il caso

Coronavirus, le mascherine colorate ma inutili: il business «in nero» a Roma

Al prezzo di 10 euro l’una sono rintracciabili in alcune attività commerciali ancora aperte per decreto. Tutte hanno lo stesso marchio. Concetrate soprattutto nella zona a Nord della Capitale

di Ivan Cimmarusti

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(Nicola Marfisi / AGF)

Al prezzo di 10 euro l’una sono rintracciabili in alcune attività commerciali ancora aperte per decreto. Tutte hanno lo stesso marchio. Concetrate soprattutto nella zona a Nord della Capitale


3' di lettura

Mascherine dai colori sgargianti e tessuti anche discreti, ma assolutamente inutili ai fini della prevenzione da Coronavirus. Al prezzo di 10 euro l’una è possibile portarsi a casa un pezzo di stoffa che non ha alcun tipo di funzione pratica. Una speculazione sulla paura dei cittadini, che si sta diffondendo in alcune attività commerciali della Capitale. Tutto sotto banco, tutto a nero.

Mascherine amatoriali
Se ne trovano soprattutto nella zona a Nord della Capitale. Sembrerebbero prodotte da una sartoria a livello amatoriale, anche se la fattura è sicuramente buona. Cucite con normalissimo cotone e con un piccolo rinforzo nella parte anteriore, sono spesso custodite sotto banco. Le abbiamo rintracciate in tre diverse attività, tra quelle ancora aperte per decreto. Tutte presentano lo stesso identico marchio. I rivenditori, cui abbiamo chiesto se avessero delle mascherine sanitarie, hanno risposto che «abbiamo queste, ci sono appena arrivate. Costano dieci euro». Ma servono a qualcosa? «Se dentro ci metti la carta da forno», spiegano, «possono isolare». Acquisto fatto, zero scontrino.

Le speculazioni
Si tratta, ovviamente, di uno dei vari business che sono stati avviati in tempo di emergenza da Covid-19 e che giocano sulla paura delle persone e sulla scarsità di mascherine reperibili sul mercato. La scorsa settimana la stessa Guardia di finanza ha annunciato di aver sequestrato – nell’ultimo mese - circa 60mila prodotti tra mascherine e gel disinfettanti con rincari fino al 6.000 %. Di questi, 5mila sono stati intercettati in dogana, mentre 55mila sono stati sequestrati in fase di commercializzazione, sia al dettaglio che all’ingrosso. La maggior parte delle attività sono state portate a termine in Lombardia, Piemonte, Campania e Puglia.

L’accertamento
L’accertamento rientra in una più ampia operazione avviata con apposita circolare al Corpo della Guardia di finanza. Nel documento si precisa che «avuto riguardo all’emergenza» coronavirus, si deve «monitorare scrupolosamente e segnalare tempestivamente» al Comando unità speciali «ogni elemento, rilevato nell’ambito dell’ordinaria attività di servizio, anche solo sintomatico delle possibili fenomenologie illecite che potrebbero trarre le mosse dal significativo aumento, in atto, della richiesta di dispositivi di protezione individuale e di agenti biocidi oltre che, più in generale, dell’impatto sul territorio, sull’economica locale e sulla cittadinanza dei necessari interventi di protezione civile». La Gdf precisa che il riferimento è, in particolare, «ai possibili effetti di pratiche anticoncorrenziali e ingannevoli, al pericolo di truffe e rischi di frode a danno dei cittadini, agli effetti distorsivi sulle dinamiche dei prezzi che possono essere determinati da condotte fraudolente».

La fabbrica di gel a Napoli
A Napoli gli investigatori delle Fiamme gialle hanno individuato una fabbrica dove erano in produzione gel disinfettati ma senza le dovute autorizzazioni ministeriali. Circa 400 litri sono stati già sequestrati. Gli inquirenti hanno perquisito tutta la struttura, individuando 792 flaconi da 150 ml già pronti per la vendita. Trovate anche 100.000 «etichette ingannevoli» di importanti produttori di gel.

A Taranto 7mila mascherine
Lunedì 23 marzo la Gdf di Taranto ha denunciato 8 commercianti per manovre speculative su merci e sequestrato circa 7.000 mascherine vendute a prezzi esorbitanti in questo periodo di emergenza legata al coronavirus. I finanzieri hanno analizzato i prezzi praticati sia alle Asl che a soggetti privati nel periodo ante e post crisi sanitaria, con specifico riferimento alle mascherine FFP1, FFP2, FFP3 oltre a quelle chirurgiche. Dai riscontri è stato accertato che la variazione in aumento dei prezzi oscilla tra il 700% e il 1500% circa. Mascherine che nel 2019 venivano acquistate a 50 centesimi, in piena crisi sanitaria sono state proposte in vendita agli enti pubblici a oltre 5 euro il pezzo e ai privati anche a 35 euro. Le mascherine sequestrate, previo accertamento da parte dell’Asl di Taranto della loro conformità all’utilizzo sanitario, sono state messe a disposizione del Prefetto di Taranto e del Dipartimento di Protezione Civile per i provvedimenti di acquisizione ai fini della distribuzione agli enti.

Frodi da Nord a Sud
Frodi ne sono state individuate anche a Milano, Napoli e Bari. Nel capoluogo lombardo gel e mascherine erano venduti con rincari del 400%, mentre a Napoli le stesse merci avevano un prezzo maggiorato del 6.000%. A Bari invece una maxi inchiesta dei pm ha portato la Gdf a svolgere 30 perquisizioni in diverse attività commerciali della provincia del capoluogo. Cittadini italiani e cinesi sono indiziati di avere effettuato «manovre speculative o, comunque, di avere tenuto condotte fraudolente e truffaldine nella commercializzazione» delle mascherine protettive e dei presidi medico-chirurgici disinfettanti (gel e salviette per le mani) approfittando dell'attuale contesto emergenziale di natura sanitaria. Le perquisizioni hanno permesso di sequestrare oltre 30.000 prodotti (mascherine protettive, gel e salviette per le mani) per un valore commerciale di circa 220.000 euro.

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