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Coronavirus, una nave ospedale nei piani della Marina Militare: ecco tutti i dettagli del progetto

Il progetto allo studio della Marina Militare rappresenterebbe una riserva di spinta per il sistema sanitario nazionale impegnato nella lotta contro il Covid-19

di Celestina Dominelli

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Il progetto allo studio della Marina Militare rappresenterebbe una riserva di spinta per il sistema sanitario nazionale impegnato nella lotta contro il Covid-19


2' di lettura

Una nuova nave con capacità ospedale di supporto nella lotta contro il Covid-19. È il progetto allo studio della Marina Militare Italiana come ha spiegato, di recente, anche il capo di Stato maggiore Giuseppe Cavo Dragone, nel corso di un’audizione davanti alla commissione Difesa della Camera illustrando i contenuti del piano a lungo termine 2019-2034 che rappresenta la minima capacità navale per assolvere i compiti futuri. «In questo periodo - ha spiegato l’ammiraglio di squadra - abbiamo anche raccolto molti insegnamenti che ci hanno permesso di sviluppare nuove esigenze operative, come quella per realizzare una nuova nave con capacità ospedale e definire il requisito per ospedali modulari dislocabili a mezzo nave, attraverso moduli containerizzati con capacità di triage, terapia e sub-intensiva».

La possibile soluzione per il finanziamento del progetto

Il progetto, che dovrebbe nascere in un contesto interministeriale, è ancora agli albori, ma Cavo Dragone ha spiegato che la soluzione, già adottata per la nuova nave idro-oceanografica maggiore (Niom) destinata a rimpiazzare la vecchia unità Magnaghi, che ha visto scendere in campo la Banca Europea per gli investimenti per il finanziamento dell’acquisizione, potrebbe essere adottata anche la nuova nave ospedale che la Marina Militare si occuperà di gestire e manutenere, mentre il personale sanitario dovrà essere fornito dall’esterno.

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Bono (Fincantieri): la nave assolverebbe anche scopi militari e civili

Ma quali saranno le caratteristiche della nuova unità? Qualche indicazione sul disegno della nave sono state fornite anche da quello che sarà, con molta probabilità, anche il gruppo incaricato di realizzarla, vale a dire Fincantieri. Il suo numero uno, Giuseppe Bono, intervenendo qualche settimana fa davanti alla Commissione Difesa della Camera, nel corso di un’audizione, ha spiegato che la nave assolverebbe anche scopi militari e civili, in piena corrispondenza con quanto realmente accade nel mondo oggi e continuerà ad esistere nel medio termine.

Una riserva di spinta per il sistema sanitario nazionale

L’ad di Fincantieri ha evidenziato altresì quanto risulterebbe importante poter disporre di assetto sanitario significativo e di pronto dispiegamento che garantirebbe anche al sistema sanitario nazionale una “riserva di spinta” strategica da poter dislocare, dove più opportuno, lungo gli 8mila chilometri di costa italiana. Il fatto, poi, ha precisato ancora Bono, che nessuna nazione disponga di tale capacità e che tutte le navi ospedale attualmente in servizio nel mondo, risultano vecchie e prossime alla radiazione, «conferirebbe una straordinaria valenza internazionale all’Italia, paese come noto centrale nel Mediterraneo, dove sarebbe l’unica nazione a disporre di questo assetto pregiato».

Il modello di “Nave Italia”

La Marina Militare si incaricherebbe, come detto, di fornire il supporto necessario per condurre la nave e garantirne la manutenzione, mentre la parte sanitaria dovrebbe essere assicurata dall’esterno. Il modello, spiegano dalla Marina, potrebbe essere quello già adottato per “Nave Italia” della fondazione “Tender to Nave Italia”, la onlus costituita dalla stessa Marina e dallo Yacht Club Italiano che si occupa della forrmazione di persone con disagi fisici, psichici o sociali attraverso le cosiddette “crociere della solidarietà”. Un esempio virtuoso di sinergia tra la Marina e un’organizzazione esterna che potrebbe essere replicato per garantire il pieno funzionamento della futura nave ospedale.

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