con il tasso di letalità all’1,1% contro l’oltre 10% attuale

di An.C. e An.Mari.

Coronavirus: prossima settimana cruciale per app tracciamento

Secondo l’Istituto per gli studi di politica internazionale le persone attualmente positive in Italia sono nell'ordine delle 530.000, con il tasso di letalità all’1,1% contro l’oltre 10% attuale


2' di lettura

Le persone attualmente positive in Italia al coronavirus potrebbero essere oltre il mezzo milione, contro i quasi 67 mila riportati dall’ultima rilevazione (con circa 87mila persone colpite da Covid-19 se si considerano anche i guariti e i deceduti). Allo stesso tempo il tasso di letalità (incidenza percentuale delle morti sul totale dei contagiati) scenderebbe dall’attuale 10,6% all’1,1%. È quanto sottolinea uno studio dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, a firma Matteo Villa dal titolo: «La letalità in Italia tra apparenza e realtà».

Lo studio del Gimbe: positivi oltre quota 200mila
A conclusioni simili giunge anche un altro studio della fondazione Gimbe: assumendo una distribuzione di gravità della malattia sovrapponibile a quella cinese (dove l’epidemia è più avanti e quindi si hanno stime più attendibili), i colpiti da coronavirus sarebbero molto più degli 87 mila attuali e arriverebbero a superare i 210mila, con un tasso di mortalità al vicino al 4%.

Letalità reale del virus all’1,14%
Il tasso di letalità di Covid-19 in Italia - ricorda il report Ispi - «è un dato molto discusso. Se paragonata ai principali paesi del mondo, la letalità del virus in Italia è nettamente la più alta. Ma utilizzare questo dato sarebbe un errore. Esso infatti non dice quasi nulla circa la letalità reale del virus, che studi recenti stimano nello 0,7% per la Cina, mentre Ispi stima in 1,14% per l’Italia».

La variabile tampone
«La differenza tra questo dato realistico e quello “fuori scala” - si legge ancora nell’analisi Ispi - è riconducibile al numero di persone che sono state contagiate ma non sottoposte al tampone per verificarne la positività. Ispi stima infatti che le persone attualmente positive in Italia siano nell'ordine delle 530.000», vale a dire il dato medio tra una stima minima di 350mila e una massima di 1,2 milioni. La previsione è ottenuta prendendo in considerazione il metodo di calcolo di studio internazionale fatto sulla Cina (Estimates of the severity of COVID-19 disease) che ha provato a ricalcolare il tasso di letalità e i contagiati totali facendo affidamento sui dati di alcuni casi individuali.

Confrontare letalità apparente e plausibile
Di qui la conclusione dell’indagine. «Il dato sulla letalità apparente è dunque un indicatore inaffidabile, e nulla suggerisce che la letalità plausibile italiana sia così diversa dalle cifre attese. All’opposto, confrontare letalità apparente e letalità plausibile ci permette di tracciare meglio la curva dei contagi in Italia, seguendo in maniera più realistica l’andamento dell’epidemia».

Le conclusioni (positive e negative)
Gli studi sulla letalità del covid-19 ci dicono da una parte qualcosa di positivo: il virus non è così letale come i dati attuali ci dicono. Dall’altro, però, gli attuali contagiati sono molto di più di quelli effettivamente rilevati, e questo potrebbe significare che ormai si è «perso il contatto con la diffusione del virus». Diventa quindi sempre più fondamentale il comportamento individuale: isolare le categorie a rischio (anziani e chi ha altre patologie gravi) e utilizzare tutti (non solo i contagiati certificati da tampone) gli strumenti possibili per evitare la diffusione del virus (guanti, mascherine, uscire il meno possibile).

Per approfondire:
Perché i numeri dicono che ne usciremo
La mappa dei contagi

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti