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Coronavirus, l’Olanda non teme la crisi. Lo scenario peggiore? Debito/Pil solo al 73%

Il Governo dell’Aia è tra i più riluttanti a concedere finanziamenti “solidali” in Europa per provare a superare la crisi indotta dagli effetti del Coronavirus

di Alessandro Graziani

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Il Governo dell’Aia è tra i più riluttanti a concedere finanziamenti “solidali” in Europa per provare a superare la crisi indotta dagli effetti del Coronavirus


2' di lettura

Nello scenario economico peggiore, il rapporto tra debito e Pil dell'Olanda salirebbe nel 2021 al 73,6%. Un livello che è pari a circa la metà di quel 150% che l’Italia potrebbe purtroppo raggiungere già nel 2020. Forse anche per queste previsioni, il Governo olandese è tra i più riluttanti a concedere finanziamenti “solidali” in Europa per provare a superare la crisi indotta dagli effetti del Coronavirus. Le stime cui ci riferiamo, che in questi giorni dominano i media e i social network olandesi, sono quelle rilasciate il 26 marzo da Cpb Netherlands Bureau for Economic Policy Analisys che ha elaborato quattro scenari sulle possibili conseguenze economiche della “corona” crisi.

Lo scenario più soft prevede un lockdown di soli tre mesi, con impatti sulla capacità produttiva contenuti anche grazie alle misure di supporto del Governo dell'Aja. Ipotesi che limiterebbe la recessione solo a una parte del 2020, con ripresa già a a partire dalla fine dell'anno in corso, e danni contenuti a un calo del Pil 2020 dell'1,2% e poi una robusta ripresa nel 2021 con una crescita del 4,5%.

In mezzo alle quattro ipotesi del Cpb, due scenari intermedi con restrizioni di sei mesi con conseguenze più o meno gravi sul deterioramento del tessuto economico e finanziario (crisi bancarie) dell'Olanda. Nelle sue diverse situazioni immaginate, la recessione sarebbe severa nel 2020 (Pil -5% o -7,7% in base alla gravità della situazione) ma in entrambi i casi con ripresa del Pil nel 2021 (+3,8% o 2%). Infine lo scenario peggiore, quello considerato estremo. Il lockdown, pur con varie gradazioni, potrebbe durare 12 mesi e determinerebbe una severa recessione della durata di almeno un anno e mezzo. In questo caso, sempre secondo il Cpb olandese, il Pil crollerebbe del 7,3% nel 2020 e continuerebbe a scendere anche nel 2021 (-2,7%). Il tasso di disoccupazione si impennerebbe al 9,4% e il rapporto tra debito pubblico e Pil, per effetto dei numerosi salvataggi statali che si renderebbero necessari, salirebbe al 61,7% nel 2020 e al 73,6% nel 2021. Cifre che nelle grafiche che corredano il rapporto vengono evidenziate con il dispiacere di chi supera il vecchio parametro di Maastricht del 60% tra debito pubblico e Pil.

Il rispetto delle regole formali e dei contratti firmati fa parte della constituency storica di un Paese di grandi mercanti come è l'Olanda. Ed è ragionevole pensare che i cittadini, in questa fase iniziale della crisi e davanti a previsioni “catastrofiche” che porterebbero il loro debito/Pil a salire solo al 73%, frenino davanti all'ipotesi di solidarizzare con Paesi europei come l'Italia che si sono presentati alla nuova crisi con un rapporto debito pubblico/Pil del 135%. Vecchia storia delle cicale e delle formiche? In parte, forse, sì. Ma i mea culpa, e le responsabilità future, andrebbero pesati e condivisi. La scandalosa evasione fiscale accettata in Italia non è meno grave del paradiso fiscale olandese. Se cade l’Europa, anche in Olanda, il paradiso può attendere.

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