l’allarme

Coronavirus, medici base in stato agitazione. «Territorio al collasso»

Richiesto il potenziamento della rete con l'assunzione delle Usca, il rafforzamento degli organici degli uffici di igiene e sanità pubblica, nuove assunzioni

di Nicola Barone

Covid e cure a casa, medici contro il protocollo: così non aiuta

2' di lettura

Medici di famiglia e pediatri di libera scelta in stato di agitazione. «In questa seconda fase della pandemia - dicono - stiamo assistendo non solo al collasso degli ospedali e dei pronto soccorso, ma anche al collasso del territorio». Chiedono il potenziamento della rete territoriale della medicina generale, con l'assunzione delle Usca, il rafforzamento degli organici degli uffici di igiene e sanità pubblica, nuove assunzioni dei medici di medicina generale convenzionati, di guardie mediche, di medici 118 e penitenziari e dei pediatri di libera scelta.

Lo stato d'agitazione è stato proclamato dalle organizzazioni sindacali Federazione CIPe SISPe SINSPe, Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, La.Pe.L, SIMET, SMI, SNAMI, pari al 45% dei medici convenzionati.

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L’elenco dei medici caduti nella pandemia

Il totale dei camici bianchi deceduti dall'inizio della pandemia è arrivato a 196, diciassette dei quali deceduti nella seconda ondata dell'epidemia. Ad aggiornare costantemente la lunga lista dei deceduti per Covid - includendo medici in servizio, in pensione o richiamati in servizio - è la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo). Per ricordare «il prezzo pagato dalla medicina di famiglia per aver tenuto fede ai propri valori, primo tra tutti quello della prossimità al paziente che li sceglie e instaura con loro una relazione di cura, c'è proprio l'elenco dei medici caduti che teniamo, come memoriale». In più della metà medici di medicina generale, secondo il presidente Filippo Anelli. «Medici che non si sono tirati indietro e hanno continuato a curare, prima in carenza dei dispositivi di protezione, ora supplendo, con la buona volontà, a carenze organizzative».

il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, secondo il quale “è evidente che l'attuale modello organizzativo non è efficiente e rischia di esporre i sanitari a contagio”. “Una così alta percentuale - dice - tra i medici di famiglia rappresenta un allarme che non può essere ignorato. Circa il 40% degli italiani è afflitto da una o più malattie croniche che si rivolgono per le cure ai medici di famiglia. Sono circa 24 milioni di italiani a cui si aggiungono tutti coloro che hanno patologie acute che non necessitano del ricovero ospedaliero o di una gestione specialistica che devono essere assistiti dai medici di famiglia. Questo prevede una complessa attività di sorveglianza domiciliare per tutti quei pazienti che non possono accedere agli studi dei medici. A tutto ciò si aggiunge la campagna di vaccinazione e la sorveglianza agli oltre 600.000 italiani in isolamento domiciliare per il Covid, anche grazie alle Usca”. Anelli, quindi, conclude chiedendo “di definire un protocollo operativo che metta in sicurezza i medici”.

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