L’intervista

Coronavirus, Mulè: «Vaccinare ovunque, centri mobili in grado di raggiungere l’Italia da Nord a Sud»

Per il sottosegretario alla Difesa l’imperativo nella campagna vaccinale anti-Covid è raggiungere rapidamente le 500mila vaccinazioni al giorno

di Nicoletta Cottone

Coronavirus, Mulé: «Vaccinare ovunque, chi è in grado di farlo deve essere messo in trincea»

3' di lettura

Vaccinare ovunque. E utilizzare anche i centri vaccinali mobili, in grado di raggiungere i luoghi più isolati, da Nord a Sud. Per il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè l’imperativo nella campagna vaccinale anti-Covid è raggiungere rapidamente le 500mila vaccinazioni al giorno. Una campagna vaccinale che va avanti fra accelerate e frenate, legate al problema dell’approvvigionamento dei vaccini. Con una Pasqua che ha registrato una frenata e qualche disguido. E 1,5 milioni di dosi Pfizer in arrivo, prima consegna di vaccini del mese di aprile, che entro la giornata il 7 aprile raggiungeranno le regioni, come hanno reso noto gli uffici del commissario straordinario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo.

Il principale problema è l'approvvigionamento. Sono previsti altri arrivi?

«Intanto a Pasqua il governo ha mantenuto l’impegno di ricevere entro il weekend di Pasqua quei 3 milioni di dosi che sono state distribuite prima di Pasqua. Quindi le regioni hanno e avevano fieno in cascina, munizioni, per fare i vaccini. E attualmente, quindi dopo le festività di Pasqua, ci sono oltre 2 milioni di dosi che possono essere iniettate».

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Pensate di raggiungere in tempi brevi l’obiettivo di vaccinare 500mila persone al giorno?

«É un imperativo che tutti insieme dobbiamo raggiungere. Non soltanto la Difesa o il commissario straordinario, ma il sistema Paese. Questo va toccato già entro la fine di aprile, dopodiché va mantenuto nel proseguio dei mesi, per arrivare a fine settembre a quell’immunità di gregge auspicata e inseguita da tutti»

Cosa è cambiato nella gestione dell'emergenza con l’arrivo di un militare con una grande esperienza logistica come il generale Figliuolo?

«Non c’è un uomo solo al comando, ma c’è una squadra che ha nel generale Figliuolo il soggetto che ci fa stare tutti dietro di lui. Ed è un sistema paese nel quale la Difesa, le Forze armate, il Comando operativo interforze, la Protezione civile e il ministero dell’Interno giocano tutti la stessa partita, insieme alle regioni e agli enti locali. É cambiato proprio lo spirito di quello che non è un regime di concorrenza con le regioni, ma un regime in cui siamo tutti concorrenti per raggiungere un risultato».

A Venezia è stato varato un vaporetto ambulatorio per vaccinare nelle isole. Come contate di raggiungere i luoghi più isolati?

«In questo il sistema delle Forze armate, della Difesa, ha uno straordinario dispositivo, quello degli ex drive through, i centri che servivano per fare i tamponi. Sono stati convertiti e sono dei centri vaccinali mobili. Ne abbiamo fino a 200: in questo momento ne sono impiegati 109 sul territorio nazionale. Come funzionano? Sono dei centri rapidissimi che tra 24-72 ore sono in grado di raggiungere qualsiasi centro. Basta che le regioni, le Asl chiamino la struttura del commissario straordinario e in quel tempo raggiungiamo già adesso tutta Italia, da Nord a Sud».

Quindi si vaccinerà ovunque?

«Si deve vaccinare ovunque e chiunque è in grado di vaccinare , come stiamo facendo, deve essere messo in trincea, in prima linea, a vaccinare. Viceversa non usciremo da quella che oltre a essere un’emergenza sanitaria è già un’emergenza sociale».

I sistemi di prenotazione dei vaccini in qualche regione hanno vacillato. Cosa si sta facendo per rendere tutti i sistemi efficienti nelle regioni?

«Questo è un compito che appartiene alle regioni. Da parte della struttura centrale ci sono caldi suggerimenti. Dove, come ad esempio in Lombardia, ci si è accorti che non funzionava quel sistema, si è supplito con il centro delle Poste, che ha rimesso in moto la macchina. Faccio l’esempio del parco Trenno di Milano, dove ero ieri: noi abbiano quattro corsie per vaccinare, ma ne possiamo dispiegare fino a 14. Così come a Roma alla Cecchignola abbiamo 30 postazioni. Noi abbiamo una struttura logistica che è in grado di dare risposte rispetto ai milioni di dosi che già oggi sono stivate nei vari centri in tutta Italia. Le regioni non devono avere la sindrome dell’alunno impreparato, ma laddove ci sono problemi devono soltanto chiedere aiuto per quel regime di concorrenza, non di inseguimento, nel raggiungere il risultato. Laddove siamo chiamati, siamo in grado di dare risposte a tutte le regioni».

Il paese sta affrontando una crisi sanitaria ed economica senza precedenti. Quando è ipotizzabile un ritorno alla normalità?

«La delegazione di Forza Italia ha chiesto con forza al governo di non chiudere tutto sine die. E quindi dalla metà di aprile ci sarà il cosiddetto tagliando per le regioni virtuose, che saranno quelle in grado dal punto di vista dei vaccini e della curva epidemiologica di garantire una sicurezza ai cittadini. Queste regioni non saranno più necessariamente in zona rossa o arancione, ma immediatamente potranno accedere alla zona gialla o auspicabilmente alla zona bianca. Più gente vacciniamo, più in fretta lo facciamo, prima si raggiunge questo risultato».


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