NODO PRIVACY

Coronavirus, l’Italia riapre senza la App Immuni

Il presidente del Consiglio ha annunciato che la sperimentazione partirà nei prossimi giorni. Ma il ministero della Salute non ha ancora inviato la relazione al Garante per la privacy

di Andrea Carli

Privacy, tracciamento e volontarietà: ecco la app “Immuni”

4' di lettura

L’Italia riapre ma perché la app per il tracciamento dei contatti scenda in campo nella fase due e mezzo della gestione dell’emergenza coronavirus, quella della riapertura pressoché totale, bisognerà attendere un (altro) po’: almeno fino a fine mese. «Nei prossimi giorni - ha spiegato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte - partirà la sperimentazione».

Il nodo del giudizio del Garante
Ma prima che l’applicazione di contact tracing passi alla fase della sperimentazione, è “opportuno” il via libera del Garante per la Privacy. Ora, in base a quanto previsto dal decreto Bonafede approvato dal Consiglio dei ministri il 29 aprile - il provvedimento ha delineato le regole sulla privacy relative all’utilizzo della app Immuni - «il ministero della Salute, all’esito di una valutazione di impatto, costantemente aggiornata, effettuata ai sensi dell’articolo 35 del Regolamento Ue 2016/679, adotta misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato ai rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati sentito il Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell’articolo 36, paragrafo 5, del medesimo Regolamento (UE) 2016/679 e dell’articolo 2-quinquiesdecies del Codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196».

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Il ministero della Salute, titolare del trattamento, deve mandare al Garante una “Valutazione di impatto sulla protezione dei dati”, o anche Dpia. Questa procedura è obbligatoria in tutti i casi in cui un trattamento di dati può delineare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Una volta ricevuto il documento, il Garante lo deve verificare. Potrebbe dare il via libera o anche chiedere che vengano effettuate delle modifiche. In questa seconda ipotesi, il progetto potrebbe tornare allo sviluppatore. Il Garante attende il documento e si dice pronto a effettuare questa verifica in tempi stretti.

«A giorni documento ministero su app a garante»
Senza questo passaggio la sperimentazione potrebbe comunque partire. Ma se il documento arrivasse dopo e non fosse in linea con le indicazioni del Garante, ci sarebbe il rischio di esporre la sperimentazione a uno stop. A quanto si apprende, il documento di valutazione d’impatto per la protezione dei dati personali, al quale sta lavorando il ministero della Salute, sarà pronto nei prossimi giorni. Successivamente, saranno necessari tempi tecnici per la conclusione dell'iter tecnologico con il coinvolgimento delle piattaforme Apple e Google, su cui l’app è scaricabile.

L’App arriva comunque dopo la fine del lockdown
Sia dal Governo sia dal mondo dei virologi viene messo in evidenza che Immuni - questo il suo nome - non è e non sarà lo strumento che consentirà di archiviare il Covid-19. Rimane tuttavia il fatto che la procedura per mettere a disposizione degli italiani questa applicazione ha preso avvio circa due mesi fa. E in queste ore di riaperture di bar, ristoranti, negozi, parrucchieri dopo il grande lockdown la app per il contact tracing dei sospetti casi positivi di Covid 19 prodotta dalla società Bending Spoons avrebbe potuto dare un suo contributo.

Procedura iniziata a fine marzo
Il 21 marzo il ministro della Salute indice in videoconferenza una riunione con tecnici del ministero, i rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità e dell’Organizzazione mondiale della sanità, il ministro per l’Innovazione tecnologica e gli esperti del dipartimento della Presidenza del Consiglio per la trasformazione digitale per delineare “una linea d’azione” per l’introduzione di un sistema digitale di contact tracing da sottoporre in seguito ai dovuti passi successivi di valutazione da parte delle istituzioni. Due giorni dopo è la volta di una richiesta pubblica di offerte volta a raccogliere contributi da aziende, università, centri di ricerca e società civile nell’ambito dei dispositivi per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto del diffondersi del coronavirus. Giungono 319 proposte per il monitoraggio e 504 per la telemedicina. Il 31 marzo comincia a essere operativa una task force composta da 74 esperti, divisi in otto sottogruppi. Il gruppo di lavoro “data-driven per l’emergenza Covid-19” è stato istituito dalla ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano in accordo con il collega della Salute Roberto Speranza.

A metà aprile la scelta ricade su Immuni
Il 15 aprile la Commissione europea pubblica le linee guida per la realizzazione di applicazioni finalizzate al tracciamento dei contagi. Il giorno dopo con un’ordinanza il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri dispone la stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la Bending Spoons spa, la società progettatrice della app. Il software è tra quelli selezionati dagli esperti della task force istituita dal ministro per l'Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione in accordo con il ministero della Salute, e quello ritenuto alla fine più idoneo.

Dati gestiti da Sogei
Nei giorni scorsi il governo ha rassicurato che Immuni sarà volontaria e priva di condizionamenti. La gestione del sistema sarà pubblica al 100%. La società ideatrice Bending Spoons non avrà accesso ai dati, che saranno gestiti da Sogei, la Spa informatica del ministero dell’Economia. Mentre il coordinamento tecnologico, in corso, è affidato a PagaPa, anche questa società interamente partecipata dalla Stato.

Strumento sotto la lente del Copasir
Immuni è finita sotto la lente del Copasir, che sta lavorando a una relazione sull’app e procederà a risentire la ministra Pisano che fino ad ora ha «ampiamente risposto» alle domande, ha fatto sapere il Comitato. Tra i temi affrontati anche l’iter che ha portato a selezionare l’app. Nella relazione della task force incaricata di valutare i progetti, pur riconoscendo Immuni la soluzione «più adeguata», si suggerisce di adottarne una di “riserva”, individuata in CovidApp, e di condurre «test in parallelo».

Per approfondire:
Tracciamento dei contagi, così le app regionali spiazzano «Immuni»
Scelta la nuova app di tracciamento dei contagi: si chiama Immuni

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