«avanti con la strategia adottata»

Coronavirus, Locatelli: «Aprire gli impianti di sci è incompatibile con i numeri». Per l’immunità di gregge 42 milioni di vaccinati

Il presidente del Consiglio superiore di sanità ha detto che sciare «vorrebbe dire esporre tutto il paese a una ripresa della curva epidemica»

di Nicoletta Cottone

Natale che verrà, regole per shopping, cenone, parenti

3' di lettura

«Difficile trovare ricette che facciano tutti felici». Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, illustrando le posizioni della cabina di regia nel corso della conferenza stampa del ministero della Salute sulla situazione epidemiologica legata all’emergenza Coronavirus. «Nessuno sottovaluta l’impatto di una chiusura delle attività sciistiche, però i numeri attuali non rendono compatibile una ipotesi di riapertura perché vorrebbe dire esporre tutto il paese a una ripresa della curva epidemica e avere una concertazione europea è assolutamente fondamentale», ha detto Franco Locatelli tornando a parlare di sci.

Sugli impianti sciistici urge un coordinamento europeo

Per Rezza «c’è bisogno di un coordinamento europeo perchè se chiudono gli impianti di sci italiani ma non gli altri, molti potrebbero andare all’estero. Su questo argomento bisogna essere molto cauti e bisognerà evitare situazioni rischiose, perchè l’ottimismo sugli effetti finora avuti ci potrebbe portare a rilassarci troppo». Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute ha ricordato che la chiusura degli impianti di sci è un argomento di forte sensibilità. «É logico che l’attività è elevatissima e c'è forte business, d'altra parte bisogna ricordare che l'anno scorso tra febbraio e marzo vedemmo molte file sugli skylift e dai resort partirono molte persone infette alimentando focolai tornando a casa, ci sono condizioni di rischio». Si tratta di una delle questione più dibattute in vista delle vacanze di Natale, che interessa l’economia di molti piccoli centri di montagna, con migliaia di posti di lavoro, anche stagionali interessati e moltissime attività commerciali, che proprio durante il periodo natalizio, incassano gran parte del loro fatturato.

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Gli spostamenti per Natale rappresentano un rischio

«Non posso negare la mia preoccupazione, certamente spostamenti illimitati per Natale e aggregazioni rappresenta un rischio per la diffusione dell'infezione. Poi vedremo quali saranno le decisioni per il prossimo mese», ha detto Gianni Rezza durante la conferenza stampa al ministero della Salute. Oltre 800 morti il 24 novembre, ha aggiunto Locatelli, «ci devono portare a ricordare che non siamo fuori dal problema, assolutamente no. Ci può essere una via di mezzo che ad esempio potrà fare riferimento a restrizioni dopo particolari ore o a non creare ampi momenti di socialità». Per Rezza è necessario continuare «a fare qualche sacrificio e magari con l'inizio del prossimo anno potremo cercare di evitare questa terza ondata, cioè la ripresa di questa seconda ondata che in qualche misura stiamo riuscendo a far ritornare più bassa».

Per l’immunità di gregge 42 milioni di vaccinati

Come ottenere l’imminità di gregge? «Grosso modo almeno tra 60% e 70% della popolazione dovrebbe essere vaccinata contro il SarsCov2 per ottenere l'immunità di gregge», ha detto Gianni Rezza. «Ciò vuol dire vaccinare 42 milioni di italiani - ha aggiunto Franco locatelli - e questa è una grande sfida. Ma ci sarà un progressivo incremento delle dosi di vaccino a partire dal 2021 e avere più di un vaccino è un vantaggio».

Avanti con la strategia adottata

«A fronte del dato dei morti, che deve richiamare di andare avanti nella strategia presa, 12,31% è il rapporto tamponi-casi, il numero degli accessi alle terapie intenbsive è 6 a fronte di 120 di una settimana fa, e quello dei ricoveri è 120 in area medica contro 528 di una settimana fa. Quindi gli indicatori vanno nella direnzione sperata», ha detto Franco Locatelli.

La scuola ha un ruolo marginale nella curva dei contagi

«La scuola - ha spiegato Locatelli - anche nelle ultime analisi fatte si conferma contribuire in maniera assolutamente marginale alla curva di trasmissione di SarsCov2. La potenzialità di infettare sopra 10 anni è come negli adulti, mentre sotto i 10 anni è minore, ma non assente».

Aumentano i morti, permane carico su strutture sanitarie

Il direttore della Prevezione del ministero della Salute Gianni Rezza, ricordando i dati registrati il 24 novembre (23.232 positivi, con 188.659 tamponi mentre ieri erano 149mila, e quindi c'è stato un leggero aumento del numero dei positivi), ha sottolineato che però «c’è un brutto dato: ci sono stati 853 decessi a fronte di 630 di ieri». Permane il carico sulle strutture sanitarie, ha spiegato Rezza, «quindi il cauto ottimismo è controbilanciato dal fatto che gli effetti di questa lunga scia si vedranno per diverso tempo. Il calo dei positivi è invece effetto delle misure».

Falso che l’Italia non sia pronta sui vaccini

«É falso che il paese non si stia organizzando per la vaccinazione anti-Covid - ha detto Locatelli rispondendo a una domanda -, niente di più falso. Al contrario si sta lavorando in maniera intensiva su come sviluppare il piano per la vaccinazione anti-Conid nel minore tempo possibile. Lo sforzo lo stiamo facendo per creare la strategia per uscire dalla pandemia. Ci sarà poi bisogno di uno stretto rapporto tra Governo e Regioni».

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