CommentoPromuove idee e trae conclusioni basate sull'interpretazione di fatti e dati da parte dell'autore.Scopri di piùL’emergenza percepita

Coronavirus da #milanononsiferma a #iorestoacasa: i 10 giorni che sconvolsero il nostro mondo

Dal panico per il paziente 1 alla minimizzazione, fino all’ansia post decreto 8 marzo. Un brutto sogno dal quale speriamo di svegliarci presto, ma dobbiamo fare la nostra parte

di Francesco Prisco

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A Milano piazza Duomo deserta per l’emergenza coronavirus (Ansa)

Dal panico per il paziente 1 alla minimizzazione, fino all’ansia post decreto 8 marzo. Un brutto sogno dal quale speriamo di svegliarci presto, ma dobbiamo fare la nostra parte


3' di lettura

«La rivoluzione non è un pranzo di gala», diceva quello che, dopo Confucio, è stato il cinese più influente della storia. L’Italia è da sempre un meraviglioso mondo all’incontrario e così, per paradosso, quaggiù la rivoluzione potrebbe addirittura avere il colore, l’odore e il sapore dell’aperitivo. In dieci giorni ci è cambiato praticamente tutto, siamo passati dall’hashtag #milanononsiferma (27 febbraio) a #iorestoacasa (8 marzo). Un brutto sogno dal quale speriamo di svegliarci al più presto.

I giorni del panico
Lo abbiamo detto in più circostanze: viviamo strani giorni e, quando qualcuno sarà chiamato a scriverne la storia, dovrà innanzitutto distinguere tra emergenza ed emergenza percepita. Laddove la seconda - malgrado le apparenze - ha un ruolo non meno importante della prima, perché può influirvi direttamente. Il brutto sogno del coronavirus è cominciato venerdì 21 febbraio, quando è venuto alla luce il paziente 1 italiano. Panico per alcuni giorni, in coincidenza con la diffusione delle notizie sui focolai del basso Lodigiano e di Vo’ Euganeo, i primi morti, la chiusura delle zone rosse, poi una fase di graduale «normalizzazione». Perché l’Italia funziona un po’ così: il primo giorno è allarme, il secondo corriamo ai ripari, il terzo ci stiamo organizzando ma al quarto ci siamo tutti belli che rotti le scatole e vorremmo tornare al mondo com’era prima. Quello in cui al mattino produci, alla sera ti metti in fila per l’aperitivo.

I giorni di #milanononsiferma
E così i giorni dell’allerta, dell’«aveva ragione Burioni, del «diamo ragione a Brusaferro» e di Fontana che si mette la mascherina lasciano il posto alla campagna #milanononsiferma, voluta dal sindaco Giuseppe Sala, al segretario del Pd Nicola Zingaretti che fa l’aperitivo per le strade del capoluogo lombardo e delle proteste della filiera degli eventi per l’impatto della serrata sull’economia di settore. L’emergenza, secondo la nuova vulgata, diventa addirittura prodotto di allarmismo mediatico.

I giorni di #iorestoacasa
La sbornia dura poco: basta l’incremento esponenziale di contagi e decessi a far sì che il registro cambi radicalmente, tra lo stesso Zingaretti che si ammala e l’incredibile notte tra il 7 e l’8 marzo che partorisce il nuovo decreto sulla zona arancione, i cui contenuti si diffondono sul web prima ancora del varo, spingendo migliaia di meridionali residenti al Nord a salire sul primo treno verso Sud. Hai voglia a dire niente panico, mentre limiti gli spostamenti sul territorio nazionale e blocchi tutte le attività. Ed eccola cambiare ancora una volta la narrazione dell’emergenza: il nuovo hashtag è #iorestoacasa, quello della campagna fortemente voluta dal Mibact e condivisa da illustri personaggi del mondo dello spettacolo - tra gli altri Jovanotti, Fiorello, Paolo Sorrentino - e istituzioni museali come Uffizi, Colosseo e Scavi di Pompei.

Se pure la Serie A si ferma
Per capire l’entità della questione: si ragiona di stop al campionato di Serie A, roba che solo in caso di guerra si è verificata prima d’ora. La speranza è che la nuova consapevolezza inverta finalmente il trend dell’epidemia. Perché, se da questo brutto sogno vogliamo una buona volta svegliarci, dobbiamo tutti quanti essere pronti a fare la nostra piccola parte. Perché dobbiamo essere capaci di dire no oggi, per tornare a dire sì domani. Perché, come diceva quello che probabilmente è il più grande Poeta del Novecento, «voglio vivere in una città/ dove all’ora dell’aperitivo/ non ci siano spargimenti di sangue/ o di detersivo».

PER APPROFONDIRE:
Asse Lega-Ong per una nuova antologia del surrealismo
Coronavirus e altri esperimenti finiti male (tipo la riforma del Titolo V)

Riproduzione riservata ©
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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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