ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùimpianti fermi dal 24 gennaio

Coronavirus, il manager italiano chiuso in casa: «Scrivo mail, leggo. E vedo strade deserte»

Lo stop cinese coinvolge anche il sito della multinazionale varesina Lu-Ve. Un centinaio di addetti bloccati a casa dal 24 gennaio

di Luca Orlando

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4' di lettura

«Cosa faccio? Leggo molto, lavoro via mail. E l’unico svago è portare a passeggio il cane, quando riesco». Molto altro Thomas Stiller non riesce a fare, e non per sua scelta.

Il manager si trova infatti nella sua casa ad un migliaio di chilometri da Tianmen, dove il sito produttivo della multinazionale varesina Lu-Ve, nella provincia di Hubei (quella di Wuhan), è chiuso ormai dal 24 di gennaio. Fermi gli ottanta dipendenti dell’impianto, così come impossibilitati a lavorare sono i 22 addetti della sede commerciale situata a Changshu, altra città ormai quasi-fantasma.

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Produzione ancora ferma
«Da quello che ci hanno detto le autorità - spiega il managing director - saremo bloccati con gli uffici fino al 21 febbraio, mentre per l’impianto il blocco è fino al 14 febbraio. Ma dubito che si potrà ripartire per quella data: alla luce di quello che vedo mi pare davvero irrealistico. Questo è un paese che non si ferma mai, veder cosa accade ora è davvero strano».

Irreale è in effetti ciò che Thomas vede dalla sua finestra: strade deserte, in una città che brulica di 12 milioni di abitanti. In Cina da 15 anni (con una pausa di 4), già presente ai tempi della Sars, Stiller vede anzitutto una differenza rispetto alla situazione di allora: la mobilità.

Alta velocità e aerei
«Non esisteva l’alta velocità ferroviaria - spiega - che oggi è invece il mezzo di trasporto normale di tante persone. Pensi che il sito produttivo si trova ad un migliaio di chilometri da dove sono ma in treno riesco a raggiungerlo in tre ore. Dal 2003 il numero di aeroporti inoltre è raddoppiato. E questo significa che le possibilità di trasferimento del contagio sono cresciute in modo esponenziale. Ma resto ottimista, questo è il paese delle regole e delle procedure».

Uscite monitorate scrupolosamente
Applicate a tutte le persone, Thomas incluso, che quando esce dal proprio palazzo per fare la spesa (per le famiglie è ammessa l’uscita di un solo membro una volta ogni due giorni), subisce un monitoraggio accurato: misurazione della temperatura quando esce, nuova lettura quando rientra. Metodica applicata anche nei negozi, che in aggiunta raccolgono ogni dato utile a rintracciarlo in un secondo momento: indirizzo, mail, telefono, membri del nucleo famigliare.

La famiglia è rientrata in Italia
«Il lavoro? Siamo tutti fermi ma in contatto via chat. Anche perché occorre monitorare lo stato di salute, vorrei evitare di farmi arrestare, ciò che pare sia accaduto all’amministratore delegato di un’azienda qui in città. Che evidentemente ha riaperto senza le opportune verifiche. Pare che un dipendente sia risultato contagiato e il risultato è stato quello di mettere 200 addetti in quarantena, mentre l’ad è stato arrestato. O almeno questo è quello che circola in una delle chat sull’argomento. Sa, qui non vi sono dubbi sulla certezza della pena: se violi le regole prima o poi ti prendono».

La famiglia di Stiller è rientrata in Italia mentre il manager ha deciso di fermarsi in Cina. «Anche l’azienda mi chiede se voglio rientrare - spiega - ma in realtà questo paese mi ha dato tanto sia in termini personali che professionali. E non mi sento di lasciare qui le nostre persone davanti a queste difficoltà».

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La multinazionale varesina leader nel condizionamento
Il sito di Tianmen di Lu-Ve da 8mila metri quadri occupa 80 addetti e vale circa il 2% dei ricavi della multinazionale varesina, tra i leader globali nei sistemi di refrigerazione e condizionamento, terzo operatore globale negli scambiatori di calore ad aria e protagonista di una crescita esplosiva di ricavi e addetti negli ultimi anni, arrivata a superare i 400 milioni di vendite nel mondo. Tianmen produce per il 70% scambiatori di calori diretti al mercato interno, destinando la parte restante all’export.

«Il danno ad ogni modo è relativo - aggiunge il manager - perché anche se fossimo aperti non cambierebbe nulla, gli uffici acquisti sono fermi, gli ordini bloccati. Ad ogni modo i dipendenti sono in condizioni di sicurezza a casa con le rispettive famiglie e sono tutti regolarmente pagati, come se lavorassero normalmente».

Dall’Italia supporto e materiali sanitari
Dall’Italia, intanto, il gruppo varesino continua non solo a monitorare la situazione ma ha deciso di dare al Paese un contributo diretto.

«Da qui - spiega il presidente di Lu-Ve Iginio Liberali - siamo in costante contatto con le massime autorità locali, con le quali si stanno coordinando interventi di supporto e fornitura di materiali sanitari, tra cui mascherine e occhiali protettivi. Tutto il nostro personale, italiano e cinese, è rimasto sul posto, per supportare questo sforzo straordinario. Professionisti impeccabili a cui va il mio ringraziamento».

Per tornare alla normalità serviranno mesi
E le prospettive? Thomas Stiller resta ottimista, anche se non ipotizza una ripresa a breve delle attività a pieno regime.

«Io credo che in 20 anni la medicina abbia fatto grandi progressi - spiega - e quindi sono fiducioso in una soluzione. Però la Cina è un elefante, non può brillare nello scatto di breve periodo. E quindi penso che una volta risolto il problema si dovrà aspettare almeno fino al terzo trimestre per vedere l’attività tornare ai livelli normali».

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