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Coronavirus, medici di famiglia in rivolta per i certificati di ritorno a scuola

Medici e pediatri di famiglia decidono di “disobbedire” alla misura imposta dal Dpcm del 25 febbraio. Non ci stanno a certificare alla cieca il via libera al ritorno sui banchi di scuola di bambini e ragazzi che, in tempi di coronavirus, potrebbero essere contagiosi pur presentando pochi o nessun sintomo

di Barbara Gobbi

Didattica on line e sanificazioni, la scuola reagisce al coronavirus

Medici e pediatri di famiglia decidono di “disobbedire” alla misura imposta dal Dpcm del 25 febbraio. Non ci stanno a certificare alla cieca il via libera al ritorno sui banchi di scuola di bambini e ragazzi che, in tempi di coronavirus, potrebbero essere contagiosi pur presentando pochi o nessun sintomo


2' di lettura

Non ci stanno a certificare alla cieca il via libera al ritorno sui banchi di scuola di bambini e ragazzi che, in tempi di coronavirus, potrebbero essere contagiosi pur presentando pochi o nessun sintomo. Medici e pediatri di famiglia decidono di “disobbedire” alla misura imposta dal Dpcm del 25 febbraio: il decreto prevede che «la riammissione nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia di durata superiore a cinque giorni avviene, fino alla data del 15 marzo 2020, dietro presentazione di certificato medico, anche in deroga alle disposizioni vigenti».

I problemi con la riapertura delle scuole
Spetterebbe quindi ai camici bianchi assumersi la responsabilità di attestare l’assenza del virus. Un tema che si porrà soprattutto a partire da lunedì 2 marzo, quando - se l’ordinanza sulla chiusura degli istituti scolastici nelle aree più a rischio in scadenza il 1° marzo non sarà prorogata – dovrebbero riaprire le scuole nelle Regioni più colpite come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria.

La protesta dei medici di famiglia
«Dovremmo dare il nostro via libera al rientro a scuola dei bambini, che come noto presentano pochi o nessun sintomo anche in caso di positività al nuovo coronavirus, senza alcuna base scientifica», afferma il segretario del sindacato dei medici di famiglia Fimmg, Silvestro Scotti. Che avvisa: «Non firmerò alcun certificato finché l'Istituto superiore di sanità non ci farà avere i riferimenti in base ai quali certificare con assoluta certezza la non contagiosità di un bambino per coronavirus dopo un episodio respiratorio, senza aver fatto un tampone. I medici sono stati lasciati soli per l'ennesima volta - attacca Scotti -. Darci la responsabilità di certificare un rientro in aula significa far ricadere su di noi lo scaricabarile tra il sistema scolastico e quello sanitario».

Le Regioni si organizzano
Se i medici attaccano e attendono risposte da ministero e Istituto superiore di sanità (Iss), le Regioni prendono tempo o trovano soluzioni alternative. Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna stanno valutando di prorogare ancora per qualche giorno l’ordinanza di chiusura delle scuole anche per poter bonificare gli ambienti e riorganizzare gli istituti. Mentre l’azienda sanitaria della Liguria semplifica la vita alle famiglie e ai medici con una nota esplicativa all'ufficio scolastico regionale e ai direttori sociosanitari: nessun certificato se nella settimana tra il 17 e il 21 febbraio le assenze erano già state comunicate alla scuola per motivi diversi dalla malattia o se l’assenza è riferibile al solo periodo di chiusura della scuola previsto da ordinanza, anche nei periodi superiori a cinque giorni. E per le assenze per cui non è previsto certificato medico, le famiglie saranno chiamate a presentare un'autocertificazione che riporti di «non aver soggiornato in zone endemiche e non aver avuto contatti con casi sospetti o confermati».

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