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Coronavirus, mercati nervosi. Come andrà la riapertura di Piazza Affari

L’impatto maggiore sulle azioni di titoli industriali e delle società esportatrici in generale. Utilites difensive. Spread protetto dalla Bce, ma reattivo al peggioramento dei conti pubblici.

di Marzia Redaelli


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(Imagoeconomica)

4' di lettura

L’esplosione dei contagiati da coronavirus in Italia nel fine settimana minaccia Piazza Affari, tanto che secondo fonti autorevoli la Consob monitorerà la situazione, pronta a sospendere le contrattazioni in caso di speculazioni al ribasso, non potendolo chiudere d'autorità (spetta alla protezione civile) .

Già venerdì il listino milanese aveva risentito del calo generale dei mercati azionari per l’aumento dei casi fuori dalla Cina. Le prese di beneficio, tuttavia, non hanno sorpreso, visto che molti indici avevano appena toccato nuovi massimi storici a dispetto di tutte le incertezze che gravano ancora sulle borse, dalla Brexit agli accordi commerciali internazionali.

Anche il Ftse Mib di Milano aveva sorpassato i 25.000 punti solamente da qualche giorno, un livello più raggiunto dallo scoppio della crisi dei mutui del 2008, ma ancora lontano dai fasti della bolla tecnologica del 2000, quando valeva quasi il doppio.

Ora il traguardo appare una vittoria di Pirro. Molte società, infatti, subiranno un calo dei ricavi e non sappiamo per quanto tempo ancora il virus intralcerà l’economia globale. Un’occasione ghiotta, dunque, per accentuare i realizzi. Soprattutto per gli investitori professionali che devono capitalizzare i risultati, in un anno che si presenta molto più volatile dello scorso. «Con i mercati sui massimi - afferma Domenico Paolini, responsabile del Wealth Management di Banca Galileo - abbiamo ridotto l’esposizione su attività di rischio coprendoci con contratti derivati, anche perché la situazione al rialzo ci sembrava esasperata. Siamo un po’ più liquidi, ma è una mossa tattica. Nelle prossime settimane si vedrà qual è il reale impatto economico del coronavirus. In altre situazioni simili, per esempio la Sars, gli effetti sono stati temporanei e poi l’attività è ripresa. Il fattore positivo è che alcuni Governi potrebbero essere incentivati a dare ulteriore supporto, Cina in primis».

Ai risparmiatori, nei momenti di concitazione come questo, si raccomanda sempre di muoveri con prudenza. Chi imposta un portafoglio con obiettivi di lungo periodo e con criteri prudenziali non dovrebbe muoversi in modo concitato e vendere ai primi allarmi.

Però non è neppure tempo per sentirsi degli squali della finanza e buttarsi sui parterre come di fronte all’occasione della vita. A maggior ragione perché la compiacenza ha sbilanciato in modo pericoloso i capitali su posizioni al rialzo.

I gestori diventano più cauti e considerano l’aggravamento della situazione in Italia un fattore spartiacque per il 2020 delle borse. Il fatto che i tempi di controllo della malattia e gli strascichi nel mondo reale siano tutti da quantificare, è il motivo che induce a riconsiderare il valore relativo delle attività finanziarie. «La liquidità è il bene più prezioso adesso - commenta Fabrizio Fiorini, responsabile degli investimenti di Pramerica Sgr -. Finché non si hanno più informazioni, è sbagliato dare per scontato che tutto andrà bene sui mercati. Alla riapertura lunedì mi aspetto un calo iniziale tra l’1% e il 2%. La reazione potrebbe anche essere più scomposta, perché altrettanto anomali sono stati i continui acquisti alle prime notizie di coronavirus».

Le imprese italiane hanno una forte vocazione all’export e potrebbero subire un taglio degli ordini sia per via della riduzione dei consumi interni, sia per il rallentamento internazionale. «Peggio sarebbe - continua Fiorini - se i ribassi azionari fossero molto contenuti, perché si trascurerebbero i rischi. Probabilmente tra qualche mese la situazione sarà sotto controllo, ma il nodo da sciogliere è la crisi di fiducia tra i consumatori e nel sistema produttivo e le banche centrali non possono fare molto, anche abbassando i tassi, perché la perdita di fatturato non si recupera in fretta».

A Piazza Affari potrebbero patire un po’ tutte le società, in primis gli industriali, mentre le utilities che danno dividendi e sono considerate titoli difensivi dovrebbero tenere di più. «Se le vendite non dovessero partire già lunedì, temo che accada mercoledì o giovedì. Meglio avere oro, titoli di Stato o obbligazioni di aziende con strutture finanziarie solide, adatte a resistere alle difficoltà».

Anche i titoli di Stato italiani vengono da un periodo di totale consenso: le sottoscrizioni in asta hanno premiato anche le scadenze più lunghe e in borsa il rialzo delle quotazioni ha spinto il rendimento della durata decennale sotto l’1%. Merito dei rendimenti allettanti, che non trovano pari tra le emissioni degli altri paesi sviluppati (tranne che quelli statunitensi, ma per motivi opposti, cioè la crescita buona e i tassi di interesse più alti). L’impatto temuto dell’epidemia virale, però, potrebbe tornare a gravare sul debito pubblico.

«Per l’economia italiana già debole il coronavirus non ci voleva ed è una sberla - commenta Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners -; gli ammortizzatori sociali costeranno di più e il gettito fiscale potrebbe diminuire. Però . Nella fase iniziale il mercato dovrebbe tenere perché l’avversione si scaricherà di più sulle attività rischiose, mentre lo spread reagirà più in là, con segnali di peggioramento serio dei dati macroeconomici e di finanza pubblica. Non mi aspetto, comunque, una deriva come nel 2011, perché ci sono meccanismi di protezione che allora non c’erano».

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