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Coronavirus, come si diventa virologi e cacciatori di epidemie

Il coronavirus li ha messi al centro dei riflettori:virologi, infettivologi, epidemiologi. Ma come si entra nel club dei massimi esperti della materia: medici da una parte, specializzati in statistica per la medicina dall’altra?

di Francesca Barbieri

Coronavirus: 10 consigli degli esperti per cercare di evitare il contagio

Il coronavirus li ha messi al centro dei riflettori:virologi, infettivologi, epidemiologi. Ma come si entra nel club dei massimi esperti della materia: medici da una parte, specializzati in statistica per la medicina dall’altra?


4' di lettura

Virologi, infettivologi, epidemiologi. Il coronavirus li ha messi al centro dei riflettori: che cos’è Covid-19? Come si trasmette? Che differenza c’è con la Sars? Siamo di fronte a un’epidemia o a una pandemia? Le domande si moltiplicano.
Ma come si entra nel club dei massimi esperti della materia: medici da una parte, specializzati in statistica per la medicina dall’altra?

Ecco, in 10 domande e risposte, la differenza tra i diversi percorsi di studio e di carriera, con i consigli del virologo Massimo Clementi e dell’epidemiologo Pierluigi Lopalco.

1) Che differenza c'è tra virologia, infettivologia ed epidemiologia?
La virologia è la disciplina che studia le caratteristiche biologiche e molecolari dei virus. «La virologia medica, in particolare, è la branca della virologia che studia i virus coinvolti nelle malattie dell’uomo - spiega Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e Virologia dell’ università Vita-Salute San Raffaele e già direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano -. L'epidemiologia invece è la disciplina che studia la distribuzione e la frequenza di eventi di rilevanza medica nella popolazione. Si avvale largamente di strumenti statistici». L’infettivologia, invece, è la scienza che cura ed esegue i trattamenti relativi alle malattie infettive.

In parole povere se la virologia ci dice quali sono le caratteristiche di un virus, l’epidemiologia ci informa su quanto è diffuso e l’infettivologia su come avviene il contagio.

2) Come si diventa virologi?
I medici virologi devono avere una specializzazione in microbiologia e virologia. Quindi dopo i 6 anni di medicina bisogna tentare l’accesso alla scuola di specializzazione in microbiologia e virologia (altri 4 anni).
I posti a disposizione sono appena una ventina in tutta Italia. Due i possibili sbocchi: da un lato la microbiologia clinica per arrivare alle diagnosi delle patologie virali; dall’altro la ricerca sui microrganismi «per testare i meccanismi di azione e di sensibilità dei virus» dice Clementi. Gli sbocchi lavorativi sono nei laboratori degli ospedali ma anche in università.

3) Le scuole di specializzazione in virologia sono solo per laureati in medicina?
No. Anche un laureato magistrale in biolologia o in biotecnologie puà candidarsi a entrare partecipando al concorso per l’area «non medica”.

4) Come si diventa infettivologo?
La strada non è molto diversa rispetto a quella del virologo: 6 anni di medicina più la scuola di specializzazione - in infettivologia - di 4 anni.

5) Qual è il percorso degli esperti di epidemie?
«In Italia - risponde Pierluigi Lopalco, ordinario di igiene e medicina preventiva all’unversità di Pisa - non esiste il titolo di epidemiologo, la specializzazione in igiene e medicina preventiva». Gli epidemiologi, dunque, sono in genere degli igienisti, laureati in medicina e specializzati in igiene e medicina preventiva. Ma non è detto. «L'epidemiologia: una, nessuna e centomila»: il titolo del congresso 2019 dell’Aie (Associazione italiana epidemiologia) rende bene l’idea dell’eterogeneità dell'approccio epidemiologico che può di fatto rivolgersi a molteplici interlocutori ma che, per poterlo fare, deve avere un linguaggio che sia comprensibile e possa orientare le scelte, altrimenti rischia di essere inefficace.

6) Esistono altre specializzazioni per diventare epidemiologi?
«I laureati in medicina possono scegliere la specializzazione in statistica medica - risponde Lopalco - ma anche iscriversi a master post laurea in statistica».

7) La laurea in statistica può essere utile?
Ai laureati triennali in statistica non è vietato di scegliere una un percorso di studio per approfondire le tematiche bio-sanitarie, dalla biostatistica e della statistica applicata in ambito sanitario.

8) C'è interesse da parte dei giovani per queste specializzazioni?
«C'è certamente interesse - risponde Clementi -. Tuttavia, mentre i posti per Igiene offerti nel concorso nazionale sono in numero sufficiente, è stato ridotto nel tempo quello per le scuole di Microbiologia e Virologia».

9) Quali consigli per un giovane che inizia gli studi per diventare virologo?
«Consiglio di studiare bene medicina e chirurgia in modo da avere una solida preparazione di base - risponde Clementi -, affrontare con serietà una buona scuola di specializzazione (informandosi sulla sua reputazione in virologia medica), durante la quale fare un'esperienza in un laboratorio estero per almeno 1 anno, infine cercare di svolgere la propria attività lavorativa in una struttura qualificata.

10) Quali consigli invece per chi vuole specializzarsi nello studio delle epidemia?

«Se parliamo di un epidemiologo che si interessa di malattie infettive - risponde Lopalco -, certamente iscriversi a medicina e chirurgia e seguire il percorso con specializzazione in Igiene o Malattie infettive. Poi si può approfondire con un corso o un master. Ce ne sono di ottimi sia in Italia che all'estero.
Segnalo anche la possibilità per chi volesse fare una formazione europea, il programma Epiet (training in epidemiologia di campo) proprio dedicato all’indagine delle epidemie.

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